Varese

Varese, Univa alza il tiro su Letta, governo delle “larghe intese di comodo”

P2061060Si è riunita la Giunta, cioè l’organo direttivo allargato dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese, che ha come sempre esaminato la situazione economica attuale, riscontrando anche in questo territorio timidi segnali di ripresa ancora però insufficienti a dare una prospettiva di rilancio all’occupazione. Il cui andamento stagnante è ben rappresentato dal ricorso crescente delle ore autorizzate di cassa integrazione guadagni (+9,2% in provincia di Varese, da gennaio a settembre, rispetto all’analogo periodo dello scorso anno). Il che sta ad indicare chiaramente come si sia ancora lontani da una ripresa che possa dirsi tale. In effetti, rispetto all’agosto 2008, quando ebbe inizio l’attuale crisi dell’economia mondiale, l’industria italiana è ancora sotto del 25% rispetto ai volumi produttivi di allora.

Una scossa era attesa dall’impianto della legge di stabilità per il 2014, che non pare invece possa essere in grado di mantenere le promesse. Infatti:  le risorse stanziate per ridurre il cuneo fiscale, più volte sollecitate anche dall’Unione Europea, sono parse risibili. “Quattordici o diciotto euro lordi in più in busta paga - ha commentato il Presidente dell’Unione Industriali Giovanni Brugnoli (nella foto) - sono uno schiaffo morale”; mancano misure per stabilizzare la detassazione del salario di produttività; la riduzione dell’Irap per i nuovi assunti è così marginale che potrà difficilmente contribuire al rilancio dell’occupazione; l’alleggerimento della contribuzione obbligatoria è stato limitato alla sola contribuzione Inail, mentre avrebbe dovuto essere più esteso e incisivo; la deducibilità dell’Imu sui beni strumentali è limitata al 20% e solo per le imposte sui redditi, non per l’Irap. Già il fatto che si colpiscano fiscalmente beni non destinati al consumo ma ad una fruizione produttiva, è discutibile. In ogni caso, ridurre il peso d tale imposizione non è affatto un favore che si fa alle imprese, m significa accrescere la loro competitività rispetto alla concorrenza estera. 

Ora, nella fase di approvazione del provvedimento da parte del Parlamento, le linee guida per le relative modificazioni devono dunque puntare quanto meno a ricalibrare il taglio del cuneo fiscale e a ridurre l’impatto della nuova Service Tax sulle abitazioni, così da restituire un po’ di potere di acquisto alle famiglie. “La questione di fondo - ha osservato ancora il Presidente Brugnoli - è che ancora una volta ci si è limitati ad operazioni convenzionali di piccolo cabotaggio per accontentare tutte le parti politiche – o quasi – che compongono la maggioranza di Governo, finendo però per scontentare i cittadini e le parti sociali”.

I cittadini, perché la soppressione dell’IMU sulla prima casa finirebbe per essere sostituita, forse addirittura con un aggravio di imposizione fiscale, dalla nuova TASI. In altri termini: con una mano ci si riprende ciò che è stato lasciato dall’altra, in un gioco che sa tanto di presa in giro.  Le parti sociali, perché la richiesta prioritaria avanzata dal settore dell’economia e del lavoro, cioè la riduzione del cuneo fiscale, ha avuto una risposta del tutto insoddisfacente.

“Il Governo delle larghe intese - ha chiosato Giovanni Brugnoli - era nato per fare le riforme tanto attese. Invece, siamo alle politiche dei piccoli aggiustamenti. Sembra trattarsi di larghe intese di comodo”. “Siamo, sì, consapevoli della via stretta nella quale ci si sta muovendo - ha aggiunto -.  Le risorse a disposizione sono scarsissime e occorre quindi evitare atteggiamenti qualunquisti. Non ci si può peraltro rassegnare a politiche di piccolo respiro, insufficienti a rianimare il Paese dopo cinque anni di decrescita. Occorre riprendere uno slancio riformista se vi vuole uscire dalle secche del debito pubblico che ci stanno condizionando. Non più agendo sull’inasprimento della pressione fiscale, ma su quei meccanismi che determinano la dilatazione della spesa corrente. Sprechi, corruzione, evasione, costi della politica”.

“Occorre dire chiaramente - ha precisato il Presidente degli industriali -  che i tagli lineari, gli unici finora praticati anche dai Governi precedenti, se da un lato avevano il vantaggio di essere politicamente neutrali in quanto imponevano un quid di sacrifici a tutti i Ministeri indistintamente, dall’altro non solo non hanno portato a risultati significativi, ma hanno addirittura finito per penalizzare chi era già virtuoso lasciando invece ancora margini di tolleranza per chi virtuoso non era. Dai tagli lineari occorre avere il coraggio di passare a quelli selettivi”.

8 novembre 2013
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