Varese

Varese, storia e filosofia parlano in inglese. Grazie a quattro insegnanti del Manzoni

image (6)Sono quattro le docenti varesine e tutte del Liceo Linguistico Manzoni le “pioniere” dell’insegnamento di discipline umanistiche (storia e filosofia) in lingua straniera: Claudia Caretti, Lusia Oprandi, Silvia Pesetti, Antonella Visconti (nella foto).

Sonole le nuove figure di docenti CLIL, che hanno quindi esperienze didattiche di insegnamento in lingua straniera di materie normalmente trattate in italiano. Fino allo scorso anno questi erano progetti sperimentali ed ora sono invece parte integrante del curricolo di tutti i licei italiani.

Le quattro docenti del Manzoni (dove da cinque anni è attiva anche la didattica ESABAC del doppio diploma italiano e francese ) hanno seguito settimanalmente e per sette mesi presso la Cattolica un corso di perfezionamento specifico. A gennaio, presso la Statale concluderà la formazione per le materie scientifiche in Lingua straniera una docente di matematica e fisica del medesimo istituto, Laura Maineri.

Dunque tra i docenti della provincia di Varese ci sono ben cinque professoresse del Manzoni e un professore dei Storia del Liceo “Legnani” di Saronno, che si chiama Massimiliano Barontini.

22 dicembre 2013
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7 commenti a “Varese, storia e filosofia parlano in inglese. Grazie a quattro insegnanti del Manzoni

  1. Mauri Rom il 22 dicembre 2013, ore 21:40

    Wow!Che brave, che splendida iniziativa!!

  2. ombretta diaferia il 23 dicembre 2013, ore 00:29

    queste son notizie che mi fanno credere ancor più possibile l’alzare il livello culturale.
    complimenti! (e grazie per il lavoro con i ragazzi!)

  3. giovanni Zappalà il 27 dicembre 2013, ore 00:08

    Complimenti a tutte! E’ veramente una encomiabile iniziativa.

  4. Bruno Belli il 27 dicembre 2013, ore 11:04

    Sono perplesso…
    Che c’entra, mi chiedo da un punto di vista puramente logico, l’insegnare, in Italia, storia e filosofia in Inglese? ù
    Con tutta st’ “esterofilia d’epidermide”, per sembrare universali – e siamo, invece, molto provinciali – siamo diventati noi il “terzo mondo” del secondo millennio, derisi da quasi tutta la stampa estera, ed “in primis” proprio da quella Inglese (s’informino i “colti” da “blà blà dell’alta società” – Montale)

    Non sarebbe meglio puntare, pertanto, nel caso di studio di una lingua straniera, sul farla conoscere nelle specifico per rendere fluido il parlare di coloro che la frequentassero, magari da èarte insegnanti di lingua madre, data l’approssimata conoscenza di molti italiani, proprio per l’Inglese? Questa sarebbe una vera “integrazione” di culture, accipicchia!

    Chiudo con una provocazione (ché mi piace farne, dato il mortorio intellettuale della nostra città: allora, perchè non insegnare storia e filosofia in Latino (“discere et docere”), magari anche in Greco antico (manzànein kàì didàskein).

    Anzi, no, per Vera (si noti la maiuscola!!!) integrazione, perché non insegnare in Arabo, con tanto di conversazioni su Averroè, la cui operea “L’incoerenza dell’incoerenza” oggi sarebbe paradigma della nostra società, scolare, secolare, politicante, ecc….e dovrebbe essere imparata a memoria da ogni docente?
    Qualche ministro, infatti, mi sembra una “Signora”, certa Gelmini (ma “destra” e “sinistra” hanno solo il colore diverso della gabbana, dell’istessissima foggia trapunte) forse, non ha impietosamente “agito” con la scure, infatti, sull’insegnamento di “Storia dell’arte” nel silenzio peccaminoso di quasi tutti i “corpi docenti”?

    Meditate, “gente comune”, meditate!….
    “Con ossequio, con rispetto”,
    Bruno Belli.

  5. Paolo Franchini, Varese il 27 dicembre 2013, ore 16:02

    Il punto di vista di Mr. Brown non è poi così sbagliato.

  6. Francesca Ricardi il 13 gennaio 2014, ore 10:57

    Con notevole ritardo aggiungo il mio contributo alla questione, chiamata in causa dal riferimento di BRUNO BELLI alla “scure” calata impietosa sull’insegnamento della storia dell’arte a seguito della Riforma Gelmini.
    Il “silenzio peccaminoso” è in realtà è stato interrotto più volte: gli interventi di Tomaso Montanari, storico dell’arte e docente universitario, la raccolta di firme promossa da intellettuali illustri, Salvatore Settis fra i primi, presentata alla ministra Carrozza a favore del ripristino dell’insegnamento di storia dell’arte nelle scuole -eliminato dalle professionali, ridotto fortemente nei Tecnici e nei Licei-, la lettera dell’associazione degli insegnanti di storia dell’arte-ANISA- inviata alla stessa Carrozza. Ultimamente ha dedicato un dossier all’argomento anche il settimanale L’Espresso. Si sono mobilitati i docenti precari di storia dell’arte, io stessa, di ruolo dal 1992 e docente di storia dell’arte presso l’Istituto Tecnico del Turismo- dove l’insegnamento è ridotto a due ore settimanali nel solo triennio- ho scritto più volte sull’argomento stimolando un dibattito sul quotidiano Varesenews.

    Tace il governo, tacciono i presidi, che potrebbero in parte porre rimedio utilizzando i margini di libertà ancora concessi dall’Autonomia Scolastica con le cosiddette “curvature”.
    A me sembra che tutti parlino di bellezza e tutela del patrimonio, ma nessuno si preoccupa di formare i cittadini che dovranno occuparsene.
    Cordialmente.
    Francesca Ricardi

  7. Antonio Di Giorgio il 3 agosto 2016, ore 17:41

    E il professore? nessuna foto?

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