Varese

Varese, stop a nuova casa per rifugiati al Colle Campigli. Si ripiega su Via Pola

Consultazione tra assessori Pdl in una pausa della riunione di giunta

Consultazione tra assessori Pdl in una pausa della riunione di giunta

“Sospeso”. Una semplice, innocente parolina che riassume i lunghi e complicati sforzi, all’interno della giunta comunale, per evitare la spaccatura sul progetto targato Caritas Ambrosiana relativo alla nuova sede per rifugiati da allestire a Villa Mater Dei, di proprietà dei gesuiti, che sorge sul Colle Campigli.  ”Il progetto è stato sospeso, né ritirato, né bocciato: è solo in attesa di ulteriori approfondimenti”, spiega l’assessore comunale a Persona e Famiglia, il Pdl Enrico Angelini, che ha portato e spiegato il progetto Caritas in giunta.

Sì, il rischio di spaccatura è stato più volte sfiorato nella riunione di giunta in Comune. Da una parte il Carroccio che, compatto, avrebbe votato contro il progetto, e dall’altra il Pdl che, invece, era favorevole al progetto della nuova sede, fatta eccezione dell’assessore Clerici, che si sarebbe astenuto, non convinto del progetto, ma neppure disposto a votare diversamente dal Pdl. Si fosse andati al voto in giunta, il progetto sarebbe stato bocciato.

Dopo una sosta per consentire al sindaco Fontana e al vicesindaco Baroni di partecipare ad una conferenza stampa in Sala Matrimoni, e servita ai due partiti per trovare una via d’uscita, si giunge alla soluzione: il progetto viene sospeso in attesa di approfondimenti. Spiega ancora l’assessore Angelini che si ragionerà sul numero di rifugiati da ospitare e sul luogo: Villa Mater Dei, infatti, non è stata “azzonata” con la destinazione d’uso adeguata. In altre parole, nel Pgt il luogo previsto dal piano Caritas non è stato destinato all’assistenza di stranieri.

La questione della nuova sede per richiedenti asilo a Varese nasce dalla richiesta del governo di aumentare i posti disponibili per rifugiati da 5mila a 16mila in tutta Italia, inquadrati nello Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) finanziato dal Ministero degli Interni mediante la Regione. Una richiesta a cui rispondere rapidamente, dato che sta per scadere la convenzione che riguarda al momento la sede di via Pola. Se non si aumentano i posti, dal Ministero verrebbero meno i fondi.

Ma è proprio su via Pola che si sta concentrando l’attenzione della giunta comunale. Si punta a rivedere il numero dei posti da aumentare: a Varese, si dovrebbe passare da 18 a 30 posti. Si cerca di abbassare il numero dei nuovi posti, e di verificare se possano essere ospitati in via Pola. Quest’ultima sarebbe una soluzione che potrebbe essere accettata anche dai leghisti, che potrebbero giustificare con più facilità la scelta di confermare una struttura già esistente, e non molto più ampia che in passato. Se, al contrario, fosse impossibile puntare su via Pola, non ci sarebbero alternative. E, scaduta la convenzione, a Varese non arriverebbero più risorse, neppure per tenere aperta via Pola.

16 ottobre 2013
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi