Varese

Varese, sì all’integrazione dei bambini stranieri: riparte Centro di prima alfabetizzazione

I bambini, gli insegnanti e l'assessore Angelini

I bambini, gli insegnanti e l’assessore Angelini

Ripartito questa mattina, presso la scuola primaria Galilei di Avigno, il Centro di prima Alfabetizzazione, un’esperienza che prosegue da anni e che da un paio di anni si è spostata in questa scuola. L’anno scorso gli iscritti erano 24. Oggi il centro è cresciuto e comprende 44 bambini, dei quali 23 di scuola primaria e 21 di scuola secondaria di primo grado, provenienti da molteplici paesi. Sono infatti presenti 17 etnie: Albania, Colombia, Costa d’Avorio, El Salvador, Equador, Filippine, Grecia, Inghilterra, Libano, Pakistan, Perù, Repubblica Dominicana, Romania, Senegal, Siria, Tunisia, Ucraina. Sono presenti tre insegnanti: due educatrici comunali ed un’insegnante assegnata dall’UST.

“Continuiamo con convinzione questa esperienza – dichiara l’assessore del Comune a Persona e Famiglia, Enrico Angelini -, considerati i risultati positivi che abbiamo registrato negli anni scorsi. Diamo ancora una volta l’opportunità di un percorso di integrazione a quei bambini di famiglie che sono giunte a Varese per trovare lavoro”. “L’integrazione – continua l’assessore Pdl – va governata con percorsi e strumenti adeguati. Capaci di garantire un vantaggio alle persone che arrivano e alla nostra comunità cittadina”.

La dott.ssa Benetti ha portato i saluti del dirigente Claudio Merletti, sottolineando “la validità di questo comparternariato, adoperandoci insieme perchè questo tipo inserimentto porti frutti positivi”. “L’UST – precisa – ha collaborato con un’insegnante per il centro, ed un’insegnante di scuola superiore per l’attività di orientamento”. “Non è il primo anno di attività – ha aggiunto il dirigente Antonellis -: dobbiamo lavorare per consolidare e migliorare l’ esperienza,con un impegno sempre maggiore delle istituzioni in fatto di risorse”.

Il centro si rivolge a bambini stranieri neo-arrivati in Italia nella fascia di età 6-14 anni. Partendo dalla convinzione che il bambino che arriva non è un alunno “che non sa”, ma un bambino che porta con sé una propria lingua e competenze acquisite nella scuola di origine e nella sua famiglia, i minori sono i destinatari di interventi educativi e pedagogici finalizzati all’ individuazione e valorizzazione delle loro potenzialità. Il “neo-arrivato” straniero infatti, spesso, fa fatica ad esprimere e ad utilizzare le proprie conoscenze e competenze a causa delle indubbie difficoltà linguistiche, dell’inserimento in un contesto nuovo, con persone nuove, con abitudini e costumi differenti.

I bambini frequentano il centro per un periodo intensivo appena arrivano in Italia dall’estero, per poi venire inseriti progressivamente nelle classi e scuole di appartenenza entro pochi mesi. Il periodo di frequenza può variare da un minimo di qualche settimana fino ad un massimo di tre mesi a seconda del grado di apprendimento raggiunto dal bambino Il tempo dedicato all’accoglienza del minore straniero viene potenziato con il coinvolgimento della famiglia. Sono infatti programmati incontri specifici prima dell’inserimento in classe del minore che permettono di orientare ed informare adeguatamente il nucleo familiare ottimizzando l’impiego dei mediatori culturali. In classe sono promosse anche attività di laboratorio che permettano al minore straniero di esprimere stati d’animo ed emozioni, di interagire con i compagni e gli educatori in una situazione di gioco.

 

14 ottobre 2013
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi