Varese

Varese, due tele del Legnanino alla Sala Veratti. Continua l’attenzione per il Sacro Monte

OLYMPUS DIGITAL CAMERADue grandi tele sono state collocate alla Sala Veratti di Varese. Raccontano due episodi della vita di Giuseppe. Sono opere del milanese Stefano Maria Legnani, più noto come il Legnanino e risalgono ai primi anni del Settecento. Facevano parte della cappella di San Giuseppe nel Duomo di Novara. Poi la cattedrale fu demolita e i due quadri finirono al Civico museo di Novara. Ora si trovano presso l’ex refettorio dell’ex convento di S. Antonino a Varese. E questo grazie alla sinergia tra Comune di Varese e l’associazione Varesevive, mentre un sostegno è assicurato da una serie di Rotary Club (Varese Ceresio, Sesto Calende Angera Lago Maggiore, Varese Verbano, Tradate, Varese), della Fondazione Comunitaria del Varesotto, del Comitato culturale del CCR di Ispra. Tutto questo sta dietro ad una piccola mostra dal titolo “Legnanino e la grande decorazione barocca al Sacro Monte sopra Varese” (che si può visitare fino al 26 gennaio 2014).

Al centro della mostra, presentata dall’assessore alla Cultura del Comune Longhini e da Giuseppe Redaelli, presidente di Varesevive, oltre che da Antonio Bandirali, responsabile del comitato del CCR di Ispra, dal conservatore Daniele Cassinelli, dai vertici del Rotary, due tele di grande interesse di un artista milanese che ha lasciato tracce a Varese, sia pure per quanto riguarda la sua produzione più tarda: Legnanino ha dipinto la pala d’altare  della cappella dell’Addolorata nel Santuario di Santa Maria del Monte (1693) e la XIV Cappella del Sacro Monte (1713). Un pittore che realizzò queste due tele dedicate alla vita di Giuseppe: in un caso narra il Sogno di Giuseppe, quando l’Angelo (un angelo stupendo, dai tratti femminei) invita Giuseppe a fuggire insieme a Maria e a Gesù. La seconda tela si riferisce invece al Transito di San Giuseppe, che ritrae il trapasso di Giuseppe assistito da Maria e Gesù, un dipinto certamente meno raffinato e originale del primo.

Comunque due opere che meritano di essere ammirate, come ha ricordato lo studioso Paolo Vanoli, che ha sottolineato l’importanza di esporre opere come queste consentendone la fruizione da parte del pubblico. Una formula, quella della piccola mostra corredata di materiali informativi presentati da video e pannelli sull’artista e il contesto in cui operò, sostenuta dalla sinergia tra pubblico e privato, che consente di realizzare a Varese anche qualche iniziativa dedicata all’arte, sia pure in un momento di scarsità di risorse.

 

17 novembre 2013
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