Varese

Varese, all’Insubria una Pozzi inedita nello spettacolo della Vergani

Elisabetta Vergani in scena

Elisabetta Vergani in scena

Non poteva esserci scelta migliore, nell’ambito del progetto dei Giovani Pensatori, per mostrare quanto il teatro possa offrire spunti di riflessione sull’uomo e di comprensione del mondo. La scelta degli organizzatori è caduta sullo spettacolo “L’infinita speranza di un ritorno. Vita e poesia di Antonia Pozzi”, che è stato messo in scena ieri sera dal Teatro Farneto sul palco dell’Aula Magna dell’Università dell’Insubria, con Elisabetta Vergani protagonista unica e di grande intensità nel riproporre una complessa figura del panorama letterario, dai molti e profondi rapporti con la cerchia di pensatori che gravitavano attorno ad Antonio Banfi, oltre che lo stesso Banfi.

La serata è stata introdotta dal professor Fabio Minazzi, responsabile del progetto Giovani Pensatori, che ha inquadrato lo spettacolo in una serie di iniziative che proseguiranno con un grande convegno sulla figura di Banfi, a cui sarà dedicato un grande convegno il 25 e il 26 ottobre. Minazzi ha anche anticipato la pubblicazione del volumetto “Nel sorriso banfiano”, scritti, cartolettere e foto inedite per Alba Binda, grande amica della Pozzi. Alcuni membri della famiglia Binda hanno assistito allo spettacolo.

Lo spettacolo con la regia di Maurizio Schmidt ha ricostruito gli ultimi dieci anni della vita della Pozzi, dal 1928 al 1938, attingendo pensieri e parole da lettere e versi. Una vita raccontata attraverso una serie di illuminanti flash dedicati ai rapporti famigliari, alle amicizie, alle vacanze, ma soprattutto alla poesia della Pozzi. Ma lo spettacolo consegue un risultato apprezzabile: sottrae la Pozzi a letture astratte, quasi ireniche della poetessa, assai diffuse, per restituirle al contrario una densità umana e un radicamento storico il più delle volte rimossi. E’ il caso del rapporto della Pozzi con il mondo contadino, i contatti con in fenomeni di povertà della Milano anni Trenta. Oppure: la lacerante consapevolezza, nel ’38, di ciò che contenevano le leggi razziali come si deduce dalle parole affidate ad una lettera inviata a Paolo Treves che fugge in Inghilterra.

A rendere ancora più intenso lo spettacolo alcuni documenti sonori, come alcuni frammenti dei roboanti discorsi del Duce o alcune note della canzone tedesca Lili Marleen, alcuni oggetti di scena della stessa Pozzi, il commento sonoro live di Filippo Fanò e Carlo De Martini.

Erano presenti allo spettacolo Nino Baseotto, segretario della Cgil Lombardia, e l’ex segretario generale della Cgil di Varese, Franco Stasi con la moglie.

5 ottobre 2013
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