Varese

Varese, la comunità islamica protesta per la nuova sede. E’ arrivata anche Al Jazeera

OLYMPUS DIGITAL CAMERADura presa di posizione da parte dei vertici del Centro culturale islamico di Varese sulla nuova sede (nella foto la conferenza stampa). Una vicenda che si protrae da lungo tempo e di cui ieri gli islamici hanno voluto sottolineare la gravità. Già due ipotesi sono state stoppate, ma al centro di via Giusti non si batte in ritirata. Anzi. “E’ inutile continuare a negarci un luogo dove riunirci, studiare e anche pregare – dice Giorgio Stabilini, leader della comunità islamica varesina -. Così come è fuorviante continuare a parlare di nuova moschea”. Stabilini sottolinea che la sede attuale presenta diversi problemi: non ci sono spazi per parcheggiare, c’è qualche problema al tetto per cui entra l’acqua piovana, è sempre meno adeguato ai tanti islamici che lo frequentano. “Abbiamo bisogno di una nuova sede – continua Stabilini -, che non ci può essere negata sostenendo che è un nuovo luogo di culto e dunque non è permesso: la preghiera del venerdì è solo una delle tante attività, non certo quella prevalente”.

Insieme a Samir Barudi e a Yaser Kadi, ieri Stabilini ha chiarito che non c’è alcuna intenzione di andare al muro contro muro. “Non vogliamo arrivare allo scontro frontale con l’Amministrazione comunale, ma chiediamo che il Comune e la maggioranza riconoscano che noi ci siamo e collaboriamo alla crescita della nostra città”. Un atteggiamento dialogante che sembra non trovare interlocutori in Comune a Varese. “C’è un’ostinata difficoltà nei nostri confronti, soprattutto da parte della Lega Nord – insiste il leader della comunità islamica -, ma se continueremo a registrare una chiusura nei nostri confronti dovremo ricorrere ad altri argomenti”.

Recentemente, racconta ancora Stabilini, una grande emittente li ha contattati per raccontare la loro difficoltà ad ottenere l’ok del Comune a realizzare una nuova sede. “Sì, è stata l’emittente Al Jazeera a contattarci per realizzare un’inchiesta televisiva. Una proposta a cui abbiamo risposto negativamente perchè amiamo troppo la nostra città e non vorremmo che un servizio del genere potesse penalizzarla, soprattutto in vista di Expo, a cui devono partecipare le delegazioni di tanti Paesi arabi”.

Se la questione non dovesse sbloccarsi, sono già state ipotizzate varie iniziative di protesta. “Se vedessimo che tutte le porte resteranno chiuse – sottolinea ancora Stabilini -, allora siamo pronti ad una forma di sciopero, astenendoci da ogni attività che svolgiamo in città: dal volontariato nello spalare la neve al donare sangue, fino all’acquisto di prodotti come il latte che viene consumato soprattutto nei Paesi del Maghreb”. Non solo: i leader della comunità islamica pensano anche alla politica. “Non escludiamo neppure di organizzarci e insieme alle altre comunità straniere preparare una lista da presentare alle prossime elezioni amministrative per rappresentare i nostri legittimi interessi”. E se anche tutto questo non bastasse, si potrebbe anche ricorrere all’aiuto degli avvocati contro il Comune.

 

8 novembre 2013
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Un commento a “Varese, la comunità islamica protesta per la nuova sede. E’ arrivata anche Al Jazeera

  1. giovanni dotti - Varese il 10 novembre 2013, ore 11:24

    Non capisco perche’ la nostra Amministrazione Comunale si ostina a non voler risolvere l’annosa questione del luogo di culto per la Comunita’ Islamica Varesina ma continua a creare ostacoli. Eppure la Costituzione (artt.3 e 8) parla chiaro, tutte le Religioni hanno quindi diritto ad avere sedi adeguate e decorose ove professare la propria fede. Auspico che presto si possa raggiungere un accordo in modo da eliminare incomprensioni e contrasti e vivere in un clima piu’ disteso e meno conflittuale, in vantaggio di tutti.

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