Varese

“Mosca” e le Muse di Eugenio Montale: chicca teatrale al Santuccio

OLYMPUS DIGITAL CAMERAClizia, Dora, Arnetta, nomi diversi che al cultore delle Muse richiamano momenti indimenticabili della poesia di Eugenio Montale. Figure di donna che, nella lunga stagione poetica di Eusebio (così battezzò il poeta un genio come Bobi Bazlen), entrano nei versi e nella vita di Montale. A mettere in scena queste figure, forse fantasmi, forse vizi segreti, un testo drammaturgico ben scritto e ben interpretato, che purtroppo, in questa Varese dispersiva e spesso incapace di rispondere ai richiami del bello, è passato colpevolmente sotto silenzio. Colpevolmente perchè è stata una vera “chicca” da non perdere.

Come si comprende dal titolo, ”La Mosca - Almeno un milione di scale”, le figure femminili, tra biografia e arte, sono evocate dalla “Mosca”, soprannome di Drusilla Tanzi, amica e poi moglie di Montale, che dialoga, spesso attonita e addolorata, con le donne che hanno abitato l’opera di Montale, presenze passionali ed egoiste che tendono a sminuire la metodicità quotidiana del rapporto tra Drusilla ed Eugenio.

Dietro tutto questo si muove Chiara Tessiore, giovane autrice ed attrice di sicuro valore, che in scena interpreta la “Mosca” e che ha curato testo e drammaturgia.  Il lavoro è stato presentato ieri sera al Teatro Santuccio di Varese, “prima” in Lombardia dopo la finale al Premio Anteprima del Festival Collinarea 2013. Accanto alla Tessiore, la poliedrica Federica Ombrato, capace di vestire i panni delle donne che abitano la poesia di Montale. Le due attrici hanno dato vita ad una compagnia che, intrecciando i loro nomi, si chiama Teatro Chiaro d’Ombra (nella foto un momento dello spettacolo sul palco del Santuccio).

Per tutto lo spettacolo, la Tessiore si aggira sul palco con pesanti pantofole e un paio di occhiali dalle spesse lenti, segno iconografico inconfondibile di Drusilla. Vaga tra ricordi e ossessioni, tra melodie operistiche irradiate da un vecchio grammofono, che si riferiscono alla passione predominante del critico del “Corriere” Montale, e l’apparizione delle evanescenti figure femminili. Figure che svelano i rapporti multipli di Eusebio con l’universo femminile, irriducibili ad un menage famigliare piccolo borghese. E tuttavia, nella scena finale dello spettacolo, “Mosca” rivendica un’intimità discreta e quotidiana, ma nello stesso tempo illuminata dall’abbagliante universo poetico del compagno. Una rivendicazione che si sposa con la salita di una scala e, sullo sfondo, molteplici letture dei versi che l’hanno fatta entrare nella storia: “Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale/ e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino./ Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio./ Il mio dura tuttora, né più mi occorrono/ le coincidenze, le prenotazioni,le trappole, gli scorni di chi crede/ che la realtà sia quella che si vede”.

 

 

 

23 novembre 2013
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