Varese

Varese, Falò di Sant’Antonio, una volta si poteva trovare lo sposo o la sposa

Il momento dell'accensione del falò

Il momento dell’accensione del falò

Il grande falò che richiama ogni anno in piazza della Motta tanti varesini è il momento visivamente più suggestivo della tradizionale Festa di Sant’Antonio Abate. Anche questa volta, la sera di giovedì 16 gennaio, alle ore 21, il falò brucerà davanti alla chiesa di Sant’Antonio Abate alla Motta, un vero gioiello di Varese, sottoposta ad approfonditi restauri e a lavori di ripulitura che hanno consentito di ammirare gli affreschi della volta della navata e del coro, opera di Giovan Battista Ronchelli.

Ma dove affonda le sue radici il Falò di Sant’Antonio? E’ un’antica tradizione varesina, che ci fa andare indietro nel tempo. Durante i restauri sono state scoperte tracce di una struttura esistente prima della chiesa attuale, che iniziò ad essere realizzata nel 1593. Il protettore degli animali, Sant’Antonio abate, era un anacoreta e un asceta vissuto intorno all’anno 200 in Egitto. Il santo è rappresentato con un maialino ai piedi, che lo distingue dal più famoso Sant’Antonio da Padova e lo fa chiamare “Sant’Antoni del purscell”.

In Lombardia il culto di Sant’Antonio Abate è molto diffuso e spesso accompagnato da Falò: il fuoco è simbolo di purificazione e la cenere di fecondità. Forse si tratta addirittura di usanze che fanno arrivare fino ai Celti.

Molto rinomata a Varese la tradizione che collega il grande Falò alla ricerca dello sposo o della sposa da parte dei giovani. Non solo: si può esprimere un desiderio, scriverlo su un bigliettino, gettarlo tra le fiamme e attendere che si avveri. Un rito antico che si ripeterà ancora una volta nelle ore che precederanno l’accensione del falò da parte delle autorità civili e religiose.

15 gennaio 2014
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