Politica

Colloquio Napolitano-Letta, il premier non si dimette e va in Aula

parlamentNessuna dimissione d parte del premier Enrico Letta, almeno per il momento. Questo è il risultato del colloquio che in serata si è verificato tra il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e lo stesso Letta. E’ ciò che si legge in una nota diffusa dalla presidenza della Repubblica al termine dell’incontro.

Ecco la nota del Colle dopo l’incontro Letta-Napolitano. “Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ricevuto questa sera al Quirinale il Presidente del Consiglio dei ministri on. Enrico Letta, accompagnato dal Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio Filippo Patroni Griffi. È stata attentamente esaminata la situazione che si è venuta a creare a seguito delle dichiarazioni del Presidente Berlusconi e delle dimissioni rassegnate dai ministri del PdL in adesione a quell’invito. Il succedersi nella giornata odierna di dichiarazioni pubbliche politicamente significative dei ministri dimissionari, di vari esponenti del PdL e dello stesso Presidente Berlusconi ha determinato un clima di evidente incertezza circa gli effettivi possibili sviluppi della situazione politica”.

La nota conclude: “Da ciò il Presidente del Consiglio ha tratto, d’intesa con il Presidente della Repubblica, la decisione di illustrare in Parlamento – che è la sede propria di ogni risolutivo chiarimento – le proprie valutazioni sull’accaduto e sul da farsi. Il Presidente del Consiglio concorderà la data dei dibattiti con i Presidenti delle Camere”.

Se il premier decidesse di rinnovare la fiducia, a Palazzo Madama sarebbero 161 i voti necessari a sostenere l’esecutivo, visto che alla Camera il centrosinistra ha la forza di andare avanti anche da solo insieme a Scelta civica.

Al Senato il Pd, con il gruppo delle Autonomie e Scelta civica può contare su soli 138 voti. Si potrebbero contare anche i senatori a vita che possono ingrossare le fila di una possibile maggioranza, ma siamo sempre a 143, forse qualche dissidente del Movimento 5 stelle, ma neanche quelli sarebbero sufficienti. Perciò si lavora sui senatori del gruppo Gal (in tutto sono 10) anche se Miccichè garantisce sulla fedeltà a Berlusconi di alcuni di loro.

 

29 settembre 2013
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi