Musica

Ci ha lasciati Claudio Abbado, l’ultimo grande re del podio

Il maestro Claudio Abbado

Il maestro Claudio Abbado

Con la morte di Claudio Abbado, avvenuta questa mattina a Bologna, si chiude l’epoca “d’oro” di quei direttori di scuola italiana consapevoli nell’affrontare il più ampio repertorio non solo melodrammatico. Dopo Sinopoli, o, meglio, accanto a questi, Claudio Abbado ha rappresentato il rigore per lo studio e l’amore per l’approfondimento delle poetiche in campo musicale, tanto sinfonico, quanto operistico.

Resta, ora, di questa grande scuola, e ci auguriamo per molti anni a venire, Riccardo Muti, più giovane di qualche anno di Abbado, ma attivo negli stessi anni nei quali il primo proponeva con incisività un “sentire nuovo” del repertorio classico.

La pulizia formale, il suono adamantino, l’asciuttezza del “discorso” musicale, privo di ridondanze, nella migliore tradizione indicata da Toscanini, fanno di Abbado un re del podio. Un re che, però, manteneva una diretta comunicazione con i musicisti e con il pubblico, capace di rendere l’impalpabilità della musica quasi una vaporosa presenza, ricca di colori, di particolari, che componevano un affresco sempre luminoso, adamantino, dai tratti vigorosi e chiari.

Maestro in evoluzione, tra l’altro, Abbado come ci attestano le registrazioni di quei capolavori più volte affrontati durante la carriera e licenziati al disco a distanza di molti anni, un paio di volte, come, ad esempio, l’integrale delle sinfonie di Beethoven. Bastino, poi, gli esiti eccezionali nel sapere valorizzare la tavolozza di colori e di inflessioni della difficilissima partitura del “Falstaff” verdiano, o il mutevole linguaggio di Mahler, il proteiforme dettato di Wagner, le avanguardie del Novecento, rappresentate da Nono, Maderna, Dallapiccola.

Quando mancano uomini di tale tempra, si è tutti più tristi, perché essi sono l’attestazione di quali bellezze ed altezze l’uomo sia capace, di che potere abbia l’Arte su tutti noi, di quanto la cultura non sia semplicemente un “processo ingessato”, ma un’integrazione perfetta nel tessuto quotidiano.

Ed Abbado, sovente, prese parte direttamente all’aspetto “sociale” di questo “quotidiano”: ad esempio, negli ultimi anni, con le battaglie per il verde a Milano, ponendo quale “conditio sine qua non” per il suo ritorno nel capoluogo lombardo non un cachet personale, ma l’innesto di nuove piante nel numero da lui indicato tra il poco verde dei parchi della città meneghina.

Il 30 agosto dello scorso anno era stato nominato senatore a vita dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano – Toscanini, a suo tempo, rifiutò la carica – ma Abbado, in modo concreto, in pochi mesi, pur avendo già prospettato dubbi sulla prossima attività per motivi di salute, ne fece già pratico uso: a dicembre, infatti, aveva rinunciato allo stipendio da parlamentare, devolvendolo alla scuola di Musica di Fiesole per finanziare borse di studio.

Dieci giorni fa l’“Orchestra Mozart”, tra le ultime creature dirette dal maestro, aveva sospeso l’attività: tutti i concerti di Abbado erano stati cancellati. Questa mattina, alle 8,30, dopo 80 anni di presenza, il suo corpo ci ha lasciati. Non certo il suo spirito.

Bruno Belli

20 gennaio 2014
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3 commenti a “Ci ha lasciati Claudio Abbado, l’ultimo grande re del podio

  1. Abrigliasciolta Ombretta Diaferia il 20 gennaio 2014, ore 16:57

    oggi lo ricordo con mozart… con le parole di sciocchi che volevano “verificare i requisiti degli eletti” quando divenne senatore a vita… http://www.youtube.com/watch?v=kAURk6sm_Jc

  2. Rita Girola il 20 gennaio 2014, ore 21:09

    Belli dice bene quando, a proposito del Maestro, parla del potere dell’Arte e della cultura vissuta, praticata, e non vanamente proclamata. Abbado non ebbe mai timore di schierarsi apertamente contro l’incultura dominante. “Adamantino” è un aggettivo che, da tutti i punti di vista, ben si addice al Maestro.
    Oggi è un giorno in cui mi è impossibile allontanare lo scoramento. Resta il gelo di una solitudine senza rimedio. Un’eredità impossibile da trasmettere in tutta la sua straordinaria ricchezza.

  3. Emiliano il 20 gennaio 2014, ore 21:10

    Davvero una brutta perdita per noi e per la Musica.
    Se ne è andato un Gran Signore del podio, poco incline a divismi e virtuosismi di tanti altri, ed anzi assai schivo ed umile… colui che si meritò il posto, nel 1990, di Herbert Von Karajan a Berlino dopo la scomparsa del sommo salisburghese. E scusate se è poco.
    Lo voglio ricordare anch’io, ma giovane e baldanzoso, con un suo Bruckner (forse il compositore più adatto in tali momenti di raccoglimento e dolore) viennese: http://www.youtube.com/watch?v=GO-jErDaHOM

    Ma ora è bello saperlo in compagnia di tanti grandi colleghi musicisti e compositori che lo hanno preceduto negli anni e nei secoli: lo accoglieranno senz’altro a braccia aperte e con una “standing ovation” che lo farà arrossire.

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