Varese

Varese, la lunga storia dell’oratorio San Vittore. E i ricordi di Angelo Monti

Angelo Monti all'inaugurazione della mostra sull'oratorio di San Vittore

Angelo Monti all’inaugurazione della mostra sull’oratorio di San Vittore

Si sono svolte le iniziative che hanno celebrato il mezzo secolo di vita dell’Oratorio San Vittore, inaugurato dal cardinale Montini in via San Francesco nei primi anni Sessanta. Una giornata di festa che è iniziata con la messa in basilica, concelebrata da diversi sacerdoti e presieduta dal prevosto monsignor Gilberto Donnini. Al termine della cerimonia religiosa, taglio del nastro di una mostra di immagini, documenti, oggetti all’interno dell’Oratorio, una bella rassegna curata da Riccardo Lupo e basata in larga parte sulle foto in bianco e nero conservate in grandi album. Tante le foto di momenti di festa e di preghiera, tanti gli ex ragazzi dell’oratorio, ora attempati signori, che si riconoscevano in qualche immagine. E poi i tanti assistenti dell’oratorio, sacerdoti che hanno intrecciato la loro vita con l’oratorio varesino.

Ad inaugurare la mostra, il prevosto monsignor Donnini e il vicesindaco Carlo Baroni. Accanto a loro, un veterano dell’oratorio, l’ultraottantenne Angelo Monti, anche lui presente alle iniziative programmate per i 50 anni della nuova sede dell’oratorio San Vittore.

Una storia importante, che affonda le radici lontano, dato l’oratorio è nato a Varese ai primi del Novecento, nella sede di via Como. Una lunga storia che ricorda, per successivi passaggi, uno dei veterani dell’oratorio, l’ultraottantenne Angelo Monti, già vicesegretario generale della Camera di commercio di Varese. Monti ricorda tante vicende, tanti protagonisti, sulla scorta di ciò che sentiva raccontare dai suoi nonni, dai suoi genitori, ma anche sulla base dei suoi stessi ricordi personali. Tra i tanti che ricorda, c’è don Franco Rimoldi. “Assistente dell’oratorio, don Franco me lo ricordo bene – dice Monti -. Nel ’44 venne arrestato dalla Gestapo e spedito a San Vittore perchè aveva aiutato tanti ebrei perseguitati”. Un uomo che ha lasciato una traccia indelebile nella storia della chiesa varesina e della città. “Scriveva versi in dialetto che donava agli sposi novelli – continua Monti -. A me invece donò un acrostico, che ricordo ancora a memoria”. 

Una realtà importante, l’oratorio San Vittore, che ha visto tanti ex ragazzi fare carriera. Tra le immagini sui pannelli si nota un ragazzino elegante e con un sorriso appena abbozzato sulle labbra: è Ettore Mocchetti, storico direttore di AD. Una fascia cinge il ragazzino. “Sì, Mocchetti è stato il primo sindaco della Cittàvitt”. Negli anni Cinquanta i ragazzi eleggevano i loro rappresentanti, giunta e primo cittadino. E Mocchetti era stato il primo ad essere eletto sindaco. Un’idea di don Antonio Bertolotti, assistente d’oratorio a metà anni Cinquanta. In un’altra foto si vede Giuseppe Vimercati, altro ex oratoriano che ha scelto la strada dell’imprenditoria.

Ma Angelo Monti non può non ricordare anche “Pasqualino” Macchi, monsignor Pasquale Macchi, che diventò segretario di Paolo VI, sempre vicinissimo all’oratorio San Vittore. Monti ricorda che i suoi genitori gli raccontavano come Macchi, ancora un ragazzino, andava alla domenica a vendere door to door una rivista come Pro Familia. Così come non dimentica, il Monti, la vicenda della pistola che, all’ingresso della Gestapo nell’ufficio dove si trovavano i resistenti Dc, Mario Ossola, futuro sindaco della città, passa furtivamente a Pasquale, che la fa scomparire abilmente.

Insomma, tanti uomini, tante storie. L’oratorio varesino è stato anche tutto questo. E ora una mostra ripercorre questa ricchezza, che si è intrecciata strettamente con la vita religiosa e civile della città giardino.

15 settembre 2013
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