Varese

Varese, “Anche nelle migliori famiglie”, da Maurizio Micheli una lezione di leggerezza

OLYMPUS DIGITAL CAMERACommedia leggera ed ironica, “Anche nelle migliori famiglie” di Maurizio Micheli, portata sul palcoscenico del Teatro di Varese dallo stesso Micheli e da Paolo Gattini, quest’ultimo sostituto di Aldo Ralli, precedentemente annunciato. La storia di due amici non rassegnati ai sessanta, alle prese con una figlia che fa la squillo e con un figlio che dà fuoco alle auto insieme ai black bloc. Un rapporto difficile che mette alla prova i due brillanti protagonisti, un dentista e un venditore di auto usate.

La commedia inizia con una serata “speciale” organizzata con un paio di ragazze spedite nella casa di uno dei due da un’agenzia specializzata. Una delle due ragazze, interpretata dalla brava Valentina D’Andrea, si scopre essere la figlia di uno dei due amici, il dentista interpretato da Micheli. A lui, disattento e impegnato nel lavoro, la ragazza ha sempre raccontato di frequentare la Facoltà di medicina, ma in realtà frequentava uomini per incontro molto ravvicinati, in coppia con un’amica portata sul palco dall’attrice Laura Monaco. Presto, di fronte al panico del dentista, l’amico lo convince che si trattava solo di uno scherzo. Dopo pochi mesi, il dentista arriva a casa dell’amico perchè un corteo di black bloc ha dato fuoco alla sua Mercedes. In quell’occasione arriva a casa del commerciante di auto il figlio, un black bloc che giunge dalla manifestazione e che subito entra in conflitto con il dentista. Giunge la figlia escort che se ne va con il black bloc. Stacco e ultima scena con i due giovani vestiti da sposi, che si esibiscono in una danza scatenata.

Davvero gradevole questa commedia di Maurizio Micheli, che poggia sostanzialmente sulle spalle del protagonista del mitico “Mi voleva Strehler”. Una scrittura, la sua, che evita prudentemente di entrare troppo nel merito, di approfondire, scegliendo di sorvolare con ironia grandi temi come il rapporto padre-figlio, il gap generazionale, la precarietà come orizzonte di vita delle giovani generazioni. Anche la politica, che Micheli sfiora solo con un paio di riferimenti divertenti, ma nulla di più. Forse il finale è il punto meno originale di questa commedia sui sentimenti famigliari nell’era berlusconiana. Ma a Micheli si può perdonare il finale, considerato il ritmo veloce e l’interpretazione azzeccatissima di questo padre un po’ cinico, un po’ nostalgico, terribilmente simpatico.

24 novembre 2013
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi