Lettere

Lettera di un ciclista urbano

“Varese non è città per bici, troppe salite”: quando sento o leggo questa frase non resto mai indifferente. Sarà perché abito a metà di via Montello e la bici la uso per andare ovunque, in particolare per andare a lavoro a Busto Arsizio (con l’aiuto del treno).

Sarà perché talvolta mi capita di essere superato, mentre pedalo su per via Montello o per via Marzorati, da gentili signore in bici a pedalata assistita che non hanno le gambe di Cipollini né la grinta di Josefa Idem, ma hanno risolto comunque il problema: “bici e salita”.

Certo, all’ipotetico pendolare “Schiranna – Sacro Monte” avrei qualche difficoltà a suggerire la bici come mezzo di trasporto. Ma la maggior parte delle pendenze urbane di Varese e castellanze limitrofe sono “salitine” o “salitelle”, comunque paragonabili a una o due rampe di scale: si definirebbe non abitabile un appartamento al secondo o al terzo piano di un edificio senza ascensore ? No, credo: e allora perché definire non ciclabile Varese solo perché ci sono alcune salite ?

La salita in realtà offre gratis quello che le palestre offrono a pagamento: la possibilità di tonificare i muscoli ed il cuore con un esercizio fisico moderato e salutare.

Per il neofita la prima salita sarà di sicuro una esperienza tremenda. Ma poi, entrando in sintonia con la propria bici, con i rapporti, con la giusta posizione dei piedi ed il giusto assetto del corpo, la salita diventa fattibile. Un po’ come in una posizione yoga, pedalare in salita può essere un bel momento di concentrazione e di ascolto di sé.

La bici ha un optional eccezionale che nessun altro mezzo di trasporto può offrire: si può scendere e spingere! In salita si può scendere, non è indecoroso, come potrebbe pensare un ciclista sportivo, non è faticoso, non è tempo perso, perché tanto la bici in città – su un percorso medio e con necessità di sosta – resta comunque più veloce dell’ automobile!

Certamente la bicicletta a pedalata assistita costituisce un’ottima risposta alle obiezioni che spesso chi non pedala avanza ai ciclisti urbani. Spero che le iniziative che ha in programma a Varese l’associazione FIAB Ciclocittà a settembre, in particolare la Fiera della Bicicletta a Pedalata Assistita di domenica 22 in piazza Repubblica (www.fierabipa.it), riescano a coinvolgere i cittadini di Varese e dei Comuni limitrofi.

Ovviamente ogni città ha delle potenzialità diverse per quanto concerne la quota raggiungibile di spostamenti in bici sul totale: è banale dire che Varese non può competere con Rimini o Copenaghen.

Però quello che più ostacola e scoraggia il ciclista urbano è il traffico sregolato e l’uso sconsiderato dell’auto, soprattutto per quanto riguarda la sosta selvaggia, la velocità, il mancato rispetto della distanza di sicurezza.

Leonardo Savelli, impiegato di banca e ciclista urbano

28 agosto 2013
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Un commento a “Lettera di un ciclista urbano

  1. ombretta diaferia il 29 agosto 2013, ore 11:53

    piccoli pedalate di cultura civile.
    grazie al ciclista urbano e grazie a varesereport per lo spazio concesso ad un tema importante per l’evoluzione del varesino medio…
    (e tornando dalla patria della bicicletta devo sottolineare che la dittatura del ciclista è ancor più “forte” di quella del pedone)

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