Varese

Un Carabelli ironico e leggero propone “Testimoni”. Spettatrici le monache del Sacro Monte

L’attore Andrea Carabelli in scena al Sacro Monte di Varese

Folto pubblico, ieri sera, alla Terrazza del Mosè per la terza tappa della rassegna “Tra Sacro e Sacromonte” diretta da Andrea Chiodi. Una partecipazione di varesini forse anche superiore al primo appuntamento dedicato a “Conversazione con la morte” di Testori con Eros Pagni. Ieri sera in programma lo spettacolo “Testimoni”, un testo dello scrittore Luca Doninelli, un monologo che è stato interpretato dal giovane Andrea Carabelli, che aveva proposto lo stesso spettacolo due anni fa al Meeting ciellino di Rimini (era ancora l’era formigoniana). Presente anche l’assessore comunale alla Promozione del territorio, Sergio Ghiringhelli. A ridosso della terrazza, dietro le grate più alte, le ombre delle monache che seguivano il dialogo. Una scena da brividi, che sarebbe piaciuta a Bernanos.

Siamo di fronte, come meccanismo teatrale, a quello reso celebre da Dario Fo con quel capolavoro assoluto che è “Mistero buffo”: la pagina sacra raccontata dal basso, da chi c’era ma magari non era all’altezza, da chi qualcosina comprendeva e tantissimo no. Comunque da chi certamente era inconsapevole di toccare con mano il sacro. In questo caso il monologo di Carabelli si articolava su due vicende popolarissime del Vangelo: le nozze di Cana e la pesca miracolosa sul Lago di Tiberiade.

A Cana il protagonista che parla è un mercante di vino, che sbianca di fronte al vino che “un forestiero” ottiene dall’acqua. “Polverine rosse” nascoste in fondo alle anfore, si spiega il mercante. Ma come può essere tanto buono? Come può ricordare quello, supremo, di Jacopus Bonomiensis? Sul Lago di Tiberiade, Giuda (ma non quello celebre) è preso da una gran fame, desidera pesce alla griglia. E assiste al miracolo.

Carabelli è davvero bravo. Leggero ed ironico, a tratti quasi spaesato e attonito, attentissimo a mantenere un tono credibile, a non strafare, con un esito più convincente dell’altro spettacolo divertente inserito, l’anno scorso, in rassegna, quello con Giovanni Scifoni, più ambizioso ma meno riuscito. Si muove poco, Carabelli, affrontando la seconda parte seduto in un angolo della terrazza, con dietro una Varese che sprofonda nella notte, con una lontana foschia. L’attore desta l’attenzione anche grazie all’inserimento di rumori, un cellulare che vibra, un’onda che si ribalta sulla riva.

Quanto invece al testo, l’italiano medio scelto da Luca Doninelli non rende giustizia agli ultimi protagonisti del monologo. Nessuna corrosione dialettale, nessuna espressione volgare (tranne un “da cagarsi addosso” nel secondo tempo). Lontani Pasolini, Testori. Un italiano scorrevole, ma ben articolato, insomma, un po’ troppo da da classe media.

Infine, per quanto riguarda la rassegna, ora si entra davvero nel vivo. A partire dal prossimo spettacolo, in scena il 16 luglio, con “Il ragazzo di Noè” di Eric-Emmanuel Schmitt, per la regia di Valentina Maselli. Una coproduzione dove, accanto alla Paolo VI, entra in scena Ragtime, una realtà Arci che debutta in una rassegna finora senza grandi “contaminazioni”. Attendiamo alla prova del palcoscenico l’interessante realtà culturale di Adriano Gallina.

 

 

12 luglio 2013
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