Varese

Varese, ripartono i Venerdì di Bruno Belli. Forse per l’ultima volta

belli“Nonostante le difficoltà, anche di tipo economico, legate alle spese vive, sono in grado di proporre la seconda parte dell’undicesima stagione de “I Venerdì di Bruno Belli”. Non so, però, lo affermo serenamente ed in modo sincero, se organizzerò la dodicesima”. Così, nell’ambito culturale, Varese, dopo aver perso “Amor di libro” ed “I Cortisonici”, probabilmente abbandonerà anche gli ormai tradizionali appuntamenti del venerdì presso Zamberletti, nel cuore cittadino.

“C’è una generale indifferenza, soprattutto da parte dell’Amministrazione comunale, verso coloro che si sono impegnati a lungo per fornire qualche alternativa nel campo socio culturale alla città – spiega Bruno Belli (nella foto) -. Varese è sta decadendo, nonostante sembrò, qualche anno fa, che rifiorisse, nel campo culturale, ma il disinteresse di chi dovrebbe tutelare le tradizioni cittadine è palese. Lo si vede anche nell’aspetto trasandato dell’arredo urbano. Non so se sia il risultato più dell’ignoranza, oppure da un’incolpevole limitatezza d’orizzonti”. Taglia corto Belli, quindi, aggiungendo che “certe doti, fuori della città, sono ancora apprezzate. Vedrò, probabilmente, di indirizzarle altrove. Qui ci sono troppa invidia e disillusione.”

Sarebbe un peccato, perché quasi 400 incontri il venerdì, circa 200 relatori, un pubblico che si aggira sulla media dei 40 cittadini non sono certo dati da sottovalutare. “Ma Varese è questa – riprende Belli -. E’ difficile lavorare ed ancor più collaborare. Ci sono le caste, i privilegi dei troppi con la puzza sotto il naso, atteggiamento deleterio per un autentico sviluppo armonico della società. Siamo poveri dentro, ora anche fuori. Mi sono chiesto più volte chi me lo faccia fare a continuare…sono un combattivo, un’idealista, un passionale, ma anche i santi perdono la pazienza, quando trovano il deserto…”

Staremo a vedere. Speriamo in un risveglio dal torpore, soprattutto da parte dell’amministrazione cittadina che dovrebbe valorizzare la risorse di casa propria.

Nel frattempo, scorriamo il trimestre tra gennaio e marzo, sebbene il calendario sia quasi completo anche per i due mesi successivi, grazie al fatto che gli ospiti “per stima reciproca, o per amicizia, intervengono, gratuitamente – afferma Belli – poiché ritengono che sia un valore portare alla gente il dibattito, il pensiero, il confronto…E’importante il sostegno, non solo a parole”.

Tutti ad ingresso libero, alle 17,30, presso la Pasticceria Angela Zamberletti, il 10 gennaio, torneranno “I Solisti ambrosiani”, per un incontro dedicato alla musica da camera di Haendel: il pubblico potrà ascoltare e conoscere il clavicordo con Tullia Pedersoli, Davide Belosio ed Enrico Barbagli. Il 17 lo stesso Belli proporrà alcuni passi, particolarmente attuali, della poesia milanese di Carlo Porta; il 24 il fisico Stefano Capra parlerà dei principi della fisica studiati nella musica, in particolare nella fisarmonica, che è anche il suo strumento, (si tratta del primo appuntamento di una serie dedicata agli strumenti a mantice, che culminerà il prossimo aprile con il restauratore e creatore di organi medievali, Walter Chinaglia).

Attualità varesina, quindi – le “bellezze” sconosciute del territorio – grazie ai giornalisti Matteo Inzaghi e Michele Mancino per un “pensatoio”, il 31 gennaio, prima della “curiosità” lacustre di Giancarlo Angeleri, che, il 7 febbraio offrirà “Musica nella provincia dei 7 (o 11 ) laghi: scoperte e rarità”.

Cadendo l’appuntamento successivo nel giorno di San Valentino, ecco la scelta di Belli per proporre un itinerario nella “Poesia erotica greca e latina”, quindi, il 21 febbraio, in collaborazione con l’“Associazione Varese per l’Italia XXVI maggio 1859”, sarà ospite il professor Antonio Orecchia, docente di Storia Contemporanea presso l’Università dell’Insubria con “La difficile unità: il Risorgimento 150 anni dopo”, ed infine, il mese di febbraio si chiuderà, il 28, con una conversazione con Mario Chiodetti per il suo bel volume “La nostra vita somigliava ad un tappeto magico”.

Marzo sarà tutto dedicato all’Arte, nelle sfaccettature di teatro, poesia, musica e pittura, con Silvia Priori, attrice e drammaturga di fama internazionale, il 4, quindi, l’11, con il soprano Antonella Romanzzi, per approfondire caratteristiche e repertorio del “soprano leggero”, il 21, giornata mondiale della poesia, con Belli per “I poeti lirici e la primavera” ed il 28, con la scrittrice Mariella Giacomelli Guidi, per l’opera del “Pittore di Monterosso”, strana figura di moderno bohémien”.

30 dicembre 2013
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27 commenti a “Varese, ripartono i Venerdì di Bruno Belli. Forse per l’ultima volta

  1. Anna il 30 dicembre 2013, ore 18:49

    Se è uno scherzo, è veramente brutto.
    Mi auguro che, entro Capodanno, leggeremo una smentita…
    Anna.

  2. Fabio il 30 dicembre 2013, ore 20:49

    Mi auguro che I Venerdì di Bruno Belli proseguano… direi che c’è già abbastanza miseria culturale in giro!

  3. Pina De Maria il 30 dicembre 2013, ore 21:10

    Io credo che si debba andare avanti perché quando un’attività funziona non ci si può arrendere. Certo i tempi sono difficili e quello che scoraggia è l’ostruzionismo di coloro che dovrebbero essere i referenti della Cultura e non i foraggiatori di intrallazzi

  4. Pina De Maria il 30 dicembre 2013, ore 21:17

    Mi è partito il commento prima che lo correggessi, ma è meglio così, perché contiene il mio pensiero su chi mortifica l’impegno del volontariato. Trovo umiliante ed ingiusto impegnarsi e vedere denigrato ogni sforzo, proprio da chi è profumatamente pagato per fare un servizio per la collettività. Ma siamo alla fine di questo anno difficile e dobbiamo pensare in positivo, magari le figuracce fatte da certi signori porteranno qualcuno a riflettere su quale sia il “corso” che la cultura varesina dovrà prendere.

  5. Roberto Gervasini il 31 dicembre 2013, ore 10:05

    Bruno Belli non è valorizzato per quanto vale e per lo stimolo continuo che procura nei piu’ svariati campi della cultura; è attento, puntuale. Giuste ed amare sono le valutazioni di Pina De Maria che ha sempre il coraggio di illustrare con chiarezza le situazioni, a differenza di altri che le stesse parole pronunciano all’orecchio dei soli amici. A volte il lavoro dei piu’ attivi in campo culturale a Varese viene perfino ostacolato o boicotatto. Sarebbe bene quindi che vari gruppi facciano rete, e parlo di Floreat, Uni3, Fidapa, Nord Sud; Varese 26 maggio 1859 , Amici della Lirica, e perchè no, anche la Famiglia Bosina, gli Amici del Sacromonte……. e Universauser di cui faccio parte trovino il modo, anche con Belli, di ricostituire qualcosa di simile alla Consulta culturale, per operare insieme su qualche iniziativa di spessore rincorrendo economie di scala, cercando poi di ricorrere il meno possibile a coloro che nel palazzo son profumatamente pagati e remano contro. Il 2014 deve essere un anno di buone iniziative comuni con Belli di nuovo agguerrito.

  6. alba rattaggi il 31 dicembre 2013, ore 10:08

    Ma non ci posso credere! sono anni che il venerdì pomeriggio seguo Belli e/o i suoi ospiti da Zamberletti, e sarei veramente dispiaciuta se tale attività cessasse. Voglio sperare che l’amico Bruno ci ripensi, sono sicura che siamo in molti ad incoraggiarlo in questo senso. Forza Bruno, non mollare!!!

  7. Marco il 31 dicembre 2013, ore 11:19

    Credo che Bruno Belli abbia sufficienti capacità, non solo culturali, per riflettere al meglio se lasciare questa sua attività definitivamente oppure no, o, magari, adoperarsi in altro modo.
    Certo, per Varese sarebbe l’ennesima sconfitta in campo culturale: non perchè manchino proposte (pur di diverso tipo e di qualità variabile, fatto non secondario, qeust’ultimo), ma perchè chi è deputato ad amministrarci non sa “distinguere” laddove puntare per progetti seri che, nel tempo, identifichino i valori del territorio.
    Belli avrà certo i suoi più che ottimi motivi – più di 10 anni, senza contare che la sua attività pubblica iniziò ben prima, indicano una nota di positiva perseveranza – ma mi spiacerebbe sapere che taluni avranno “soddisfazione” e trarranno “dileggio” da questa scelta.
    Si sa come noi esseri “umani” sappiamo essere “buoni”…

  8. giovanni Zappalà il 31 dicembre 2013, ore 11:58

    I “Venerdì di Bruno Belli”, dell’amico Bruno Belli, indipendentemente dalla loro prosecuzione o meno sono e faranno parte della storia culturale della nostra città. Anche e sopratutto è stato, sulle rovine di un precedente centro culturale, dallo stesso voluto nella sua continuità e gratuità. Lodevole mecenate caparbio nelle sue convinzioni, non al soldo di alcuno, e in ciò è stata ed è la sua forza, che mi auguro si rinnovi per continuare.

  9. a.g. il 31 dicembre 2013, ore 14:23

    Giusto: uno dei tanti problemi delle amministrazioni comunali è di non operare scelte, non decidere, sostenendo questo e non quello, schierandosi in favore di un’iniziativa rispetto ad un’altra. Questo non avviene perchè riduce il consenso. Un problema che più volte, ai salotti del Belli e altrove, ho rimarcato con forza. Le scelte, nette, vanno fatte. Saranno poi i cittadini a giudicarle, e a giudicare il politico che ne è l’autore.

  10. Rita Girola il 31 dicembre 2013, ore 16:28

    Sono sgomenta: la cultura a Varese va in pezzi come (e con) il castello di Belforte… Ho sempre ammirato la capacità di Belli di proporre argomenti originali, spunti di approfondimento inediti; stimo Belli per la sua tenacia, oltre che, naturalmente, per la sua competenza. Penso che Belli sia una risorsa per Varese e spero vivamente che l’amministrazione cittadina si decida a prenderne atto.

  11. Mirella il 31 dicembre 2013, ore 16:59

    Concordo con quanto scritto dagli altri lettori.
    Siccome ricordo che alcuni politici sono stati ospiti di Belli per un incontro su EXPO, ed i nomi sono anche in un articolo qui su VARESEREPORT, l’unico organo di informazione che era presente (vergogna, agli altri!),tanto esponenti da maggioranza, quanto di opposizione, gli allora “invitati” non hanno niente da dire – o da fare – in relazione all’ipotesi di un altro colpo di spugna sulla città?

  12. Marisa il 1 gennaio 2014, ore 17:06

    Spero che Bruno Belli si “ricreda” e continui anche con questa sua attività.
    Ad ogni modo, hanno ragione i lettori che hanno sottolineato come non si dia una serena valutazione a chi la meriti con quanto ha messo sul campo.
    Belli è uno di questi: tra l’altro veramente instancabile, da quando riuscì a fare mettere una targa che segnasse l’esatto luogo ove sorgeva il Teatro Sociale.
    Così, anche i cittadini che non conoscono bene la storia della città, girando, potranno scoprire che Varese, in passato, qualcosa seppe dire e fare anche a livello “internazionale”.

  13. Valentina M. il 2 gennaio 2014, ore 13:24

    Leggere questa notizia mi rende triste. E’ vero che Belli non ha detto che i suoi appuntamenti cesseranno, ha posto un “se”. Ma è lo stesso spiacevole vedere il decadimento, non solo culturale, di questa città, che ho dovuto abbandonare per motivi legati al mio lavoro.
    Ho avuto la fortuna di collaborare con Bruno Belli alcuni anni or sono durante la sua direzione del periodico “Thea”, altra bella rivista legata al Teatro di Varese, cancellata con un colpo di spugna.
    Con Bruno non era semplice lavorare, lo affermava lo stesso Editore, perché determinato, preciso, puntuale, pretenzioso, attento, ma possedeva la grande dote di collaborare direttamente con tutti noi, dal grafico a chi, come me, stava muovendo i primi passi nel campo del giornalismo.
    E’ vero che dirigeva un trimestrale e poteva farlo, ma rileggeva tutto direttamente; ci spronava a proposte, ricerche. Ci chiedeva di correggere direttamente, dove gli sembrava opportuno farlo, incidendo il minimo sulla forma finale del pezzo. Anche un “redazionale” diventava un approfondimento per chi aveva il compito di stenderlo.
    Poi, quando “licenziava” le pagine per andare in stampa, a tutti noi – dai grafici, ai collaboratori – inviava, per ogni numero, un’e-mail dove ci ringraziava per l’apporto, ci faceva sentire tutti uguali, anche a lui che, invece, aveva la responsabilità maggiore. Era attento anche che i pagamenti dall’editore ci pervenissero nei termini stabiliti. Se c’erano dei ritardi, chiamava l’editore, ed, in un paio di giorni, tutto era risolto…
    All’apparenza “da temersi” per la serietà, forse anche un po’ ostentata, in realtà un gran signore, sempre attento a trovare nei suoi collaboratori l’essere umano, non un mero “numero” per fare il periodico.
    Ho voluto scrivere questo perché pochi immaginano cosa stia dietro “al Belli” che consociamo tramite l’informazione e lo ritengo una nota di valore per Varese.

  14. Mariella il 2 gennaio 2014, ore 16:44

    Rifacendomi a quanto scrive @Mirella, me lo chiedo anch’io.
    Nella stagione in corso erano ospiti di Belli otto consiglieri comunali tra cui 2 assessori. Accettando l’invito, si suppone che ritenessero “degno” il padrone di casa della lora presenza.
    Ora tacciono – pronti, però, allora, a mettersi sotto le telecamere di fronte al pubblico.
    Cos’è l’attività di Belli per costoro: solo l’occasione diu servirsene come eventuale “cassa di risonanza”?
    E gli altri “operatori della cultura” varesini – se ce ne sono ancora agguerriti – che cosa ne pensano? Perchè questo silenzio?

  15. emiliano il 2 gennaio 2014, ore 17:04

    Dico semplicemente a Bruno Belli che per amore di se stesso, del proprio lavoro e della conoscenza… non vale la pena di dare un dispiacere così a Varese e una tale soddisfazione a questi politici da cui è utopistico avere la benchè minima considerazione e rispetto.
    Avanti, senza remore, con inalterata passione, entusiasmo e dedizione. I risultati arriveranno… e già il fatto di avere molte persone a proprio sostegno è un grande successo. Perchè è da queste ultime, le quali magari conteranno poco o nulla in ambito politico e decisionale, cui occorre fare riferimento ed ottenere attenzioni e soddisfazioni illimitate.

  16. Bruno Belli il 2 gennaio 2014, ore 21:18

    Tanti i commenti – forse troppi – e mi fanno piacere, con una nota affettuosa a Valentina (che capisco perché firmi solo con la prima lettera del cognome) per le belle parole che mi ha rivolto.

    Tre sole cose mi sento di esprimere:
    1) come scrive il direttore Giacometti, non è un dato di fatto, al momento, che non ci sia una dodicesima stagione. Certo, le prospettive non sono rosee, ma confido sempre nell’intelligenza di tutti noi, anche se qualche volta va sollecitata… Chiedo ai miei 4 lettori di non “martoriare” troppo gli uomini addetti alla politica, perché, in effetti, i tempi sono difficili, quindi possono anche esimersi dall’interessarsi delle sorti di un cittadino che cerca di “arricchire” di qualcosa a Varese (e che, se si scorrono le cronache, lo ha già fatto…)
    2) Sulle difficoltà di operare nel campo culturale nella nostra città, confermo quanto ho scritto e ribadisco che quella “puzza sotto il naso” che esiste è il freno principale per effettuare un lavoro realmente deciso e che raggiunga seri risultati.
    3)L’idea che lancia Roberto Gervasini, attivissimo personaggio varesino, appassionato “divoratore” di libri “intelligenti” (ed i risultati si vedono sulla capacità elasticissima della sua mente) è molto interessante e meriterebbe veramente attenzione.
    Ma – gli chiedo, se vorrà rispondere – non so dove potremmo trovare un coordinatore adatto ad una Consulta che avrebbe l’obbiettivo di organizzare – ad esempio – un evento articolato in più parti, tempi, aspetti, calendario (è solo un esempio).

    Ho gettato in fretta queste righe che credo Andrea Giacometti vorrà pubblicare – tra l’altro, mi complimento con lui per avere creato un giornale che funge anche da dibattito propositivo.
    Mi vorrà perdonare Gervasini se non sono riuscito ad essere completamente esaustivo.
    B.B.

  17. Roberto Gervasini il 3 gennaio 2014, ore 15:11

    Rispondo a Bruno Belli che sarà comunque costretto , anche a costo di minacce,
    ad andare avanti. coi suoi irrinunciali VENERDI. Il discorso corre avanti e si posson fare brevi considerazioni: Belli, tornando all’idea di riformare una Consulta delle associazioni, ha il vantaggio di esser al di sopra ed al di fuori di conventicole di qualsiasi natura, di aver tanti estimatori e nessun padrino e di non esser il padrino di nessuno. Andrea Giacometti, il direttore di questo giornale, con Belli come locomativa, e coordinatore potebbe esser il “motore primo ” di un’ iniziativa che dovrebbe trovare l’avvio subito, con una riunione il piu’ possibile allargata, non limitata al Comune di Varese. Ho proposto già a qualche associazione questo disegno, dettato soprattutto da sempre maggiori difficoltà economiche. La necessità di fare rete e di cercare economie di scala è sempre piu’ urgente e ad esempio, nel 2013, per le celebrazioni dell’Unità d’Italia, la collaborazione stretta tra Floreat di Ronca ed Oprandi e Varese per l’Italia di Barion e Prevosti, ha dato notevolissimo successo anche grazie al Liceo Musicale di Varese.. Le associazioni di Varese che han dato segnali di interesse sono state appunto Floret con Oprandi;, Varese per l’Italia,con Barion Associazione NORD SUD di Giuseppe Licata; Fidapa con Marisa Tavernari, Universauser con Doriana Giudici e Pina De Maria, presidente di UNI3, si è detta interessata, Le atre non sono state interpellate per ora e spero che ad una chiamata rispondano, anche solo per curiosità di sentire. Belli, allora? Lascia o raddoppia? Raddoppi, Prenda in mano il pallino e si renda protagonista, avendone le capacità e lo stile, per suonare la carica. con il suo direttore Andrea Giacometti.

  18. emiliano il 4 gennaio 2014, ore 00:33

    L’idea è ottima.
    Ma esistono Associazioni e associazioni… le prime si occupano di conoscenza e arte, le seconde spesso creano propaganda politica tramite il loro uso distorto e fazioso. Dunque prima di coinvolgere “tutti” occorre distinguere bene chi fa sul serio e chi si rende strumento a favore di idee inutili, che poco o nulla hanno a che fare con la conoscenza e la ragione (mi guardo bene dall’usare il termine “cultura” perchè ormai serve solo per sciacquarsi la bocca).
    Saluti.

  19. r.gervasini il 4 gennaio 2014, ore 11:17

    Pienamente d’accordo con @Emiliano ma alla fine, per dirla terra terra, si tratta di fare una domanda, anzi due: CHI è disposto a fare e CHE cosa. Floreat di Oprandi e Ronca e Varese per l’Italia di Barion e Prevosti e Nord Sud di Licata hanno interessi diversi e scopi diversi ma alla fine han trovato il modo di fare manifestazioni di livello insieme dividendosi le spese. Restare asserragliati nel proprio orticello, gelosi delle proprie esclusive verzure, è meno utile. Quest’anno, 2014, si è già trovato l’accordo per fare ancora meglio, allargando la partecipazione ad altre associazioni. Chi ha la stima di molti e le capacità organizzative e la voglia. prenda le redini e faccia partire la carrozza, avrà fatto opera valida e produttiva.

  20. Ebe il 4 gennaio 2014, ore 13:51

    Grazie Belli, per quello che fa.
    Mi auguro che seguiti a farlo.
    Se avesse deciso diversamente, Lei avrà certamente validissimi motivi.
    Presidente di Consulta, o semplice “divulgatore di cultura”, la rpima cosa che interessa e che, in qualunque modo lo possa, non lasci di intervenire nel tessuto sociale della città.
    Con fiducia.

  21. Giulio il 5 gennaio 2014, ore 10:37

    Sono andato a rileggermi i nomi dei politici che non parlano e che eran presenti al dibattito sull’EXPO, dove ero tra il pubblico, nomi che si trovano anche nell’articolo relativo pubblicato da VARESEREPORT.
    Simone Longhini, Assessore alla Cultura del Comune di Varese
    Sergio Ghiringhelli, Assessore al Commercio, c.s.
    Roberto Puricelli, Presidente del Consiglio Comunale
    Fabrizio Mirabelli, PD
    Luciano Ronca, Varese e Luisa (la stessa Oprandi era nel pubblico)
    Alessio Nicoletti, Movimento Libero
    Rocco Cordì, SEL
    Giulio Morono, Lega.
    Che ne pensano della possibilità di un’altra “rinunica” in campo socio culturale a Varese?

  22. Bruno Belli il 6 gennaio 2014, ore 11:10

    Rispondo a Roberto Gervasini, dopo essermi preso qualche giorno di riflessione sulla Sua proposta secondo la quale sarei adatto a fare il “Presidente di Consulta”.
    La ringrazio per la fiducia nei miei confronti, ma credo che il ruolo non mi si adatti. Ci sono persone che avranno maggiore esperienza della mia.
    “Presidente di consulta” è un sintagma così altisonante ed ampolloso, così “istituzionale” che mi tremano le mani sulla tastiera del computer soltanto a scriverlo…
    S’immagini se me lo dovessi sobbarcare sulle spalle…
    Grazie, ad ogni modo, grazie davvero.
    B.B.

  23. r.gervasini il 6 gennaio 2014, ore 20:00

    C’è la necessità, oggi piu’ di sempre, di fare rete e qualche associazione l’ha capito da un po’. Tra le associazioni culturali attive e con visiblita’ le presidenze ed i vertici sono in larga parte femminili e come le tornate elettorali decennali dimostrano troppo spesso,, le donne non votano le donne. A coordinare, a mio modesto parere,, servirebbe una persona stimata ed autonoma, conosciuta ed apprezzata, al di fuori ed al di sopra di parrocchie di ogni genere, di vasta cultura e di belle maniere. In prima battuta, proprio per la rete di relazioni che ha creato coi suoi VENERDI, Bruno Belli sarebbe la persona piu’ adatta. Cosa dovrebbe fare alla fin fine Belli? Convocare le associazioni allo Zamberletti, un VENERDI SPECIAL, con una traccia di possibile minima struttura sul tipo dei comuni montani svizzeri che non hanno amministrazione e burocrazia ma la domenica si trovano e chi c’è vota sulle singole iniziative.. Spero che Belli ci ripensi e che in seconda battuta magari a qualcuno venga voglia di fare un fischio prestando questa volta attenzione di scegliere una sede neutra e non casa propria perchè la forma è anche sostanza, almeno in questo caso. Buon lavoro al sempre ottimo Belli.

  24. Fabrizio Mirabelli il 8 gennaio 2014, ore 10:10

    In questi giorni, sono stato assente da Varese per una piccola vacanza e, quindi, non ho assolutamente letto i giornali locali.

    La notizia, riportata da Varesereport, di un’eventuale chiusura dei “Venerdì”, naturalmente, mi rammaricherebbe moltissimo. Confido, tuttavia, nella passione e nella generosità del dott. Belli per scongiurare un ulteriore impoverimento del già asfittico panorama culturale varesino.

    Non mi permetto di dire al dott. Belli cosa farei io perché sono sicuro che sia perfettamente in grado di compiere da solo la scelta migliore per Varese, in coerenza con quel rigore morale e con quello spirito si servizio che hanno sempre contraddistinto la Sua attività.

    Da parte mia, qualora il dott. Belli volesse organizzare qualche altro dibattito come quello su EXPO, non posso che mettermi, con umiltà, a Sua disposizione, se lo ritiene opportuno e utile, affinché il peso non gravi unicamente sulle Sue spalle.

    Anche se, a volte, abbiamo avuto e abbiamo opinioni differenti, debbo confessare pubblicamente che, dopo avere conosciuto il dott. Belli di persona, la mia ammirazione e stima nei suoi confronti, che già erano grandi, sono ulteriormente aumentate.

    Cordiali saluti

    Fabrizio Mirabelli

  25. Bruno Belli il 8 gennaio 2014, ore 16:37

    Grazie, Mirabelli, per avere lasciato alcune righe: di questo le sono grato anche perchè è l’UNICO esponente dell’Amministrazione cittadina che si sia fatto sentire, indipendentemente da eventuali “interessi” di parte, il che dimostra un senso partecipe della “comunità”.
    Come Lei afferma, non sempre le nostre idee in materia “politica” collimano, ma l’intelligenza sovviene, credo, ad entrambi, ed è questa, a lungo andare, che produce risultati migliori di cento giochetti.

    Certo, questo mi sento di affermarlo con serenità, credo che Varese non si appresti ad attraversare tempi “pimpanti” in alcun campo, se l’andazzo permarrà l’attuale (e non solo per la sempre scomodata crisi, che c’è, altrettanto come esista la non volontà a muovere reali “primi passi” per risolverla in modo concreto).

    Non Le invidio per nulla la sedia di consigliere comunale…certe responsabilità in fatto di gestione della società civile sono molto gravi: peccato che, per lo più, siano affrontate da molti (non dico da Lei) come se stessero effettuando un dégagé su assi piuttosto sconnesse di un palcoscenico di per sé malconcio.
    B.B.

  26. annina il 9 gennaio 2014, ore 20:14

    …“Nonostante le difficoltà, anche di tipo economico, legate alle spese vive, sono in grado di proporre la seconda parte dell’undicesima stagione de “I Venerdì di Bruno Belli”. ..
    Scusatemi se abbasso il livello della conversazione:
    -ma quali sono queste spese vive?
    -perche’ questi incontri di rilevante levatura culturale si svolgono in un bar (decisamente prestigioso e forse mecenate ) e non in una biblioteca o presso una sala pubblica?
    -qual’e’ il tipo di supporto chiesto all’amministrazione comunale o provinciale e quali le motivazioni del diniego?
    Oppure il may-day e’ di altra natura ?

  27. Bruno Belli il 10 gennaio 2014, ore 10:38

    Gentile Annina, Le rispondo subito:
    - le spese vive sono quelle legate alle spedizioni delle lettere con i programmi (circa una cinquantina di indirizzi che non hanno l’e-mail per 4 volte l’anno), la stampa, in proprio, dei programmi stessi (almeno 200/250 ogni mese, secondo la necessità), il mantenimento del microfono, il cui “gelato”, richiede circa una dozzina di pile l’anno, le risme di carta per stampare gli stessi programmi – e se passa da Zamberletti vedrà che ci sono sempre, perché non mi piace lasciare “buchi” (e sono parecchie centinaia di euro, in un anno solare, tutte coperte direttamente dal sottoscritto – quando era un’associazione, ci sono i verbali, finiva sempre, nonostante i circa 100 associati annui – che il Belli presidente copriva comunque circa 700/900 euro di spese).
    - gli incontri si tengono in un bar, come afferma Lei, semplicemente perché, quando nacquero, a fine degli anni Novanta del “secolo scorso” (!) l’ideatore, che fu Guido Buono, aveva pensato di creare una sorta di “caffè letterario” come nel XVIII secolo e, quando ne raccolsi le redini, nel gennaio 2003, ho sempre mantenuto questa impostazione che, tra l’altro, ha permesso di potere mantenere una conversazione ed interazione diretta con il pubblico. Inoltre, la completa disponibilità della signora Angela, che fornisce anche lei, a sue spese, i 2 buffet annui che offriamo, dei quali io, per andarle incontro, pago sempre le spese della “mega torta” che mi è piaciuto ideare l’anno del 150° dell’Unità d’Italia)
    - l’unico “sostegno” diretto che ebbi dall’Amministrazione comunale fu al tempo dell’assessore Musajo Somma: i 300 euro di acquisto per l’impianto del microfono (documentato, ovviamente da fattura) mi furono rimborsati.
    Non sono mai riuscito, invece, anche negli anni a seguire, a fare in modo che le lettere con i programmi potessero essere spedite “a carico” dell’Assessorato alla cultura suddetto, con il quale, fino all’avvento dell’Amministrazione Fontana riuscii, ad ogni modo, a collaborare (senza mai ricavare nulla di personale, ci tengo a dirlo, trattandosi di un’attività “privata”, se così vogliamo dire).

    Chi, sottilmente, cerca di vedere nella mia attività qualche “interesse”, come Lei accenna, cara Annina, o è in viva malafede, o sta sul carro di qualcuno…
    Chi aveva interessi ha “chiuso” le attività culturali – ed in 11 anni ne ho viste sorgere parecchie intorno a me – nel raggio di un paio d’anni: non sono mai durate di più.

    Se così non fosse, non sarei così sereno nell’affermare quanto detto, ma anche nel potere ipotizzare di lasciare l’intera attività dall’oggi al domani, attività mandata avanti per 11 anni in completa indipendenza.

    Forse il vero problema è “culturale” in tutti i sensi: gli assessori lautamente pagati (e forse anche molti “dirigenti”) dovrebbero interessarsi direttamente di quanto avviene sul territorio, invece di aspettare sempre che siano gli “operatori” ad andare da loro, indipendentemente dal fatto che Tizio o Caio seguiti a bussare elemosinando, oppure proceda con “dignità”, giacché essi dovrebbero essere in grado di valutare quale siano le attività stesse che abbiano di per sé valore per la città.

    Se i “politici” non sono in grado di operare in prima persona una serena valutazione indipendente dai numerosi “dietro le quinte” che caratterizzano l’andazzo italiano, oppure non hanno doti necessarie e predisposizione per farlo, sarebbe meglio che se ne vadano a casa, invece di rivestire ruoli che sono pagati con le tasse che i cittadini versano (IMU, TARES, TIMAS, IRPEF, ADDIZIONALE IRPEF, IRAP, “PINCO PALLO” (ECC, ECC), dimostrando, così, che forse i primi interessi non sono certo lo “sviluppo” della comunità.

    Tanto Le ho delucidato e con questo chiudo tutta la questione.
    Il resto dipende solo dalla MIA volontà.
    B.B.

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