Milano

Parte il Milano Film Festival, dieci giorni di cinema sempre più internazionale

esternoAl via la 18° edizione di Milano Film Festival, in programma nella metropoli dal 5 al 15 settembre. Centro nevralgico del festival sarà come sempre il Teatro Strehler di Milano, con il suo Sagrato, e il Teatro Studio, al quale si affiancheranno il Parco Sempione, la Triennale di Milano – Teatro dell’Arte, lo Spazio Oberdan, la Cascina Cuccagna, l’Auditorium San Fedele e l’Area Ex Bazzi, che si animeranno per 11 giorni di cinema, musica e incontri con ospiti e registi internazionali.

La diciottesima edizione prosegue il percorso iniziato dai due direttori Alessandro Beretta e Vincenzo Rossini, che anche quest’anno curano un festival attento alle nuove produzioni e al cinema indipendente, che presenta circa 200 opere in arrivo da tutto il mondo, tracciando un percorso tra le più coraggiose cinematografie internazionali, raramente visibili in sala, tra anteprime e incontri con i talenti emergenti.

Il festival è sostenuto dal Comune di Milano – Assessorato alla Cultura e dal Programma Media dell’Unione Europea, e ha ricevuto il patrocinio di Expo 2015. Tra i partner, confermano ancora una volta la partecipazione, dimostrandosi così partner fedeli, il Gruppo CAP e Aperol Spritz, dando un segnale importante in un anno che tutti sappiamo non facile per quanto riguarda gli investimenti culturali. Così come hanno fatto molti nuovi partner di prestigio, tra cui Alce Nero, MM Metropolitana Milanese e Vodafone. A questi si aggiunge Banca Prossima, special project partner del festival, con il progetto Are you series?.  Tra i media partner della 18° edizione anche Sky Arte HD e MYmovies.it, che dal 6 al 15 Settembre, trasmetterà ogni sera alle ore 21:30 gratuitamente una selezione dei lungometraggi del festival.

Il programma prevede il consueto CONCORSO LUNGOMETRAGGI, aperto solo a opere prime e seconde di registi provenienti da ogni parte del mondo, e il tradizionale CONCORSO CORTOMETRAGGI, riservato a registi under 40, affiancati da sezioni fuori concorso, film in anteprima, ospiti, workshop ed eventi paralleli.

Degli 11 LUNGOMETRAGGI in programma, 8 sono girati da registe donne. Tra i film selezionati, Mirage à l’Italienne di Alessandra Celesia, regista italiana che lavora in Francia, racconta il miraggio di altre vite possibili in una Torino dissanguata dalla crisi economica; The Eternal Return of Antonis Paraskevas, della regista greca Elina Psykou, Best Work in Progress a Karlovy Vary 2012, un film impietoso e non consolatorio, che tira in ballo la televisione e la crisi greca, “girato addosso” a un sorprendente Christos Stergioglou, “non più giovane” attore emergente del cinema greco; Ilo Ilo di Anthony Chen, vincitore della Camera d’Or a Cannes, che rievoca i fantasmi del collasso finanziario asiatico degli anni ’90, attraverso la storia, ambientata a Singapore, del rapporto fra una famiglia borghese e la nuova domestica filippina.

Fra i CORTOMETRAGGI in programma, si distinguono Fatigués d’être beaux con protagonista Denis Lavant, fantastico attore feticcio di Leos Carax (Holy Motors); Peristalsi di Enrico Iannaccone, originale opera del vincitore del David di Donatello 2013, che sarà presente al festival; Solecito su un progetto di Olafur Eliasson e diretto da Oscar Ruiz Navia, regista del nuovo cinema colombiano, presente nel Concorso Lungometraggi del Milano Film Festival nel 2009 e in Concorso alla Quinzaine 2013; Don’t Fear Death di Louis Hudson, world première del Concorso Cortometraggi alla presenza del regista, che terrà anche un workshop sull’animazione; La lampe au beurre de yak di Hu Wei, giovane regista cinese che sarà a Milano per la presentazione, corto co-prodotto in Francia, in concorso alla Semaine; L’aurore boréale di Keren Ben Rafael, divertente commedia del miglior cinema francese corto contemporaneo, con Hippolyte Girardot e la figlia Ana; Chigger Ale (here come the problems) di Fanta Ananas, film bizzarro e curioso direttamente dalla new wave etiope, dove molti giovani cineasti si stanno mettendo in gioco.

Milano Film Festival rende omaggio a Sylvain George, autore di cinema politico e sperimentale, di cui presenta i lavori in un’ampia rassegna, che include i lungometraggi, i cortometraggi, una carta bianca, un incontro/dialogo con Stefano Savona e l’evento Alive They Cried: John Butcher su “Vers Madrid – The Burning Bright”. Nel corso del festival è inoltre previsto il workshop Seize the time, organizzato da Milano Film Network con Milano Film Festival, in collaborazione con Filmmaker, che culminerà in un film collettivo sulla città, capace di cogliere le parole e i gesti, sociali e politici, dell’Italia contemporanea e di trovare la forma giusta per raccontarli. La sensibilità di Sylvain George e la sua capacità di individuare nei dettagli i grandi movimenti della storia si tradurranno in una serie di preziosi suggerimenti allo sguardo, in una guida all’articolazione discorsiva delle immagini, sia essa narrativa o saggistica, e a un puntuale e serrato confronto sulle pratiche realizzative. L’omaggio è curato da Paola Piacenza.

Anche quest’anno ci sarà la rassegna Colpe di Stato. Nella sua nona edizione la rassegna si sofferma sulla realtà complessa del sistema di potere nel mondo, sempre attenta alla sperimentazione del linguaggio e alla documentazione del reale, come in Camp 14 di Marc Wiese, viaggio negli orrori dei campi di prigionia in Corea del nord; God loves Uganda, un’esplorazione della campagna di evangelizzazione per instillare i valori importati dall’America cristiana di destra nella cultura africana, tragica operazione di colonialismo culturale, presentato al Sundance Film Festival; Infiltrators, del palestinese Khaled Jarrar, che racconta i tentativi di creare dei varchi nel muro che separa Palestina e Israele; Sur le rivage du monde del quebecchese Sylvain L’Espérance, dove i 4 protagonisti, nonostante la delusione derivata dal fallimento dei diversi tentativi di raggiungere l’Europa, non smettono di crederci; The act of killing di Joshua Oppenheimer, che ci riporta agli anni Sessanta, quando gli squadroni della morte indonesiani uccidono mezzo milione di oppositori, documentario sconcertante fra realtà e finzione dove gli assassini rimettono in scena i loro crimini per le telecamere, in una specie di sogno spaventoso che mescola storia, vanità e senso di colpa; Dirty Wars di Rick Rowley, un reporter americano e il suo viaggio nel cuore di tenebra, un’inchiesta giornalistica in forma di film sull’uso dei droni, che inchioda la politica estera dell’amministrazione Obama, un tema scomodo che nessuno dei nostri media ha mai sfiorato; Inequality for All di Jacob Kornbluth, che illustra la tesi di Robert Reich, ex segretario del lavoro per Bill Clinton, che vede nella classe media il più grave tra i danni collaterali del capitalismo americano; Les Chebabs de Yarmouk di Axel Salvatori-Sinz, che filma il campo profughi dove vive la più grande comunità palestinese in Siria e i “chebabs”, giovani, con aspirazioni comuni a quelle di tutti i loro coetanei, in quella fase della vita in cui ogni decisione ha il potere di determinare il destino; infine la magia di un dialogo impossibile, a distanza, attraverso lo specchio della camera di Andy Wolff in The Captain and His Pirate, dove la comunicazione tra il leader dei pirati e il comandante della nave sequestrata al largo delle coste somale è a dir poco sconcertante: sono nemici, sono su fronti opposti, che cosa li divide?

3 settembre 2013
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