Varese

Varese, Caserma Garibaldi, Azzalin: interpretiamo i segni del degrado

Dino Azzalin

Dino Azzalin

Riceviamo in redazione e volentieri pubblichiamo la lettera di Dino Azzalin, poeta ed editore, organizzatore di diversi eventi culturali in città, che interviene sull’ex Caserma Garibaldi in piazza Repubblica a Varese, un edificio che si trova in uno stato di grave degrado e che è tornato alla ribalta per i problemi al muro di cinta:

 

Natura non facit saltus (lat. «la natura non fa salti»). Già presente nella cultura antica almeno dai tempi di Aristotele, e fu ripresa prima da Leibeniz e poi da Carl von Linnè detto “Linneo” in italiano nell’opera Philosophia Botanica, pubblicata a Stoccolma nel 1751. Sentenza con la quale si intendeva affermare che ogni cosa in natura avviene secondo leggi fisse e tutto quel che si inghiotte con la forza viene risospinto fuori con la forca e a proposito del crollo di un muro di cinta della Caserma Garibaldi, la natura delle cose ha annunciato inesorabilmente, che più delle parole dei tecnici, dei politici (decaduti o decadendi a parte), e della gente possono la natura e il tempo.

Un albero che fa il suo mestiere, cioè riappropriarsi di quello spazio verde in cui era stato prima, sgretolando l’opera dell’uomo (il muro e l’incuria) rendendola polvere.

Io credo che tutti noi, amministratori compresi, dovremmo interpretare in modo intuitivo, questi segni che al di là delle Cassandre o dei castighi divini, ci dicono che vista l’ora buia, (finanziariamente parlando), di pensare più alla natura che ai financial project, e stavolta le ruspe del Verde pubblico del Comune di Varese, a mio avviso sono interpreti positivi e chiari degli indici di direzione.

Dino Azzalin

 

12 settembre 2013
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Un commento a “Varese, Caserma Garibaldi, Azzalin: interpretiamo i segni del degrado

  1. Menta e Rosmarino il 12 settembre 2013, ore 15:46

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