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Lega Nord, contro le Prefetture Salvini va alla guerra. Partendo da Varese

pictureL’attacco di Matteo Salvini, segretario federale della Lega Nord (nella foto), alle Prefetture parte da quella di Varese, dove il 18 dicembre scorso sarebbe stata accertata la violazione di una busta dell’appalto per lo sportello rifugiati politici di Malpensa. “Una violazione intollerabile – attacca Salvini – che senza la denuncia degli esponenti della Lega Nord sul territorio sarebbe passata sotto silenzio. Ora si faccia chiarezza e se la magistratura non è già in vacanza, batta un colpo.”

Il caso è già oggetto di un’interrogazione parlamentare depositata ieri dall’on. Nicola Molteni, a cui farà seguito al Senato un’altra a firma del Sen. Stefano Candiani, ma il segretario federale del Carroccio prende spunto dalla vicenda varesina per sottolineare più in generale come: “quando si tratta di polemizzare sull’operato di sindaci e presidenti di provincia, tutti i partiti sono sempre pronti a stracciarsi le vesti per ogni minima mancanza, mentre delle opacità e degli sprechi delle Prefetture Italiane nessuno parla mai, Grillo compreso.”

“Nel frattempo il Governo taglia le Province e mantiene le prefetture, carrozzoni statali che – sottolinea – fagocitano circa 9 miliardi l’anno per svolgere funzioni che potrebbero ben più efficacemente essere in capo agli enti locali. Come dovrebbe essere in un paese democratico, dove – ricorda Salvini – la legittimazione non proviene da una circolare ministeriale, ma dal voto democratico dei cittadini”.

“La battaglia contro lo Stato ladro e le sue Prefetture – promette il segretario – vedrà la Lega in piazza a raccogliere le firme, per un referendum in cui chiederemo l’abolizione di questa istituzione napoleonica e fascista, che come scriveva già Luigi Einaudi nel 1944, ripugna alla democrazia.” “Al grido – conclude Salvini completando la citazione di Luigi Einaudi – Via il prefetto! Via con tutti i suoi uffici e le sue dipendenze e le sue ramificazioni.”

23 dicembre 2013
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5 commenti a “Lega Nord, contro le Prefetture Salvini va alla guerra. Partendo da Varese

  1. Alfonsa Manzardo il 23 dicembre 2013, ore 14:38

    sono assolutamente d’accordo, non servono a niente!

  2. pedraz il 23 dicembre 2013, ore 18:35

    grazie, mi fate ringiovanire!
    un palco improvvisato, con on Ronchi e pochi altri, ma con tante persone che gridavano “Rossano via da Milano” : Che sia la volta buona?

  3. Martino Pirone e Giovanni Dotti il 23 dicembre 2013, ore 22:58

    Probabilmente la gente è male informata e non conosce la differenza tra PROVINCE e PREFETTURE. Mentre le prime sono organismi politici, queste ultime, attualmente denominate “Uffici Territoriali del Governo”, sono il presidio che rappresenta lo Stato in periferia, sono cioè delle Istituzioni con competenze specifiche (es.pratiche e assistenza per gli stranieri, di cittadinanza e immigrazione, patenti guida e pratiche relative alla circolazione stradale, porto d’armi, espletamento consultazioni elettorali, ecc.ecc.) e preposte al coordinamento di tutti gli Uffici Statali sul territorio nonché alla tutela della legalità e della sicurezza dei Cittadini, così come Tribunali e Forze dell’ordine. Un tempo ad esse era affidato, tramite la G.P.A., anche il controllo di legittimità e di merito degli atti amministrativi di Comuni, Province e altri Enti locali, successivamente demandato ai Co.Re.Co, poi soppressi. Controllo che ora è praticamente assente (di qui gli scandali sempre più frequenti a livello locale). Per questo le Prefetture non solo devono essere mantenute, ma anzi dovrebbero essere potenziate restituendo loro i controlli che già avevano un tempo. E’ per questo che certi politici le attaccano e le vorrebbero sopprimere, perché vorrebbero avere mano libera in ogni campo. Perché Maroni quand’era Ministro dell’Interno non ha mai proposto la loro abolizione? Forse perché allora gli facevano comodo, ora non più.

  4. Nino 39 il 26 dicembre 2013, ore 10:19

    Ci sono purtroppo ancora persone che dipendono e pendono dalle labbra di un “guru” della politica, indipendentemente da ciò che dice. Speriamo che dopo aver letto il terzo commento si siano ravveduti.
    Nino 39

  5. Martino Pirone il 17 gennaio 2014, ore 10:12

    All’on. Salvini e a tutti i detrattori delle Prefetture vorrei sottoporre questa bella lettera dello storico ed editorialista SERGIO ROMANO sul Corriere della Sera del 30/9/2010, in risposta ad un mio quesito specifico a proposito dei Prefetti. Martino Pirone – 27.12.2013
    <<Egregio dott. Sergio Romano, (CORRIERE DELLA SERA) Ogni tanto qualcuno rinnova la proposta di abolire i prefetti, anche per ridurre le spese pubbliche. Queste persone, richiamano il pensiero espresso da Luigi Einaudi con il suo articolo «Via il prefetto» pubblicato con lo pseudonimo «Junius» il 17 luglio 1944 sulla Gazzetta Ticinese. L' articolo con lo pseudonimo Junius è stato realmente scritto dal futuro presidente della Repubblica? Le motivazioni addotte in quell' articolo si possono ritenere valide anche oggi? È vero o no che ripetere ciò che sosteneva Junius: «Non c' è democrazia fin che ci sono i prefetti» è errato? Anzi è vero il contrario, perché loro, essendo apolitici, sono i tutori delle leggi emanate dal Parlamento e dal governo. Martino Pirone
    risponde Sergio Romano
    LA POLEMICA CONTRO I PREFETTI MA SONO ANCORA UTILI
    Caro Pirone,
    Junius è lo pseudonimo di cui Luigi Einaudi si servì per numerose lettere raccolte in un volume dell' editore Laterza apparso nel 1920 e ristampato nel 1953. L' autore lo aveva preso a prestito da un polemista inglese del Settecento che così firmava le lettere indirizzate a una gazzetta londinese (il Public Advertiser) sul modo in cui i pubblici poteri avevano la cattiva abitudine di violare i diritti dei cittadini inglesi. Era uno pseudonimo liberale che il primo presidente della Repubblica italiana amava e che usò anche verso la fine della Seconda guerra mondiale. La battaglia contro i prefetti fu quindi una battaglia liberale. Ma ebbe luogo in anni in cui i funzionari del ministero degli Interni erano alquanto diversi da quelli d' oggi. Rappresentavano anzitutto lo Stato centralizzato e autoritario, ispirato al modello francese, che la classe dirigente del Regno ritenne indispensabile per il consolidamento dell' unità; e ne erano anzi la chiave di volta. Più tardi, quando la vita politica cominciò a perdere la tensione morale degli anni del Risorgimento, i prefetti furono lo strumento di cui il ministro degli Interni poteva servirsi per spegnere proteste, prevenire disordini, ammonire i dissidenti più «fastidiosi», indirizzare il voto degli elettori verso i candidati preferiti dal governo. L' uomo che se ne servì magistralmente, nel bene e nel male, fu Giovanni Giolitti, un leader politico che raramente rinunciò, anche quando era presidente del Consiglio, a controllare il ministero degli Interni. Erano così bravi e affidabili che persino Mussolini preferì servirsi dei prefetti di Giolitti, quando voleva tastare il polso del Paese o trasmettere i suoi ordini alla periferia, piuttosto che dei federali del partito fascista. Negli ultimi decenni, soprattutto dopo la creazione delle Regioni (1970), hanno perduto una buona parte dei loro vecchi poteri, ufficiali e ufficiosi. Si è detto spesso da allora che in una Italia decentrata e tendenzialmente federale, sarebbero stati inutili se non addirittura dannosi. A me sembra che proprio il federalismo esiga la loro presenza. Non vi è Stato federale in cui il potere centrale e i poteri locali non siano continuamente impegnati in scontri e divergenze sulle rispettive funzioni e prerogative. I prefetti sono al tempo stesso una indispensabile antenna per il governo e, grazie alla loro conoscenza delle realtà locali, i migliori mediatori possibili. A me sembra che lo abbiano capito e che stiano facendo un buon lavoro. Ne vedo una conferma nel fatto che di loro si parla poco. Per un curioso paradosso l' Italia è ormai il Paese in cui la persona di cui non si parla è molto spesso quella che fa più seriamente il suo lavoro. RIPRODUZIONE RISERVATA
    Romano Sergio
    Corriere della Sera – (30 settembre 2010) – Pagina 43
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