Varese

La Giovanna D’Arco della Pozzi lotta con l’Angelo e conquista i varesini

Pozzi al Sacro Monte

Pozzi al Sacro Monte

Affollatissima chiusura per la stagione teatrale “Tra Sacro e Sacromonte” alla Terrazza del Mosè sulla montagna sacra varesina. Una vera folla è salita, ieri sera, per assistere a quella che gli organizzatori hanno definito una anteprima della “Giovanna D’Arco” di Maria Luisa Spaziani, spettacolo prodotto dalla stessa Fondazione Paolo VI per il Sacro Monte di Varese, che ha realizzato anche l’intera rassegna, diretta da Andrea Chiodi con la collaborazione di Jessica F. Silvani. Inutile ripeterlo, ma lo ripetiamo ugualmente: nessuna autorità civile e religiosa era presente allo spettacolo, chiusura di una stagione che, pur tra spettacoli di diversa riuscita, si conferma come una punta di diamante delle iniziative estive a Varese.

Ma veniamo allo spettacolo che ha chiuso in bellezza la stagione di teatro sacro. La scelta è caduta su “Giovanna D’Arco. Romanzo popolare in sei canti in ottave e un epilogo”, un testo denso di parole preziose e di introspezioni psicologiche (più che religiose) firmato dalla Volpe, come Eugenio Montale chiamava Maria Luisa Spaziani. Un testo essenziale che corre, rapido e tagliente, nella breve vita della Pulzella d’Orléans, la venere consacratasi, per volere di Dio, alla vittoria francese sulle truppe inglesi e sui traditori borgognoni. Una vera e propria lotta con l’Angelo da parte della giovane che si mette alla testa delle truppe francesi. Un marchio novecentesco, quello dell’Angelo, che “parla a tutti, ma pochi lo ascoltano”, come dice il testo. Nessuna morte sul rogo a Rouen, con sguardi assorti come Maria Falconetti in Dreyer, ma una morte successiva alla morte biografica. Dal carcere, nella Spaziani, Giovanna esce e si inoltra in anni di normalità. Un po’ lo stesso meccanismo del film “Buongiorno, notte” di Bellocchio.

Al centro di una bassa pedana la protagonista del monologo: Elisabetta Pozzi, zazzeretta bionda e veste grigia su sfondo crema, che per un’ora ha dato vita ad una Giovanna grandiosa, modernissima, non priva di echi femministi, con momenti più laicamente mistici che religiosi. Voice nitida, quella della Pozzi, che per tutto il tempo mantiene una tonalità costante, senza troppe enfasi, a comunicare una familiarità curiosa con quel Sacro che si manifesta a lei diciannovenne, eroina di una Nazione. Una presenza in scena con solo un paio di incertezze da parte della Pozzi, ma tutto fila liscio fino alla fine, nella regia di Andrea Chiodi, che ritorna alla regia in questa rassegna. Non del tutto indispensabile, invece, il gioco di piccole quinte che richiamano angeli e guerrieri. Sarebbero stati sufficienti i pochi elementi simbolici posti accanto alla Pozzi, un elmo, una spada, la rete con cui vestono la Pozzi le due cantanti che intervengono “live” con le loro voci.

Ottima la colonna sonora. Un tappetino musicale che mixa chitarra elettrica in stile “Twin Peaks” di Lynch e battiti cardiaci amplificati. Una ola finale per la Pozzi, le due cantanti, il regista e la rassegna.

Andrea Giacometti

31 luglio 2013
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