Varese

Varese, legge sul femminicidio, affollato confronto organizzato da Fidapa

Un momento del dibattito organizzato da Fidapa. Da sinistra, Coletta, Giovannini, Maschi

Un momento del dibattito organizzato da Fidapa. Da sinistra, Coletta, Giovannini, Maschi

Con il titolo “Dall’urlo alla parola. Decreto legge femminicidio” si è aperto il nuovo corso della Fidapa di Varese presieduto da Marisa Coletta. Un dibattito, moderato da Doriana Giudici, che si è svolto in una affollata sala del Caffè Zamberletti, e che si è incentrato sul dramma delle numerose morti violente delle donne, spesso causate in ambito famigliare.

“E’ una delle nostre battaglie, quella di batterci contro i maltrattamenti che subiscono le donne – ha detto in apertura del confronto la presidente Coletta -. Il decreto sul femminicidio ci pare inadeguato: riduce il tema solo ad un problema di sicurezza, non contiene assistenza psicologica per gli uomini e non prevede tutto il grande tema della prevenzione. Però ci sembra anche un segno di una nuova consapevolezza”. Il neo-presidente ha sottolineato che Fidapa ha aderito al movimento “Se non ora, quando?”.

Diversi gli interventi che si sono alternati nel dibattito. L’avvocato Marzia Giovannini ha ripercorso i temi contenuti nella nuova normativa sul femminicidio, non prima di avere comunicato ai presenti l’approvazione alla Camera del decreto approvato dal governo alle soglie del ferragosto. Come ha sottolineato la Giovannini, in realtà il decreto riguarda la violenza di genere, che comprende più fenomeni, come i maltrattamenti in famiglia, lo stalking, la violenza sessuale. L’avvocato varesino ha riassunto i diversi elementi di criticità presenti nel decreto: “Il fenomeno del femminicidio non è un’emergenza, ma una malattia cronica, e dunque è inadeguato uno strumento di emergenza come quello scelto dal governo”. Importante, secondo la Giovannini, l’intento preventivo: “sono stati trovati 10 milioni da destinare alle associazioni”.

Tra le novità introdotte dalla nuova normativa, ci sono aggravanti per reati già esistenti. Un’aggravante riguarda il tema della “violenza assistita” (quando minori assistono a violenze). Per quanto riguarda lo stalker, scatta l’aggravante a prescindere dal fatto che il coniuge che fa stalking sia legalmente separato. Sul fronte processuale, la Giovannini ha rimarcato i nuovi obblighi di informazione a vantaggio delle vittime. E poi sono stati estesi gli obblighi di arresto in flagranza in caso di maltrattamenti domestici e stalking. Significative anche misure pre-cautelari come l’allontanamento da casa che possono essere messe in atto direttamente da ufficiali e agenti di Polizia. Infine, per quanto riguarda le donne straniere vittime di violenza, esse si vedranno riconosciuto un diritto di soggiorno per motivi umanitari.

E’ poi intervenuto Giovanni Maschi, ispettore superiore della Squadra Mobile della Questura di Varese. Maschi ha ricordato i numeri del fenomeno, che gode oggi di maggiore attenzione mediatica: dall’inizio dell’anno, sono state 112 le persone indagate e arrestate, e di questo numero il 60% proviene da reati come i maltrattamenti in famiglia, violenze sui minori, atti persecutori. Il funzionario ha sottolineato il lavoro fatto in stretto contatto con la rete delle associazioni che si occupano di questi problemi. Infine Maschi ha ricordato anche l’importante protocollo sottoscritto lo scorso anno da Questura, Asl e Procura relativamente all’intervento già al Pronto Soccorso quando vi giungano minori e donne vittime di violenza.

Assai critica sulla nuova legge l’intervento di Gabriella Sbreviglieri - ex Consigliera di parità della Consulta Provinciale Femminile. Per la Sbreviglieri il tema è all’ordine del giorno per l’impegno dei media e dei centri anti-violenza operanti sul territorio. “Per quanto riguarda il decreto – ha detto la Sbreviglieri – esisteva già una ricca strumentazione giuridica, ma spesso è stata applicata male”. Rilievi critici della Sbreviglieri anche verso la querela d’ufficio in caso di violenza. “No, si deve uscire dalla logica di tutela: la donna deve essere d’accordo con la querela”. E’ poi fondamentale, per quanto riguarda la nuova legge, il confronto con le associazioni che ogni giorno sono impegnate su questi drammatici temi. Al termine del suo intervento la Sbreviglieri ha auspicato un momento pubblico da organizzare in centro a Varese per sensibilizzare tutti sul femminicidio.

 

10 ottobre 2013
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