Varese

Varese, nel reading di Paul Polansky una Spoon River dedicata agli homeless

OLYMPUS DIGITAL CAMERAUn grande affresco di tante figure che vivono ai margini, senza sussidi, senza lavoro, ma con esistenze dignitose, capaci di fare i conti con un Paese che spesso non si preoccupa dei suoi “figli di un dio minore”. Ieri sera tanti hanno partecipato al bel reading organizzato al Twiggy, il locale trendy di Biumo Inferiore a Varese, dal poeta e performer Gaetano Blaiotta con il grande poeta americano Paul Polansky, che ha letto alcune tra le sue numerose poesie raccolte nel volume “Homeless in America” Voci dalla Strada (Left Curve Publications. Oakland, California), un’opera che ci restituisce tante esistenze perdute. A fare da colonna sonora, rarefatta e raffinata, Achille Giglio al contrabbasso. Presente anche Enzo Giarmoleo, traduttore dei versi dell’autore americano.

Un reading che ha saputo evocare gli uomini e le donne che vivono ai margini negli States, restituendo ai presenti la loro esistenza ricca di umanità e di sofferenza, sempre sull’orlo del precipizio. Persone di cui Polansky ha saputo cogliere l’anima più profonda, forte – come ha rimarcato Blaiotta in apertura – di una lunga vita dai tratti davvero romanzeschi, con esperienze che hanno portato Polansky a conoscere, vivendo con loro, i volti e le storie degli homeless americani.

Il risultato è stato un mosaico di storie che rievocano precedenti letterari illustri come lo Spoon River di Edgar Lee Masters. Ma anche la prova provata che la letteratura e la poesia possono avere ancora oggi, se autentiche come nel caso di Polansky, una natura civile, un urlo di indignazione, la possibilità di denunciare una società che dà di più a chi ha già di più togliendo a chi ha sempre di meno. Una lezione da non dimenticare.

7 novembre 2013
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Un commento a “Varese, nel reading di Paul Polansky una Spoon River dedicata agli homeless

  1. Jane Bowie il 7 novembre 2013, ore 13:38

    Polansky ha preso una grande decisione con questo libro, quello di mettere da parte la sua personale voce poetico e spendersi come “editor” scegliendo e presentando la parole dirette degli homeless che ha incontrato. Tanti, meno saggi e più narcisisti, avrebbero presentato la propria voce poetica come mezzo, in questo una delle tante grandezze di Polansky, appassionato dal mostrare e non dall’apparire.

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