Lettere

Parcheggi, riflettiamoci su

Tra 2000 anni il genere umano sarà ancora su questa terra? E se ci saranno anche archeologi, di fronte al ritrovamento di reperti dell’auto, oggetto che caratterizza il nostro tempo, si chiederanno :”Ma come facevano a farli funzionare tutti?”

“Bruciando energia presa dal petrolio”, risponderanno e concluderanno: “Ecco perché noi ora siamo così al freddo e siamo così pochi”. Ma si chiederanno anche “ Dove li mettevano tutti questi veicoli?” Approfondiranno gli studi e scopriranno che c’erano i posteggi Il banale posteggio, spazio per sistemare un’auto. Il posteggio, così importante per la vita quotidiana.

Se ne discute molto e frequentemente. Molte strutture devono affrontare il problema dei posti auto: un ospedale senza posteggi diventa impraticabile, così come un centro dirigenziale, come un tribunale,come un centro commerciale.

Facciamo una banale osservazione pratica: a Casbeno, castellanza dotata di una piccola ma efficiente stazione ferroviaria, alle ore 6.45 del mattino i pasteggi sono vuoti ma, dopo qualche ora, risultano essere tutti occupati. Essi vengono utilizzati dai lavoratori che quotidianamente si recano a Milano, i cosiddetti “pendolari”. Ogni posto viene occupato dall’auto che ha trasportato una sola persona, al massimo due, e il posto auto resta impegnato per 12 ore, almeno.

Questo comporta l’impossibilità dell’utilizzo degli stessi posteggi da parte degli abitanti della castellanza o di coloro che si devono recare negli uffici siti in Casbeno, delle persone che lavorano in quegli uffici, dei frequentatori delle scuole e quant’altro.

Da tempo si parla di “carpooling”: utilizzo dell’auto coordinato con più persone. Questo permetterebbe un risparmio enorme di spazi e di spesa, ma per la sua realizzazione si richiede una grossa capacità organizzativa tra gli utenti ed un atteggiamento culturale diverso di tutti noi nei confronti dell’uso dell’auto, di conseguenza nei confronti della comunità e dell’uso dei beni pubblici. E sì! il posteggio va considerato tale.

“Utilizzo dei beni pubblici” … Come vanno usati questi patrimoni? Gli economisti hanno idee disparate e l’utente raramente sembra“ positivo” nei confronti di questo bene. Dico “sembra” perché in effetti molti spunti mostrano che la maggioranza dei varesini è molto attenta alle problematiche che contano e risponde efficacemente quando viene opportunamente coinvolta. Il problema quindi non sta solo nei cittadini, ma in chi ha il dovere di governare, di guidare la comunità coinvolgendola attivamente.

Sembra impossibile: meditando sul posteggio, umile, banale rettangolo di terra, talvolta nemmeno asfaltato, croce delle nostre città, si vanno a scoprire significati sociali e, -parola grossa,- anche politici. Ma quando siamo alla loro ricerca, nella vita quotidiana, arriviamo ad imprecare perché non li troviamo liberi, e tuttavia siamo purtroppo lontani dal pensare a soluzioni valide. Magari anche solo personali.

Emilio Corbetta, consigliere comunale Pd di Varese

17 agosto 2013
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2 commenti a “Parcheggi, riflettiamoci su

  1. Giovanni Dotti il 17 agosto 2013, ore 23:54

    Caro dr. Corbetta, medico e consigliere comunale,

    è inutile lamentarsi della insufficienza di parcheggi nella nostra città. La colpa è da attibuirsi all’inerzia e alle complicità dell’attuale e delle precedenti Amministrazioni comunali, che in tanti anni non hanno voluto risolvere il problema. Esistevano terreni in zone centrali e paracentrali, bastava espropriarli “per pubblica utilità”, ovviamente pagando il giusto prezzo ai proprietari, ma si è preferito soprassedere e permettere l’edificazione di palazzi multipiano, evidentemente con profitti maggiori per i privati ma privando così la città di idonei spazi per il parcheggio auto. Non è questione di colore politico, ma di personaggi che eletti nelle pubbliche Istituzioni hanno preferito favorire certi interessi privati rispetto al vantaggio della collettività. Esistono ancora alcune aree, alcune anche pubbliche, in città che potrebbero accogliere strutture di parcheggio multipiano, ma da anni giacciono in precarie condizioni, sotto o inutilizzate, e non si pensa minimamente a valorizzarle in tal senso. Perché? Eppure se tali investimenti si fossero fatti in passato o ancor oggi si facessero presumo che oltre alla soddisfazione di tutta la Cittadinanza ci potrebbe anche essere un congruo ritorno finanziario per le esangui casse comunali.
    Inviterei molti nostri Amministratori pubblici a recarsi all’estero, in Francia o Germania, per vedere come il problema parcheggi non sussista, perchè affrontato e risolto tempestivamente con politiche urbanistiche lungimiranti in armonia allo sviluppo delle città e all’aumento (prevedibilissimo) del traffico automobilistico. Cordialmente

    Giovanni Dotti

  2. Roy il 18 agosto 2013, ore 08:19

    Perché “non è questione di colore politico? Invece è proprio questo il punto. Un esponente del Partito Democratico può legittimamente partire dalla considerazione dei “beni comuni”, la destra che ha sempre governato Varese ha prodotto la prevalenza degli interessi individuali. La scelta è questa. Dire “tanto sono tutti uguali” serve a rendere immortale la cattiva politica

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