Varese

Varese, un applauso interminabile per Dario Fo che a teatro racconta la Franca

OLYMPUS DIGITAL CAMERA“Appena ha terminato di scrivere questo libro, mi ha detto: voglio rappresentarlo nella mia città, Varese”. Franca Rame entra subito nello spettacolo al Teatro di piazza Repubblica, non appena Dario Fo pronuncia le prime parole sul libro “In fuga dal Senato”, che la Rame aveva scritto come bilancio della sua esperienza da senatrice. Poche parole per ricordare la compagna di arte e di vita, quelle con le quali il Premio Nobel inizia lo spettacolo. “Qui è stata a scuola, ha conosciuto i suoi primi amici, ha recitato per anni, imparando il teatro e la vita”, dice commosso Dario Fo, accolto dal pubblico varesino con un lunghissimo, affettuosissimo applauso.

Certo, ieri sera non c’era lo stesso pubblico di due anni fa, al Teatro di Varese, quando Dario e Franca, in un’indimenticabile serata, avevano interpretato il capolavoro “Mistero Buffo”. Quella sera c’era gente ovunque, sul palco, in platea, in ogni galleria. Ma l’affetto e l’attenzione per il grande Dario Fo ieri sera sono stati gli stessi di due anni fa. Tanti fans per ascoltare Fo che, in un mix tra racconti, pagine di cronaca, ricordi della sua vita a due, ha parlato tanto di Franca. “Quando ci siamo conosciuti da queste parti eravamo giovanissimi, avevamo vent’anni: anzi lei ne aveva 19. E quando l’ho vista per la prima volta era tanto bella che sono rimasto folgorato”.

Una storia fatta di amore, politica, cultura, complicità e stima. Una bella storia che lo spettacolo di ieri sera al Teatro di Varese ha ripercorso con l’aiuto di tre interpreti: Maria Chiara Di Marco, Roberta De Stefano e Jacopo Zerbo. Si va dall’indignazione per chi è costretto a fuggire per mare e sbarca a Lampedusa fino alla “macelleria messicana” del G8 di Genova, per terminare con la battaglia quotidiana contro la Casta (“ruberie, truffe e crimini”), a dire la verità più identificata nella sinistra (Prodi & C.) che nella destra berlusconiana.  Il tutto inframmezzato con alcuni “pezzi” del repertorio tradizionale di Fo, come nel caso dello splendido frammento sul tumulto di Bologna, con i bolognesi che sparano cacca contro i francesi conquistatori.

Ma al di là dei temi e al di là delle giuste indignazioni verso chi dimentica la storia degli italiani e spara sugli stranieri, ieri sera Dario Fo ci ha ricordato che il teatro è una passione senza età e senza risparmio. Lui, di 87 anni, per due ore si è donato al pubblico varesino con il suo splendido gramelot, i suoi gesti dinoccolati, la sua ironia senza fine, la sua fede nella forza della cultura. Un grande personaggio che, nonostante tutto, a Varese, non riesce a persuadere assessori e premi letterari a conferirgli il giusto riconoscimento.

 

21 dicembre 2013
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4 commenti a “Varese, un applauso interminabile per Dario Fo che a teatro racconta la Franca

  1. Jane Bowie il 22 dicembre 2013, ore 10:12

    Per me Fo ha vinto questo grandissimo, e commovente, premio: la presenza di diversi ragazzi di 15 anni circa del liceo artistico arrivati di testa loro, in maniera indipendente (non era una scolaresca in gita). Chi senza passaggio a fine spettacolo, chi con la paura che a casa non credevano fosse davvero al teatro, e così via. Chi è salito sul palco quando Fo ha fatto il suo invito, ed ha raccontato a scuola il giorno dopo di aver scambiato due battute con Dario Fo manco fosse Bono. Questo è il premio che Fo merita, che si è guadagnato, e che testimonia alla grandezza di un comunicatore universale.

  2. Ombretta Diaferia il 22 dicembre 2013, ore 11:11

    La forza della cultura italiana, quella a cui in molti facciamo riferimento, ha dimostrato che anche a Varese fervono menti affamate di cultura!
    Una delle gioie che personalmente mi ha attraversato è stato vedere il consistente numero di persone che custodiva tra le proprie mani quel preziosissimo volume di 320 pagine racchiuse in una semplice (e non cartonata) copertina giallognola: non un fenomeno di marketing da classifica, ma la storia attuale di un’Italia “occupata” da chi meriterà il trattamento “bolognese”:
    Grazie al meritatissimo premio Nobel, contestato a suo tempo a Varese, che a 87 anni è ancora costretto a calcare palchi per insegnarci cosa significhi “rinascita culturale”.
    E grazie a chi ha il merito di averlo portato in una città che ha bisogno di cibo per la mente, Filippo De Sanctis, che ha posto sotto i festosi alberi prealpini la forza della cultura, gialla testimonianza di connivenze e vergogne tutte italiane!
    Quattro edizioni in pochi mesi parlano di quante menti nel bel paese perseguano il nuovo rinascimento!

  3. andrea minidio il 22 dicembre 2013, ore 17:56

    Vero, Jane, diversi ragazzi della mia scuola mi hanno mostrato con entusiasmo il libro autografato da Fo, come se si trattasse di un album dei One Direction. Questo è il vero premio per un grande artista.

  4. Eleonora Gambola il 22 dicembre 2013, ore 21:21

    Sarebbe anche stato bello vedere UN FOTTUTO MANIFESTO IN TUTTA VARESE, EH, anche solo fuori dal teatro, tipo. Uno o lo sapeva per i cazzi suoi o niente.

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