Lettere

In memoria di Enzo Baldoni

Sono passati nove anni dal 26 agosto 2004, giorno in cui si suppone sia stato assassinato Enzo Baldoni ad opera di uno sconosciuto gruppo terrorista iracheno. La data della morte non è certa e ci sono voluti anni anche solo perché la famiglia potesse riaverne le spoglie.
Certa è invece la morte, ingiusta e non cercata, di un uomo che aveva semplicemente deciso di usare le sue indiscutibili qualità di giornalista (“free lance” e senza tesserino) per fare luce su un Paese e una guerra di cui si sapeva poco, di cui sembrava utile poter avere nuove informazioni e un punto di vista disincantato e atipico. Con Enzo veniva assassinato anche l’autista e interprete iracheno Ghareeb; credo sia doveroso, in questo Paese con una memoria nazionale così selettiva e incerta, ricordare ancora una volta Enzo Baldoni e il contributo che ha voluto dare, lungo tutta la sua vita, alla nostra capacità di capire e interpretare il mondo, senza pretese o secondi fini ma solo animato dalla curiosità, dal coraggio e da quello che non saprei definire meglio che senso civico.
Purtroppo nel ricordare Enzo Baldoni non si possono dimenticare gli spettacoli più tristi che hanno circondato la sua morte: dall’ovvia e barbara espressione del terrorismo, fino alle più penose manifestazioni della povertà intellettuale e morale italiana: gli attacchi dei fogli di estrema destra, il disinteresse del governo di allora verso la sua liberazione, la pantomima delle finte mediazioni.
Uno spettacolo triste su cui Baldoni avrebbe scherzato, cercando di volare alto rispetto a queste miserie, non tanto per mettere sè stesso al di sopra delle polemiche ma per tenere i suoi interlocutori e lettori a un livello di rispetto  e dignità maggiori.
In questo Paese, l’ho già detto, dalla memoria labile, non abbiamo il diritto di dimenticare Enzo Baldoni e il suo lavoro “illuminista” nel senso kantiano di voler “fare uscire l’essere umano da una sua condizione di minore età artificialmente imposta”; Baldoni ci ha insegnato una strada attraverso la quale tutti noi possiamo perseguire il rispetto reciproco, il dibattito e la difesa della libera informazione; lo ha fatto da free lance ma con la preoccupazione di essere all’altezza dei più severi criteri professionali di verifica; lo ha fatto dalla Colombia, da Timor, solo per una maledetta serie di circostanze non ha potuto farlo dall’Iraq.
Una strada che comporta dei rischi ma che vale sempre la pena di percorrere, perché l’esercizio di quel coraggio semplice e naturale che Enzo Baldoni ha saputo mostrare tante volte è una delle più forti chiavi per la difesa della libertà, della democrazia e dei diritti di tutti.
In questo Paese di scarsa memoria dobbiamo ricordare con forza uomini come Enzo Baldoni, cercare di apprezzare la fortuna di averlo conosciuto più che il dolore di averlo perso ma, soprattutto, ricordare tutti cio che la sua morte tragicamente ci ricorda: che la stampa e la sua libertà sono valori da difendere sempre e contro ogni attacco, perché solo da essi possono nascere diritti e libertà. Che un uomo giusto, corretto, rispettoso di sè e degli altri continua ad accompagnarci col suo esempio anche quando non può più con le sue parole e scritti mentre i miserabili che considerano la dignità un bene negoziabile sono sempre destinati all’oblio, per quanto possa essere comodo e dorato.
Anni fa firmai, con altri che avevano conosciuto Enzo, una petizione al Presidente della Repubblica perché gli fosse concessa una medaglia alla memoria, non una medaglia d’oro e d’argento (che lui avrebbe trovato inutile) ma una medaglia di cristallo, a simboleggiare la sua limpida curiosità e la sua ricerca di trasparenza.
So che ci sono poche possibilità che questa onorificenza venga finalmente creata ma voglio riproporla ancora, per Enzo Baldoni, per la stampa libera e seria, per tutti noi, perché ricordando Enzo ci ricordiamo sì le miserie di questo Paese senza memoria ma anche l’intelligenza e lo spirito che una nazione come la nostra, nonostante tutto, a volte riesce ad esprimere quando può avere tra sè cittadini come il giornalista e curioso Enzo Baldoni.
Nel nono anniversario della morte di Enzo Baldoni.
Mauro Sabbadini

26 agosto 2013
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2 commenti a “In memoria di Enzo Baldoni

  1. Mauro Sabbadini il 26 agosto 2013, ore 17:35

    Grazie Direttore per l’ospitalità, per me ricordare Enzo Baldoni è un dovere oltre che una necessità personale e il suo ricordo permette di riflette sull’importanza di una stampa libera e forte, qualcosa di cui non possiamo fare a meno, come cittadini, ma che non apprezziamo mai abbastanza

  2. a.g. il 26 agosto 2013, ore 17:42

    Caro Mauro, sottoscrivo le tue parole

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