Lettere

Renzi che pensa dell’Europa?

Tra una battuta e l’altra, tra un panino e un altro – non proprio a prezzi popolari -, un grande tema sembra essere assente, fino ad ora, nell’agenda del nuovo segretario nazionale del PD. Premetto. Credo che la luna di miele di Renzi con il popolo del centrosinistra sia legittima e meritevole.

Il neo segretario ha avuto la capacità di colpire l’immaginario collettivo con un cambio di stile rispetto ai predecessori. Ha dato un segno decisionista. Ha posto al centro del dibattito tre questioni ( legge elettorale, abolizione Bossi/Fini e diritti civili ) ritenute qualificanti e ha proposto un nuovo pacchetto di interventi per il lavoro (job act).

Se, in breve, poi, ottenesse la riforma elettorale coglierebbe due risultati importantissimi. Avrebbe nelle sue mani la durata del governo Letta ( decide lui quando farlo cadere ) perché sarebbero venuti meno tutti gli alibi di rinvio delle elezioni imputabili ad una legge ( il porcellum ) che consegna all’instabilità e a governi di coalizione permanente e, secondo, avrebbe l’arma per “imporre” a riottosi alleati la realizzazione del “suo” programma.

Partendo da questo quadro, però, c’è qualcosa che non è ancora emerso nell’orizzonte politico di Renzi. L’Europa e le prossime elezioni europee. Oggi c’è un fantasma che si aggira per il “vecchio continente”, la possibilità che il futuro parlamento sia a maggioranza composto da forze nazionaliste, euroscettiche e antieuropee.

Certo, non che in questi anni, dalla Merkel in giù, si sia fatto molto per non alimentare ogni forma di risentimento, anzi. La crisi economica e il modo come questa è stata affrontata dai burocrati di Bruxelles ha dato l’impressione non solo di una perdita di potere decisionale dei governi nazionali ( questo non è necessariamente un fatto negativo ), ma anche di una totale insensibilità di fronte alle immani sofferenze imposte ai ceti popolari oltre che di un’Europa attenta solo alla applicazione puntigliosa delle regole, delle norme e dei vincoli in disprezzo di ogni solidarietà e attenzione sociale.

Oggi, il PD, non si può certo permettere di essere antieuropeo. Se si vuole salvare l’euro e costruire un’altra Europa occorre, soprattutto, da parte anche del nuovo segretario un “discorso pubblico” capace di parlare al popolo del PD e alle opinioni pubbliche e questo perché l’unico freno ai populismi, anche di casa nostra, è riconoscere gli errori di costruzione partiti da trattati come quello di Maastricht e proporre una unione politica dell’Europa e un euro fatto non solo di regole, ma di solidarietà così come era stato all’origine del progetto di Adenauer, Schumann e De Gasperi, tre cattolici in grado di “pensare” in tedesco.

Non si tratta più di fare battute sregolate sullo sforare il vincolo del 3%, cosa non certo indolore e facilmente percorribile, o ridurre tutto a comunicazione. Sull’Europa e in Europa non si fanno battute, se le si fa si finisce come Berlusconi, deriso e emarginato. Dunque occorre un approccio diverso, una leadership capace di parlare alle forze di centrosinistra europee e di spingerle ad uscire dallo stallo politico in cui ci si è ficcati in questi ultimi anni. Il futuro dell’Italia si gioca non solo a Roma, ma anche a Bruxelles.

Roberto Molinari

Componente direzione P.le del PD di Varese

10 gennaio 2014
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