Lettere

L’arte di tacere. Anche a Varese

L’arte di tacere, sulla quale l’abate Dinouart ha scritto nel 1771 un notevole libello, non è la scelta del silenzio da parte di coloro che decidano di chiudersi in una torre d’avorio, atteggiamento socialmente falso come ogni atto che nasca dal disprezzo e dallo sdegno nei confronti degli altri esseri umani, fingendo di ignorare d’essere pervasi dai medesimi difetti che si incontrano negli altri individui.

Non è quindi una sollecitazione verso coloro che presumano di poter appartarsi in una nobile interiorità e di chiudersi agli altri, al dialogo, alla società, al mondo. L’arte di tacere, invece, è un particolare modo di comunicare e di porsi in rapporto con gli altri. Come sia possibile? – diranno i miei quattro lettori, a questo punto.

Ecco, dunque: l’arte di tacere consiste semplicemente nel saper valutare il momento nel quale sia opportuno “dire”, oppure “non dire”, ponendo in luce, in tal modo, il significato di quanto non si è espresso direttamente. L’arte del tacere riguarda i rapporti ed i sentimenti tra gli individui: l’amore, l’amicizia, la cultura, la politica…Oggi, quest’arte sembra pressoché sparita, distrutta dall’imperativo universale cui soccombiamo: “Parliamone”.

Ma, in tal modo, parlando tutti di tutto, si finisce così con il parlare sul nulla, perché ogni aspetto si appiattisce, si rende eguale ad un altro. Avviene come quando la folla descritta dal Manzoni, per vedere Ferrer, si alzava tutta assieme in punta di piedi, cosicché quelli che stavano davanti coprivano la visuale agli altri, allo stesso modo nel quale fossero rimasti tutti con i calcagni per terra.

Purtroppo, nella totalitaria enfasi mediatica ogni parola è stravolta, perché si tende a non riflettere nemmeno sui significati che, invece, hanno fondamentale importanza all’interno di un discorso.

Karl Kraus, il grande poeta satirico viennese, implacabile smascheratore di violenze e di falsificazioni, quando il Nazismo salì al potere, affermò che su Hitler non gli veniva in mente nulla, che Hitler non gli stimolava alcuna riflessione, né reazione.

Sceglieva, quindi, il silenzio, sapendo di non avere altre armi, per dimostrare il suo disprezzo al male, negandogli qualsiasi rilevanza. Kraus sapeva bene che non era certo uno schiaffo morale che avrebbe potuto ostacolare il dilagante potere nazista. In altre circostanze, però, il silenzio diventa un’efficace arma politica, che colpisce l’avversario più di tante urlate polemiche.

Per questo motivo sarebbe ora che si chiacchierasse meno – sia da parte del Governo centrale sia dei politici locali – e si intraprendessero progetti che rispondano oggi alle esigenze primarie dei cittadini: lavoro, salute, dignità sociale.

Che si disserti sul futuro di Villa Mylius, sulle “primarie” di questo o di quel partito, sulle dimissioni del ministro Cancellieri (in un paese civile e non pseudo democratico come in realtà il nostro, non se ne sarebbe nemmeno discusso – avrebbe Ella stessa fatto il passo indietro), fatti, questi, che possano avere una certa rilevanza, ma soggettiva rispetto al bene dell’individuo, non serve ad alcunché, se non ad allontanare la risoluzione dei problemi che realmente asfissiano i cittadini e, do conseguenza, questi ultimi dal mondo politico.

Insomma, se la più parte dei nostri politici cominciasse a tacere e ad agire di fatto, forse eviteremmo di incorrere in tensioni sociali che non approderanno ad altro che ad una tristissima deriva del “popolo” italiano – ho inteso, purtroppo, sovente, la parola “rivoluzione”!

Bruno Belli

27 novembre 2013
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9 commenti a “L’arte di tacere. Anche a Varese

  1. Emiliano il 27 novembre 2013, ore 22:04

    Direi che nel complesso sono d’accordo, anche se a priori non sia neanche contrario alla “torre d’avorio”, benchè limitata a brevi periodi di sana riflessione interiore.
    Sul fatto che tutti, dall’uomo di potere all’uomo della strada, ormai “parlino troppo” e si sentano in diritto di dire la propria credo sia soltanto una una conseguenza e deriva della democrazia – dunque della politica – che ha ormai preso le pieghe della ben meno nobile “licenza”. D’altronde, si dice, non fu Napoleone Bonaparte ad asserire che la politica sarà il destino dell’uomo? E la politica, si sa, è fatta di parole, tante, troppe parole…

    Dunque i fatti, invariabilmente, se ne vanno da un’altra parte: per decenza e anche, appunto, per tacere non dico dove.

  2. Giovanna il 28 novembre 2013, ore 13:40

    Bella riflessione, ma, per una persona che tiene un salotto nel centro della città, dove si parla e si dibatte, non è un controsenso elogiare l’arte del silenzio?

  3. Marco il 28 novembre 2013, ore 17:03

    Sensata riflessione dell’ “uomo di cultura” – l’ “uomo politico”, invece, seguita a parlare…per confondere le acque.
    Si va contro l’aliquota dell’IMU, poi, quando si deve votare il bilancio, soprattutto il Pd, se la maggioranza accetta qualche emendamento proposto, approva il bilancio che nelle settimane precedenti aveva criticato!!!
    Si vedano le sedute almeno degli ultimi 3 anni.

  4. Luca Conte il 28 novembre 2013, ore 17:16

    Gentile Sig. Marco, mi corre l’obbligo di intervenire brevemente onde precisare che il PD non ha mai approvato (almeno da quando il sottoscritto siede in Commissione bilancio) né il bilancio di previsione, né l’atto di accertamento degli equilibri di bilancio, né l’assestamento, né il rendiconto di gestione. Cordiali saluti.

  5. Bruno Belli il 28 novembre 2013, ore 18:25

    Per la gentile sig. @Giovanna.
    Non mi sembra che sia un controsenso quanto ho espresso nell’intervento, rispetto all’attività degli incontri pubblici.
    Parlare con moderazione, soprattutto al momento giusto, quando e se serva: ecco il significato.
    Che vale più del fiume di parole con cui i politici – e non solo loro – bersagliano i cittadini sovente senza dar seguito a molte “promesse”.

    Mi fa paicere vedere leggere il giovane amico Luca Conte – impegnatissimo politicamente e mi sembra con serietà – che “precisa” ad un lettore.
    Peccato che abbia preferito non esprimere alcuna considerazione sulla mia riflessione, già che si trovava da queste parti…
    Forse per il mio riferimento alle chiaccheirate su “Villa Mylius”? :-)
    Bruno Belli.

  6. Enzo il 29 novembre 2013, ore 00:23

    Caro Belli, proprio oggi che siamo invasi da una impressionante serie di mezzi di comunicazione fino a qualche decennio fa inimmaginabili, è quasi impossibile il tacere, anzi credo che essi facciano il possibile affinché tutto venga dilatato a secondo delle convenienze, quindi si crea un giro vizioso del volevo dire ma…La politica si nutre quotidianamente di chiacchiere e chi fa il giornalista lo sa benissimo e ci campa pure bene, basti vedere quanti giornali politici abbiamo in Italia, una mia vecchia zia del tempo che fu con la sua “ignorante” saggezza mi rammentava strettamente in dialetto: <> Non traduco ma a volte questa massima la metto in pratica anche nei salotti buoni. Cordialmente

  7. Emilio Corbetta il 29 novembre 2013, ore 08:23

    Il silenzio è importante. Il difficile saperlo usare. Da adolescente ero stato colpito da questa frase “meglio stare in silenzio, anche se dubitano che sei stupido, piuttosto che aprire bocca e confermarlo!”, ma non è questo il silenzio di cui si parla. Silenzio che può essere pesante come un macigno, sconvolgente, ma anche rappacificante, confortante, pieno d’amore. Più difficile da manifestare che non le ciance in cui i politici amano “sbrodolarsi”. Ciance spesso urlate sopra gli altri. Ciance e non fatti, Ciance che si camuffano in battute, che parlano alla “pancia” (come una parlamentare riferiva di provare alle parole del suo leader) e non alla “testa”, al “cuore”. Recentemente Qualcuno ha ripetuto che “la politica è la più alta forma di carità”. Ma la carità vuole tanto amore, silenzio, e non egoismo che genera conflitto d’interessi.

  8. Enzo il 29 novembre 2013, ore 09:04

    E’ sparito non so come mai quella bella citazione in dialetto: “ricordas semper Enzo che var pùsè una bona lapa che una bona sapa” serve a rendere meglio l’idea altrimenti il mio pensiero risulta incompleto.

  9. Bruno Belli il 29 novembre 2013, ore 10:17

    Grazie ad @enzo per l’intervento: però, manca la “massima” della zia – ipotizzo che si trovasse fra i segni – che leggerei veramente volentieri.
    Cordiali saluti.
    B.B.

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