Varese

Il 25 aprile senza retorica raccontato da Giannantoni nell’ultimo libro

Franco Giannntoni nel corso della presentazione del volume al Twiggy di Varese

Franco Giannntoni nel corso della presentazione del volume al Twiggy di Varese

Resta davvero una sconcertante eccezione, Franco Giannantoni, che nel corso del tempo ci ha regalato diverse opere approfondite e di grande spessore etico. Opere di storia con spessore etico? Sì, dato che, nonostante la moda della rimozione e della superficialità, Giannantoni ha continuato imperterrito a scavare, confrontare fatti e documenti, per ritrovare quelle radici che ci aiutano a comprendere molto di noi e degli altri, oggi.

Non fa eccezione il volume “I giorni della speranza e del castigo. Varese 25 aprile 1945″, pubblicato da Emmeeffe edizioni di Varese. Un volume dal respiro enciclopedico, ma scritto con lo stile di un romanzo, avvincente e veloce, nonostante la mole delle sue quasi 700 pagine. Già eravamo abituati a ripercorrere quegli anni che lo stesso storico varesino definì, con tagliente precisione, gli anni della “notte di Salò”. Qui Giannantoni isola la velenosa coda di quella stagione, quei giorni che segnarono la fine del fascismo e l’inizio del dopoguerra. Una fotografia ricchissima di vicende personali e collettive, che produce diversi effetti in chi legge.

La prima impressione è che, almeno guardandola dal punto di vista di Varese, tanta recente pubblicistica (non importa se pubblicata da destra o da sinistra, anzi è stata più copiosa da sinistra) sui “vinti” viene qui assai ridimensionata. 12 furono i condannati a morte dal Tribunale del Popolo, morti certamente drammatiche, ma che riguardarono gli alti vertici di un regime sanguinario come Salò. Per quanto invece riguarda la Corte d’Assise straordinaria, nel libro di Giannantoni si legge che ci furono oltre 300 processi, 17 condanne a morte, una sola eseguita. Così come, in quel di Varese, gli omicidi “per vendetta” si esaurirono rapidamente, e comunque su tutto presto si posò il macigno dell’amnistia Togliatti che permise anche ad efferati torturatori di tornare in libertà.

C’è poi da dire che il volume di Giannantoni – e non è la prima volta – toglie ogni velo di retorica ai primi anni del dopoguerra, mostrando la nuda verità. Avrebbe meritato una pubblicazione a sè l’ultimo capitolo del libro, quello relativo alla vicenda delle aziende che avevano fatto profitti con tedeschi e con fascisti. Una vicenda che, in nuce, prefigura alcuni sviluppi che si sono verificati nella storia della nostra Repubblica. Con una indagine piuttosto rapida, come scrive Giannantoni, riportando il quotidiano locale, “erano stati accertati complessivamente 400 milioni di profitti illeciti, briciole per una provincia molto ricca e che aveva intrattenuto ottimi rapporti con il potere politico”. Lo storico varesino, citando solo le iniziali delle varie aziende del territorio, ci racconta una serie di vicende ben poco esaltanti.  Ma che ci ricordano come il sogno di una Italia diversa e rigenerata, spesso evocata da tanti resistenti condannati a morte, era destinato ad infrangersi.

Dunque, un’opera, questa appena pubblicata, capace di mostrare una grande freddezza, di non cullarsi in facili retoriche, ma di darci ancora una volta un ritratto di Varese fuori dai miti e dai riti che spesso ancora oggi si leggono qui e là. Non saremo mai abbastanza grati a Giannantoni per il suo impegno che dovrebbe essere maggiormente riconosciuto in una città che fa presto a dimenticare.

15 settembre 2013
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi