Lettere

Giardino dei giusti a Varese

Oggi è il “giorno della memoria”, è il giorno in cui ricordiamo i morti provocati dall’ immensa follia umana. Uomini contro uomini, donne contro donne. Quando la memoria ritorna a quei giorni, ancora oggi ci si chiede come sia mai stato possibile che persone normali, uomini e donne comuni, banalmente comuni, si siano trasformati in carnefici efficienti. Ci sono immagini di allora che sono pubblicate sui giornali, mandate in onda o rintracciate nei siti online in queste ore.

L’immagine della commessa sorridente che, a Roma o a Milano, espone il cartello “negozio ariano”. Le foto della notte dei “cristalli” nella Germania nazista. L’immagine del capitano delle SS che col frustino alza il mento di una povera donna anziana. La foto del bambino con le braccia alzate.

Sono tutte immagini che pongono una perenne domanda. Come è stato possibile che in nazioni che hanno insegnato al mondo la civiltà, la cultura siano potuti accadere simili fatti. Come è mai potuto accadere che persone comuni girassero lo sguardo e facessero finta di niente, nel migliore dei casi, o addirittura divenissero complici entusiasti dell’Olocausto.

Sono domande che rimarranno sempre senza risposta perché non hanno risposta. “E’ la banalità del male”. Così come, dopo la shoà, una domanda attraversò le coscienze dei credenti “ dove era Dio di fronte allo sterminio dei suoi figli?”

“Chi salva una vita, salva l’umanità intera” recita il Talmud. A Gerusalemme, allo Yad Vashem, il memoriale in terra d’Israele a perenne ricordo della tragedia, il cui nome significa appunto “un memoriale e un nome”, ( Isaia 56,5, dove Dio dice, “concederò nella mia casa e dentro le mie mura un memoriale e un nome … darò loro un nome eterno che non sarà mai cancellato” ), c’è un angolo riservato, è il “Giardino dei Giusti”. Lì un albero ricorda chi “gentile” salvò una vita ebrea dallo sterminio programmato. Lì c’è il riscatto dell’umanità. Lì c’è il nome di chi non volse lo sguardo da un’altra parte e, a rischio della vita, tese la mano ai nostri “fratelli maggiori”.

“Il giardino dei Giusti” è anch’esso un monito alle generazioni future. Dal male può nascere il bene. C’è sempre la possibilità di scegliere. Qualcuno lo fece, altri no.

Ho sempre pensato che fosse importante avere anche qui a Varese un luogo dove ripetere l’esperienza del “Giardino dei Giusti”. A Varese la città di Calogero Marrone. Proprio come monito e come luogo dal senso visivamente educativo. L’ho proposto diverse volte nei miei dieci anni di consigliere comunale. Più volte ci siamo andati vicino a vedere realizzato il progetto. Poi, un giorno per caso, ho scoperto che l’Amministrazione aveva deciso di mettere una targa in un terreno comunale dandogli il nome “Giardino dei Giusti”. Senza poi tanta pubblicità tant’è che non so quanti varesini lo sanno. Non voglio fare polemica con nessuno, ma forse Varese meriterebbe veramente un luogo non nascosto dove ricordare i “Giusti tra le nazioni”, sarebbe un bel segno, il segno di una città che sa guardare avanti, imparando da chi, venuto prima, ha testimoniato che ci si può comportare diversamente anche quando tutto lo sconsiglia salvo il senso di umanità che fa dell’uomo un essere con coscienza, la stessa che si perse, ma che fu ritrovata grazie ai “giusti”.

Roberto Molinari

Direzione Provinciale PD Varese

27 gennaio 2014
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