Lettere

Renzi da risorsa a problema

Quanto può andare avanti un partito già minato da fazioni contrapposte, interessate solo a mantenere un potere personale a capi e capetti? Quanto può durare un partito con un dirigente come Renzi, che non partecipa alle riunioni nazionali, che si dissocia in modo sistematico dalle decisioni assunte

dalla direzione, che crea con deputati e senatori una corrente parlamentare a parte?

Vorrei un po’ che tutti nel Pd si interrogassero su queste questioni e dessero loro una risposta convincente e definitivamente provvisoria;il Paese non può attendere.

In questi ultimi tempi non è passato giorno in cui il Sindaco di Firenze non abbia fatto il contro-canto al Premier Letta; ma non era lui che aveva detto: “sarò leale con l’amico Enrico, e non farò nulla per logorare il suo governo”? Ha usato la vicenda della sospensione dei lavori del Parlamento, l’espulsione illegale della moglie e della figlia del discusso dissidente Kazako, sfruttando le tante vergognose incongruenze della relazione Alfano, chiamando continuamente in causa il governo come se fosse un capo di un partito di opposizione. Incontra la Merkel, come un capo di Stato e si agita come un “leader ombra”. I suoi fedelissimi si muovono come guastatori in Parlamento e fuori. Sta scaricando le sue indecisioni e le sue ambizioni personali sul governo, facendo di tutto e di più per distinguersi dalla maggioranza di Governo e mettendola seriamente a rischio. Non c’è giorno che non intervenga alla Tv o sui giornali con interviste e dichiarazioni. Gian Enrico Stella sul Corriere ha scritto che il Sindaco di Firenze solo “per dare un’idea: nell’ultimo anno, stando alla banca dati della Camera, ha dato 60 interviste. Una ogni sei giorni. Senza contare quelle ai giornali, alle televisioni e alle radio locali.

Un record difficile da battere. La sola Ansa nell’ultimo anno ha lanciato, con Renzi nel titolo, 4357 notizie. Molte di più di quelle dedicate a Giorgio Napolitano (4294) e perfino a papa Francesco, che pure rappresenta una «novità» addirittura più grande e vistosa che non l’irruzione del sindaco.” E dopo di che rilascia un’intervista alla stampa dove dice: “Stanco di questo Pd. Contro di me una guerriglia permanente.” Devo dire che ha imparato bene la lezione berlusconiana del “fotti e chiagne”. Dalle ultime vicende politiche proprio per l’insistenza con la quale ha cercato di strumentalizzarle, il sindaco esce più isolato, e soprattutto sovra-esposto. E a furia di agitarsi ha compreso che sta rischiando di disperdere in un’ alluvione di dichiarazioni il patrimonio di simpatia accumulato e che tra gli elettori, gli iscritti e i simpatizzanti del centro-sinistra stia passando la convinzione che sia un aspirante sabotatore del governo Letta e del suo partito.

Consapevole di questo pericolo sta cercando di correre ai ripari e in un’intervista Tv a Mentana ha detto: “ da oggi non rilascerò più interviste né farò dichiarazioni.” Io mi auguro che non sia il solito “stop and go”per ricominciare appena le acque si saranno calmate a “sparare sul quartiere generale” e sul Governo. Ma Renzi deve stare molto attento: la corda tirata all’infinito si spezza; siamo molto vicini al punto di non ritorno: l’insofferenza intorno a lui cresce e da “risorsa” rischia di diventare un “problema”, se non la smette di contrapporsi al suo partito e al governo.

Del resto ci ha pensato Napolitano a riportare tutti alla realtà: non ci sono alternative a questo Governo in questa situazione economica e politica difficile, ammonendo quanti hanno accarezzato e forse continuano a sognare «ipotesi fumose» di crisi. Mettere a repentaglio questo governo – ha avvertito- provocherebbe «contraccolpi irreparabili nelle relazioni internazionali» «e nei mercati finanziari”. Renzi deve capire che il Paese non ha bisogno di “un uomo solo al comando” o di “uomini della provvidenza”, abbiamo già dato in tal senso; ma ha bisogno di un Pd che con il suo congresso vero prepari un progetto serio per uscire dalla palude berlusconiana.

Ma per fare questo occorrono dirigenti più responsabili e un partito unito e solidale.

Romolo Vitelli

 

20 luglio 2013
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Un commento a “Renzi da risorsa a problema

  1. giovanni dotti - Varese il 21 luglio 2013, ore 08:54

    Il prof. Vitelli, che stimo molto, parla qui da vetero-comunista incallito, che non intende aprirsi alle NOVITA’. Ammette implicitamente che il P.D. così com’è oggi fa schifo,diviso in correnti e correntine, e che da anni ha praticamente rinunciato a fare opposizione, ed ultimamente ha risuscitato l’odiato (!?) B. con questo governicchio col P.D.L. (il “migliore dei governi possibili”, per dirla alla Plangoss maestro di filosofia del Candide di Voltaire). Ma non s’accorge che il mondo è cambiato e certi suoi cari dirigenti vanno davvero “rottamati”? Perchè con la loro inerzia e accondiscendenza hanno contribuito a portare il Paese allo sfascio? O forse si aspetta che lo sfascio continui per arrivare alla rivoluzione proletaria? Che deve fare ancora RENZI per farsi capire? Visto che finora i dirigenti della vecchia guardia non l’hanno capita, o meglio fan finta (perché stupidi non sono) di non capirla? Ma vogliono costoro davvero che qualcosa cambi o preferiscono che tutto resti come prima? secondo la logica gattopardesca tanto in uso nella politica italiana soprattutto negli ultimi decenni? Se la tanto auspicata “UNITA’ del Partito” significa azzittire (o meglio affossare) Renzi e dar voce solo ai vecchi “tromboni” che sono in Parlamento e nella Direzione P.D. da oltre trent’anni e che non hanno combinato niente di buono sarà meglio pensare di lasciarli al loro destino e creare una NUOVA SINISTRA più democratica e più moderna. C’è in gioco il FUTURO del Paese e delle giovani generazioni.

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