Varese

“Il Pretore” di Chiara, Battarino: non riduciamo il protagonista a dongiovanni di provincia

Il giudice giallista Giuseppe Battarino

Il giudice giallista Giuseppe Battarino

Si torna a parlare di Piero Chiara al di fuori di accademie e conventicole. Certo, uno dei meriti va riconosciuto all’evento del momento, le riprese del film “Il Pretore” ostinatamente voluto dall’attrice e produttrice Sarah Maestri, che ha puntato i riflettori sull’unico romanzo importante che fosse mai stato adattato al grande schermo: “Il Pretore di Cuvio”, appunto. E proprio su questo romanzo abbiamo voluto chiamare in causa chi unisce, in modo eccellente, il lavoro in tribunale come giudice e il lavoro di scrittore, soprattutto di giallista: parliamo di Giuseppe Battarino. Che, in questa intervista, è decisamente molto “nipotino di Chiara”….E che, come giudice-scrittore, si presta ad una riflessione sul romanzo che sta diventando film, a metà tra critica raffinata e divertissement cine-letterario estivo.

Battarino che impressione le fa, oggi, il romanzo “Il Pretore di Cuvio”, un’opera di Chiara che sta diventando film?

“Sono convinto che “Il Pretore di Cuvio” vada letto insieme a “Vedrò Singapore?”. L’ambientazione giudiziaria è coeva, la precisione calligrafica di Piero Chiara è totale. L’inizio fulminante del “Pretore di Cuvio” si misura non soltanto sul soprannome Pattavuncia e sui descritti appetiti sessuali di Augusto Vanghetta ma anche sul suo essere incline a considerarsi, in quanto pretore, un re del suo mandamento. Il reclutamento straordinario postbellico di giudici, disposto dal ministro Mortara, gratifica il “mortarino” di Cuvio. Pagina dopo pagina, quel magistrato senza vocazione ma soddisfatto di aver conquistato “il posto” si imbozzola a Cuvio e dintorni, spende il suo misero prestigio sociale per ottenere un’identità riconosciuta”.

Dunque un romanzo, “Il Pretore di Cuvio”, che rinvia all’altro romanzo, “Vedrò Singapore?”…

“Sì, esercita l’autorità, il Vanghetta, nel suo mandamento. Lo fa anche il temibile Mordace nelle italiche terre estreme di “Vedrò Singapore?”, lo fa il pubblico ministero Cavalcalovo in un formidabile racconto in cui Piero Chiara mette a nudo la miseria delle prepotenze di un grottesco inquisitore di provincia”.

E’ possibile, a suo avviso, trasporre in immagini cinematografiche il romanzo “Il Pretore di Cuvio”?

“Leggere, interpretare, trasporre “Il pretore di Cuvio” è possibile a patto che si parta dal dettaglio degno di un pittore fiammingo che Piero Chiara mette nel descrivere le stanze dei palazzi di giustizia, nel citare senza il minimo errore gli articoli dei codici, nel descrivere financo le carte (i registri penali adattati a giaciglio dagli amanti di “Vedrò Singapore?”, il “Bollettino Giudiziario” tra i cui fogli balugina il destino di Vanghetta)”.

Insomma, traspare dal romanzo la lunga consuetudine di Chiara con codici e aule di giustizia…

“Sì, al punto che in un articolo scritto il 22 novembre 1974 per il Corriere della Sera, Piero Chiara per parlare della morte dell’amato Giovanni Carnovali detto il Piccio, pittore di Montegrino, cita testualmente il verbale del pretore di San Secondo Parmense di rinvenimento del cadavere “di un individuo sconosciuto dell’apparente età di anni 55 ai 60, della statura di metri 1,80, completamente ignudo …”: pittura e pretura, arte e materiale realtà giudiziaria, dunque storie di vita vissuta e tradotta in riti e in atti, che come tale impareggiabilmente Chiara ha saputo cogliere”.

Davvero non appare semplice il compito della produzione del film che vuole ridare vita al romanzo…

“Non c’è dubbio: il pretore Vanghetta non si può ridurre a uno sgraziato seduttore di provincia che per caso indossa una toga. La sua ambizione è l’ossequio, il contrappasso che lo attende – ineludibile compimento del romanzo – è finire i suoi giorni nell’onnivora Milano, trascinandosi – anonimo! – tra osterie e bordelli, respinto ai margini delle aule di giustizia”.

Diamo un finale ad un ipotetico film tratto dal romanzo…

“Immaginare per il film un finale diverso da quello del libro non è facile; il colpo di genio di Tognazzi semiparalizzato che slappa il gelatino sul lungolago in “Venga a prendere il caffé da noi” non è da tutti (ma lì, insieme a Lattuada e Kezich, sceneggiatore fu lo stesso Chiara…). Forse è il giovane Landriani che si presta a una deviazione. Anziché cadere sul fronte greco nel 1941 potrebbe diventare un avvocato liberale, far parte del CLN, e in nome di Evelina sacrificarsi in maniera commovente nella Resistenza. Una dimensione salvifica dell’amore – che Chiara ci mostra, paradossalmente, persino nell’amarezza di “Una spina nel cuore” – alternativa a qualche mediocre vizio italico che lo scrittore di Luino esplora collocandolo, come scrive Mauro Novelli, dentro i “meccanismi del potere in provincia””.

7 agosto 2013
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5 commenti a ““Il Pretore” di Chiara, Battarino: non riduciamo il protagonista a dongiovanni di provincia

  1. giancarlo angeleri il 7 agosto 2013, ore 17:57

    Grande esegesi quella del sempre grande Battarino. Non possiamo del resto dimenticare che in auto, una mitica Volvo, Piero Chiara ascoltava il Don Giovanni, non quello provinciale ma il mondiale, quello di Mozart. E in una intepretazione che si discostava dai canoni goderecci. Quella del direttore Karl Bohm. La dice tutta, come la dice tutta Battarino. Bravo

  2. a.g. il 7 agosto 2013, ore 18:23

    D’accordissimo con Angeleri. Su Chiara, Mozart e Battarino…

  3. Luisa Oprandi il 8 agosto 2013, ore 13:56

    Chiara si legge e rilegge più volte perché il particolare, l’aspetto apparentemente recondito si svela solo poco a poco…..Un’arte che la cinematografia può, volendo, benissimo interpretare. Se il gusto nella scrittura – narrativa e filmica – è lo stesso , se l’appiglio ideativo del testo scritto ritorna speculare nel dettaglio scenico dell’immagine… Aspettiamo il film..

  4. Anna Piatti il 8 agosto 2013, ore 18:57

    Una bella intervista, di un vero conoscitore. Solo dopo aver conosciuto, meditato e indagato Piero Chiara – come fa Battarino – si può oltrepassare la prima caratterizzazione per raggiungere l’essenza dei suoi personaggi

  5. Rassegna stampa di agosto 2013 | IL PRETORE il 23 febbraio 2014, ore 21:18

    […] “Il Pretore” di Chiara, Battarino: non riduciamo il protagonista a dongiovanni di provincia – Varesereport, 6 ago 2013 […]

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