Lettere

Il Pd? Deve morire a se stesso

“Non è la fine della sinistra” – ha detto Renzi – “ è la fine di un gruppo dirigente della sinistra”. Ha ragione Renzi nel fare questa affermazione? Quello che il risultato delle primarie ha sancito è di certo la pesante sconfitta dei vari dirigenti di sinistra che si sono alternati alla guida del Pd, in questi ultimi anni; e quindi quella che oggi muore è la storia del Pci, Pds, Ds, come l’abbiamo conosciuta sinora.

Ma quella morte, è bene saperlo, è iniziata quando Occhetto & compagni, abbagliati dalle generiche sirene della completa discontinuità, rispetto alla tradizione e inseguendo un “oltre” confuso e generico, decisero di cambiare solo il nome del vecchio Pci senza un rinnovamento delle finalità dei contenuti e dei metodi della lotta politica.

Anziché fare “un bilancio di ciò che era vivo e di ciò che era morto” di quella tradizione comunista ed innestarci sopra nuova linfa e nuovi paradigmi concettuali di analisi e di progetto hanno scelto la strada più breve e facile, quella cioè di “buttare il bambino insieme all’acqua sporca” e facendosi poi a turno anche la guerra tra di loro.

La squallida vicenda dei 101 parlamentari che hanno affossato quel galantuomo di Bersani ed il fondatore dell’Ulivo, Prodi che volevano cambiare partito e riformare la politica e la nazione, ha mostrato sino a che punto possono arrivare il cinismo e la miopia politica di certi dirigenti.

Questo sciagurato e si spera ultimo colpo di coda del “vecchio gruppo” è stato un ennesimo e pazzesco autogol che ha esasperato definitivamente molti tra gli iscritti e i militanti del Pd, e spinto anche l’elettorato considerato più di sinistra, a “turarsi il naso”, come si diceva una volta, e a votare per Renzi anziché per Cuperlo, considerato espressione del “vecchio gruppo.”

Siamo ormai in presenza di una fase nuova, ad un cambio generazionale, in cui una vecchia classe dirigente è in crisi e una nuova radicalmente diversa va emergendo, ma deve ancora affermarsi e consolidarsi. Renzi ha spinto quasi 3 milioni di persone a partecipare e a votare; e ciò in tempi di astensionismo e antipolitica non è certamente poco. Per il popolo delle primarie la politica, nonostante la grave crisi, è ancora lo strumento per cambiare il Paese. Ma Renzi deve sapere che una cosa è amministrare Firenze e vincere le primarie, un’altra dirigere un partito variegato e privo ancora di un’identità certa com’è il Pd oggi. Non deve far finta di ignorare che per molti egli, all’interno del partito, è ancora considerato come “un male necessario”.

Il sindaco di Firenze ha ricevuto un’investitura pesante, e pesante è la responsabilità che ora è sulle sue spalle di vincitore. Dovrà convincersi che un “uomo solo al comando” non potrà mai risolvere i problemi, e che occorre un partito-squadra, unito e dall’identità definita per affrontare, utilizzando tutte le energie e le competenze vecchie e nuove che sono nel centro-sinistra, i gravi problemi della società italiana, lasciati incancrenire dal ventennio berlusconiano.

Dovrà sapersi muovere con intelligenza e dovrà saper tenere unite le varie anime del partito, e farle diventare una comunità d’intenti, definendo un progetto per il Paese per il Terzo Millennio, senza farsi condizionare da chicchessia, ma apportando i cambiamenti e i rinnovamenti lì, dove sono necessari. Oggi il Pd deve rinascere a nuova vita, ma perché ciò possa avvenire deve, per dirla con F.Nietzsche, “morire a se stesso”.

Quanto alla “vecchia guardia” uscita sconfitta dalle primarie, è bene che la smetta di segare i rami dove sta ancora precariamente seduta, finisca di farsi male e di far male al partito e soprattutto al Paese; accetti il consiglio di Prodi e lasci che “una nuova generazione venga avanti”. E’ l’ultima possibilità che gli elettori di centro-sinistra e non solo, sono disposti a concedere ai politici e alla politica oggi.

Romolo Vitelli

 

10 dicembre 2013
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Un commento a “Il Pd? Deve morire a se stesso

  1. giovanni dotti il 13 dicembre 2013, ore 11:36

    Complimenti al prof. Vitelli per questa bellissima “presa d’atto” che dimostra, a differenza di altri della vecchia guardia, di saper guardare al futuro e non essere pregiudizialmente contrario alle “novità” che stanno avvenendo nel PARTITO DEMOCRATICO. Partito che non deve più essere considerato il proseguimento del P.C.I. ma la NUOVA SINISTRA ITALIANA, nata l’8 DICEMBRE 2013 con la vittoria di Renzi alle Primarie, secondo la volontà del polpolo italiano. Partito nuovo e rigenerato che sicuramente porterà alla politica italiana quel rinnovamento che tutti noi da anni attendiamo.

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