Lettere

La poesia dietro le sbarre

Gli ultimi giorni dell’anno son da sempre dedicati a “racchiudere” negli archivi i passaggi più salienti di un periodo solare. Più che una scadenza “fiscale” per me rappresenta il riassunto delle puntate precedenti: guardare al futuro che si è costruito giorno dopo giorno. Aprirsi al decimo nuovo anno di un progetto, sicuramente ardito, ma ricco di umanità che si è riunita per alzare il livello culturale, significa anche trovare un elemento comune, unificante.

Non solo dell’esperienza abrigliasciolta che nel 2014 festeggia il primo “ennio”, bensì di tutto il mio operare come essere umano, forse troppo cosciente e, quindi, paziente.

Ed ovviamente per me tutto si riconduce alla totale assenza di “bellezza” negli occhi e nei cuori di chi ci amministra: vivo da anni in un borgo del ’700, dove la Regione Lombardia per diverse e logiche ragioni ha vietato a lungo di erigere un parcheggio intermodale. Ma le insane scelte di personaggi che si dedicano alla politica han scovato escamotage “di pubblica utilità”.

E da due anni sono costretta ad inventarmene altrettanti per poter vivere e lavorare quotidianamente. Malgrado abbia perduto tutta la bellezza della natura e dell’umanità ed i simboli di una città come i tigli, quanto la Caserma Garibaldi, quanto il Castello di Belforte, quanto la mia landa intera…

Quindi, per ricordare l’aspetto più saliente del 2013, anno difficile (non per la crisi conomica, iniziata nel 2007 peraltro, bensì per quella culturale segnata dall’insensatezza degli esseri umani) ritorno al 2010, quando Tomaso Kemeny, poeta mitomodernista che si ribella a tutte queste sciocchezze terrene da sempre, ci coinvolse nel progetto “L’Italia unita nella bellezza” e ci portò in cima al colle di Recanati con numerose voci della poesia orale internazionale, tra cui vibrarono anche quelle dei ristretti, con cui lavoro in versi ogni venerdì da dieci anni.

Ieri, l’ultimo venerdì dell’anno, non son entrata in carcere per condurre il solito incontro, ma ho ceduto le mie ore all’imprescindibile ed educativa tombola natalizia.

Negli ultimi tre mesi ho incontrato molte difficoltà nello svolgimento di questi momenti in cui la “forma espressiva del raccontare” apre ai ristretti nuove e diverse prospettive: ogni venerdì accadeva qualcosa, che mi sottraeva spazi, persone, addirittura libri.

Eppure che il progetto funzioni è dimostrato dal fatto che l’attivazione abbia coinvolto molti operatori (addirittura ora indicono anche concorsi letterari nella cc di Varese), che abrigliasciolta abbia pubblicato numerosi ristretti, che abbia mietuto premi e riconoscimenti fuori da quelle mura (addirittura ci siam ritrovati con un premio europeo per la letteratura in carcere), ma, soprattutto, che i ragazzi “a fine pena” continuino a lavorare sui propri testi ed a pubblicare con noi, a seguire abrigliasciolta che paga quegli incontri ed investe su di loro. In piena libertà di pensiero ed azioni.

Quelle centinaia di ristretti con cui ho lavorato in questi dieci anni portano nel cuore e nella mente due termini fondanti il progetto, che ho avviato nel 1990 e che solo nel 2004 è giunto nel carcere di Varese: scelta e impegno sono alla base di questo lavoro espressivo.

Un paio di settimane fa non sono riuscita a trattenere le lacrime quando, proprio in quell’incontro del venerdì, uno dei ragazzi è stato chiamato per tornare alla sua vita di uomo libero: salutandomi mi ha detto “Grazie, perché mi hai insegnato che la poesia è pazienza ed in questa pazienza ho sopportato la ristrettezza. Oggi torno a casa da uomo libero grazie alla poesia! Dopo due anni.”

Si chiamava Richard l’ultimo dei ragazzi con cui si è condotto un lavoro egregio e silenzioso (addirittura è divenuto il traduttore di Alejandro Murguia grazie alla complicità di Sandro Sardella https://danielebarbieri.wordpress.com/2012/12/08/omaggio-ad-alejandro-murguia/). Con lui ho lavorato su diversi fronti e per lui ho pensato di portare il poetryslam anche in carcere, perché ha sviluppato una poetica rap molto incisiva. Negli ultimi tre mesi insieme ai suoi compagni componeva testi collettivi e musicali ed erano diventati fan sfegatati di Lello Voce e Rosaria Lo Russo.

Venerdì scorso, però i suoi sodali poetici ne hanno percepito la mancanza. Ed uno dei miei gioielli, annoverato anche nella pubblicazione “L’Italia unita nella bellezza” del 2010 (http://www.scribd.com/doc/101749300/Recanati-1861-2011-L-Italia-Unita-nella-Bellezza-A-cura-di-Tomaso-Kemeny-Indice-Ringraziamenti-Abrigliasciolta-Quirino-Principe), mi ha consegnato uno dei testi che abrigliasciolta pubblicherà nel 2014.

Quindi, d’accordo con l’autore, ho scelto di riassumere questo 2013 nei suoi versi. Perché Salvatore dopo tre anni è ancora con noi, ogni venerdì, ad attivare la sua persona e le sue capacità, la sua esperienza e la sua ristrettezza per portar voce nel mondo.

Inizio così un nuovo anno, con i frutti più veri che abbiamo coltivato in questi dieci lunghi anni, in mezzo a mille difficoltà ed ostacoli insensati.

La mia personale “banda a mano libera” dal 2004, che gode della collaborazione di tanti che han sposato il progetto abrigliasciolta e che il 21 marzo 2014 oltre a entrare in “carovana dei versi poesia in azione” oltrepassando quelle mura solo con i loro versi, incontreranno Lello Voce e godranno di un expoetryslam tutto loro. Ma non per questo ristretto.

Gli elementi cambiano, a volte tornano come Salvatore, il cui nome esprime proprio il ruolo a cui dobbiamo aspirare tutti, anche nel 2014 e non solo nel pianeta carcere: il nome greco Soter traduce lo stesso nome di Gesù, cioè proprio colui grazie al quale l’uomo contemporaneo gode di due settimane di vacanze invernali, dimenticando il momento di vera umana comunione.

Per me anche nella bellezza di questo testo che doniamo a tutti, ristretti e non. Buon nuovo anno “uniti nella bellezza”!

Ombretta Diaferia (con tutta abrigliasciolta nella parola di Salvatore)

 

Metro di Salvatore Di Franco

Sostare nella cella

Sostare sotto questa

brutta cella come un

numero un giudizio

 

Sotto questi occhi sta

non sosta qua chi passa

non sosta chi ammazza

condanna non giudizio

 

Chiuso in questa stanza

tre anni di condanna

bastano sei mesi per

un freddo assassino

 

Uguale non per tutti

prosegue la mattanza

non basta un’istanza

resto dentro la stanza

 

E per risposta mi ri

chiudono questa stanza

neanche fossi io a

spegnere quella stella

 

Parola uguaglianza

da usare solo con

chi guarda il soffitto

di questa cupa stanza

 

Sbaglio o privilegio

non so se sortilegio

rumore di parola

diritto o giustizia

 

Rabbia dentro la stanza

hai rubato per sbaglio

non hai mai ammazzato

solo in questa stanza

 

Devi riflettere su

quello che hai commesso

quello che hai fatto ma

mi sono solo fatto.

(prossimamente in pubblicazione per abrigliasciolta)

 

28 dicembre 2013
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Un commento a “La poesia dietro le sbarre

  1. Ombretta Diaferia il 28 dicembre 2013, ore 19:21

    grazie direttore per l’attenzione ai ristretti

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