Lettere

Non dimentichiamo “il giusto” Marrone

Leggo la lettera inviata dal dirigente del Pd varesino Roberto Molinari a cui desidero rispondere con franchezza e profonda amarezza nel rispetto delle sue legittime attese.

Caro Molinari. ma quale “Giardino dei Giusti” sarà mai possibile in questa città dalla memoria corta se non cortissima che, nella “Giornata della Memoria”, ha dimenticato Calogero Marrone e Anna Sala, i due “Giusti fra le Nazioni” che Varese può vantare? Non un fiore, non una parola, non un momento di riflessione pubblica per questi due varesini che, nella tempesta dell’occupazione nazifascista, aiutarono concretamente gli ebrei e gli antifascisti a mettersi in salvo.

L’11 aprile 2013 quando la delegata dell’Ambasciata di Israele in Roma ha consegnato alla signora Daniela Marrone, nipote del grande nonno, il diploma con la massima onorificenza civile dello Stato di Israele, il Comune di Varese, per bocca del suo segretario generale, ai margini della cerimonia, mi aveva promesso che la targhetta nell’area Cagna intitolata a Marrone sarebbe stata certamente corretta e integrata. Avevo manifestato infatti il mio stupore per un testo nel quale non comparivano mai le parole fascista, nazista, ebreo. Una targa in fondo anonima per un passante ignaro della tragedia. Una dicitura che poteva alimentare il dubbio della volontà di scolorire nel generico l’attività del caduto nel lager di Dachau il 15 febbraio 1945.

Calogero Marrone si era speso per un ideale. Calogero Marrone era in stretto contatto con la rete agrigentina (lui di Favara) che faceva capo a Salvatore Di Benedetto, responsabile della cellula del Pci clandestino di Milano, allo scrittore Elio Vittorini ospite di Ginetta Varisco, sua futura moglie, nella villa alla 7a Cappella del Sacro Monte, all’ingegner Alfonso Montuoro, sfollato con la moglie a Varese, poi arrestato dalle SS e gassato ad Auschwitz.

Ebbene é trascorso dall’aprile 2013 quasi un anno e la targa al giardinetto Cagna, luogo peraltro marginale, senza numeri civici, lontano alla vista dei più, con la stupefacente iscrizione “Giusto fra i Giusti” (sigla misteriosa mai riconosciuta ufficialmente dallo Stato di Israele) è ancora al proprio posto.

Chiedevo, in occasione della concessione del riconoscimento “Giusto fra le Nazioni” che fra poco sarà onorato a Gerusalemme nel Tempio dell’Olocausto dello Yad Vashem con la posa della fotografia di Calogero Marrone accanto ai volti delle migliaia di uomini e donne del mondo che soccorsero “i fratelli ebrei”, che il Comune di Varese compisse un atto “forte”.

Onorando Calogero Marrone in modo “più visibile”, intitolasse al suo nome l’attuale via padre Reginaldo Giuliani (che collega viale Monte Rosa, all’altezza della sede del PD, a viale 25 aprile). Quella via, proprio in Città Studi, fu voluta dall’allora Podestà Domenico Castelletti (quello, guarda caso, che “consegnò” Marrone ai tedeschi il 31 dicembre 1943 in attesa che un’indagine amministrativa accertasse le sue eventuali responsabilità nella distribuzione di carte d’identità in bianco) in memoria di uno dei più fanatici cappellani militari fascisti al seguito delle truppe di Mussolini nell’aggressione al libero popolo etiopico, caduto sul Tembien il 21 gennaio 1935 e celebrato dal regime come uno dei suoi eroi più popolari. Via Giuliani è la sola via intitolata a un fascista (se non sbaglio) che esista tuttora a Varese. Sarebbe molto signficativo che quella via portasse il nome di Marrone, campione di libertà contro il campione della violenza prevaricatrice.

La speranza, caro Molinari, è molto tenue (ciò non vuol dire che ti debba arrendere nella tua legittima battaglia civile) sol se si pensi che il Comune di Varese ha inanellato in questi ultimi anni iniziative a dir poco sconcertanti, dalla conferma della cittadinanza onoraria attribuita a suo tempo a Mussolini, al cippo in Città Studi al repubblichino Giovanni Gentile, alla targa al Colle Campigli per le vittime civili dei bombardamenti Alleati che, distruggendo la Avio Macchi il 30 aprile 1944, fecero cessare la produzione dei “caccia” Saetta e Veltro per l’aviazione del Reich e della Rsi, alla Sala Montanari concessa per un comizio il 14 dicembre scorso al leader del “Fronte Nazionale”, Adriano Tilgher, al rifiuto di onorare Garibaldi nel 150° dell’unità d’Italia con motivazioni pretestuose quando non offensive per la Storia.

Cordialmente,

Franco Giannantoni

29 gennaio 2014
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi