Lettere

Crisi siriana, lettera di un pacifico

Faccio due semplici e brevi premesse. Io appartengo ad una generazione che ha sempre guardato con ammirazione agli USA. Ne abbiamo sempre visto i lati migliori. L’immensa libertà e l’immensa capacità di sognare. Ci siamo innamorati dei Kennedy, del cinema americano e dei suoi giornalisti veri “cani da guardia della democrazia”.

Io ho fatto l’obiettore di coscienza. Non ho fatto il militare come tanti miei coetanei. L’ho fatto quando costava farlo perché si facevano 18 mesi e non 12. L’ho fatto facendo l’assistente domiciliare ai servizi sociali.

Sono un pacifico, ma non sono un pacifista. Oggi sento che occorre muovere guerra alla Siria perché ( forse ) il suo regime ha “gassato” più di 3000 persone in maggioranza civili. Il Presidente americano, nobel per la pace, ha detto che quello, l’uso dei gas, era un limite da non valicare.

Nel conflitto siriano che dura da più di due anni sono già morte oltre centomila persone. Che forse quelle centomila persone sono insignificanti? Il presidente americano, nobel per la pace e icona della “nuova sinistra”, ha detto che l’uso dei gas, l’arma dei gas per uccidere le persone, è un atto criminale che non può essere lasciato impunito.

Che forse l’uso delle altre armi, delle armi che hanno portato alla morte di più di centomila persone non è anch’esso un atto criminale che non può essere lasciato impunito?

Lo confido sinceramente. Mi sento perso. Mi sento perso perché vedo l’inutilità dell’Europa. Vedo che da due anni si uccidono persone, uomini, donne e bambini e adesso si dice che è stato superato il limite. Già come se in una assurda contabilità di morte quei centomila non contassero nulla.

Mi sento perso perché vedo molta ipocrisia in giro. Vedo guerra che chiama altra guerra. Morte che chiama altra morte. E perché vedo un premio nobel per la pace e di cui non ricordo neanche più perché gli è stato dato questo premio che non è in grado di uscire da questa situazione. E perché vedo una intera politica estera che doveva ridisegnare i confini politici dell’intero mondo arabo rivelarsi un fallimento come un fallimento era stata quella dei “neocon” di Bush junior. E vedo un piccolo uomo vestito di bianco che solo ha alzato la voce contro l’ipocrisia e che ha spinto milioni di persone nel mondo a fare un piccolo gesto.

L’autocrate di Mosca non lo considero certo. Sono un pacifico e non sono un pacifista. Anzi i pacifisti soprattutto se nostrani con tutto il loro bagaglio di retorica antiamericana sessantottina e fintamente progressista non li sopporto proprio. Ho condiviso quando la Nato intervenne in Kossovo a fermare la soldataglia serba, ma ora mi chiedo che differenza c’è tra i gas siriani e le bombe all’uranio impoverito di Clinton?

Credo ancora nella bandiera a “stelle e strisce” e nell’Europa e credo che Assad sia un criminale forse neanche tanto diverso da quelli che oggi lo combattono.

Vedo molta ipocrisia in giro e vedo un piccolo uomo vestito di bianco che onora il nome che si è dato. Francesco. Vedo molta ipocrisia in giro, ma vedo anche l’incapacità degli Stati occidentali, delle democrazie con la propria presunta superiorità morale, etica e civile a imporre soluzioni senza usare i muscoli.

Sono un pacifico e non un pacifista, ma mi chiedo che mondo stiamo costruendo?

Roberto Molinari

Segretario Cittadino PD

Varese

9 settembre 2013
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