Varese

L’agronomo Zanzi: Varese vuole salvare gli alberi? Deve amare di più la cultura

OLYMPUS DIGITAL CAMERAPrima Festa nazionale dell’albero. E Zanzi, Daniele Zanzi, agronomo, ex presidente in Comune della Commissione Paesaggio poi cacciato, autore di libri e grande amico degli alberi, confessa di avere un sogno. “I have a dream: fare diventare questo un appuntamento fisso per Varese. Sì, perchè questa città, sempre meno giardino, sempre più zerbino, ha bisogno di una scossa…”. E per Zanzi la scossa è la cultura. Anzi, è “più cultura”; “gli alberi sono misconosciuti e maltrattati non per ragioni tecniche, ma per una carenza di genere culturale”. Zanzi parla alla serata organizzata alla Galleria Ghiggini di Varese, spiegando che “una serata sugli alberi deve essere ricca di cultura, non una cosa tecnica: di tecnica si può morire”.

Alla serata sugli alberi partecipa un folto pubblico, giunto alla galleria di via Albuzzi per ascoltare artisti, poeti, viaggiatori, fotografi. Un appuntamento simile era stato organizzato, lo scorso anno, al convegno sui Monumentali. Come quella volta, la serata sugli alberi organizzata da Daniele Zanzi è un dialogo tra chi fa arte e cultura, con l’agronomo che pungola, interviene, commenta, sorride ironico e malizioso quando l’Homo Radix, Tiziano Fratus, grande scopritore di alberi, grande viaggiatore, autore del libro lancia l’idea di realizzare un “Parco nazionale delle Alpi, un museo dedicato al più grande tesoro del Nord Italia. Altro che macroregione del Nord a guida leghista…”.

Immagini, parole, melodia. E gli alberi che la fanno da padroni. Sullo schermo si succedono i suggestivi “scatti” di Carlo Meazza, che sottolinea come le foto dedicate agli alberi varesini “raccontano la storia della città”. Versi dedicati agli alberi, i “Canti del giardino” sono quelli che legge Daniela Beolchi, per la quale gli alberi sono un ponte verso “una realtà ultraterrena”. Prende la parola anche Loris Ribolzi, scultore che dichiara di mantenere un “rapporto sensoriale” con gli alberi. Nuovo e interessante l’approccio di un architetto come Giuliana Gatti, che realizza con elementi vegetali microscopici allestimenti, un po’ nel solco della grandissima Christiane Löhr: “dò una seconda vita agli elementi meno nobili del verde – dice la Gatti -, quelli che cadono e che raccolgo”.

Daniele Zanzi è soddisfatto della serata. E per finire in bellezza legge alcuni versi di Nino Cimasoni, il “poeta-giardiniere”, cantore delle piccole cose. Mentre evoca quel mondo gentile, le note della sinfonia di Respighi I pini di Roma danno la buona notte a tutti.

22 novembre 2013
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