Varese

Varese, monsignor De Scalzi: Martini ha anticipato la Chiesa di papa Francesco

La relazione di Monsignor Erminio De Scalzi

La relazione di Monsignor Erminio De Scalzi

Davvero opportuna la scelta del Decanato di Varese di dedicare un pomeriggio di riflessione sulla figura e il magistero del cardinale Carlo Maria Martini, per 22 anni – dal 1980 al 2002 – al vertice della diocesi ambrosiana.  Opportuna perchè c’è il rischio di dimenticare, dopo i giorni del primo anniversario della morte, caduto a fine agosto, una figura così complessa e decisiva nella vita della Chiesa italiana, ma spesso anche controcorrente e generosamente innovativa. Un rischio che le testimonianze che oggi si sono potute ascoltare in viale Borri, presso il convento dei Cappuccini, hanno certamente scongiurato.

I relatori che hanno proposto ricordi e riflessioni si sono alternati al tavolo del convegno per le famiglie “Rapporto fede e famiglia. L’eredità spirituale di Carlo Maria Martini”. Dopo il videomessaggio del vaticanista del Tg1 Aldo Maria Valli, che ha proposto ricordi e considerazioni sul ruolo di Martini nella Chiesa italiana e nella vita della diocesi ambrosiana, ha preso la parola il vescovo monsignor Erminio De Scalzi, vicario episcopale della Diocesi di Milano e primo segretario personale del Cardinal Martini, che ha proposto una lunga relazione, intrecciando una consuetudine quotidiana con l’arcivescovo ad una densa riflessione religiosa e non solo sul magistero martiniano. Una riflessione che De Scalzi ha presentato come “la testimonianza di un famiglio”. 

Monsignor De Scalzi ha ripercorso la presenza martiniana a Milano per capitoli. A partire dall’ingresso nella metropoli “a piedi, avvolto in mantello nero, con il Vangelo tra le mani”. Da quel momento la presenza di Martini si è legata ad una concezione della Chiesa che, ha sottolineato De Scalzi, “sembra la descrizione della Chiesa di papa Francesco”: “Martini pensava ad una Chiesa povera, libera, ‘sciolta’ da potere e ricchezza, capace di riformare se stessa, aperta al dialogo con tutti”. Tuttavia, De Scalzi ha rimarcato come spesso di Martini sia stata data un’immagine ingiustificata: “E’ sbagliato guardare a Martini come icona del vescovo del dissenso: le sue posizioni critiche erano l’esito del dubbio, espressione di un uomo interrogante”.

Per monsignor De Scalzi, nel caso di Martini, “l’ultima omelia è stata la sua malattia: un evento davvero drammatico per lui, uomo della Parola, il fatto di non riuscire più a parlare”. L’ultima stagione della sua vita, dominata dal Parkinson, ha portato Martini a “comunicare solo con l’intensità dei suoi occhi azzurri e intelligenti”.

 

13 ottobre 2013
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