Varese

Varese, presidio di solidarietà ai profughi. A Marzio sospeso lo sciopero della fame

Un gruppo di profughi presenti al presidio organizzato a Varese dai sindacati

Un gruppo di profughi presenti al presidio organizzato a Varese dai sindacati

Un racconto drammatico, quello dell’ultrasessantenne Abobakr Bafadhl, profugo proveniente, insieme a moglie e due figli, dalla Somalia e sbarcato a Malpensa nell’estate scorsa. E’ uno dei richiedenti asilo che ha a Monte Marzio ha fatto lo sciopero della fame. A Marzio sono 25 i profughi e hanno diverse provenienze: giungono da Somalia, Siria, Eritrea, Iran, Libano, Afghanistan, Albania, Togo, Palestina, tutti Paesi che presentano condizioni di grande difficoltà. Ieri sera, insieme ad altri suoi compagni di sventura, Abobakr si trovava al presidio con fiaccole organizzato da Cgil, Cisl e Uil in piazza del Garibaldino, un presidio al quale hanno aderito diverse associazioni, tra le quali Acli e Libera.

“Sì, abbiamo sospeso lo sciopero della fame – ci racconta il profugo – in seguito all’incontro tra una  delegazione sindacale e il Prefetto di Varese”. Prosegue: “quando abbiamo messo piede a Malpensa, ci hanno assicurato che la nostra era una sistemazione provvisoria. Ma così non è stato. Siamo in questo albergo da mesi e finora nulla si è mosso”. Abobakr chiede di avere una sistemazione più adeguata, per lui, per sua moglie (che ha problemi fisici) e per i suoi figli. “Ho bisogno di abitare in un appartamento”. La domanda sullo sciopero della fame è inevitabile: proseguirà? “Al momento, come ho detto, abbiamo ripreso a mangiare, ma se le cose non cambiano, certamente lo riprenderemo”.

Dal sindacato viene un cauto ottimismo. Come spiega Oriella Riccardi, della segreteria Cgil di Varese, “abbiamo avuto comunicazione dal Prefetto che 9 profughi su 25 (quanti sono presenti a Marzio, ndr.) vengono trasferiti. Un fatto certamente importante e positivo. Il problema è che siamo in presenza ad arrivi continui e che i numeri sono in salita”. Cè come spiegano i sindacati, sistemazioni come quelle di Marzio sono provvisorie, ma possono essere congelate per mesi, se non ci sono altre sistemazioni, più adeguate, che possano accogliere i profughi. Qui a Varese, insomma, si è assistito ad un problema relativo al Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR). Il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati è costituito dalla rete degli enti, ed è accaduto che non sia riuscito a garantire il passaggio dalla prima accoglienza ad una accoglienza di secondo livello.

“Sì, la prima accoglienza deve essere superata – dice Sergio Moia, segretario della Cisl dei Laghi -. E il problema può essere risolto avendo a disposizione più risorse. Certamente dobbiamo ricordare che i tanti che arrivano sui barconi sono, per la grandissima parte, profughi, uomini e donne che arrivano da Paesi in guerra o dove non sono salvaguardati i diritti civili”. Come sottolinea Moia, “in questa difficile situazione, ci pare positiva la conferma, da parte del ministero, che l’Ue abbia deciso di allargare i cordoni della borsa: dunque, dal prossimo gennaio, per quanto riguarda il secondo livello di accoglienza si passerà da 8 a 16 mila posti disponibili”.

 

12 ottobre 2013
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