Varese

Varese, sulla mozione antifascista Consiglio comunale verso nuova spaccatura

Una seduta del Consiglio comunale di Varese certamente non in discesa, quella che giovedì 4 luglio si confronterà con la mozione antifascista proposta dall’Anpi in diversi Comuni, e che a Varese è stata sottoscritta dall’intero gruppo del Pd, con primo firmatario il capogruppo Fabrizio Mirabelli, e da Luciano Ronca, consigliere del gruppo Varese & Luisa. Una seduta difficile, che difficilmente potrà trovare una posizione comune sul documento che sarà discusso in Aula. Come accadde per la seduta sulla cancellazione della cittadinanza onoraria a Mussolini, anche sulla mozione antifascista il Consiglio pare destinato a spaccarsi.

Gira in queste ore un emendamento alla mozione che è stato presentato dalla maggioranza. Un emendamento che, tuttavia, più che emendare, punta a mutare radicalmente il documento. Sull’emendamento presentato dal capogruppo leghista Giulio Moroni interviene il primo firmatario della mozione all’ordine del giorno, il Pd Mirabelli: “Si tratta di un emendamento che stravolgerebbe la mozione. Noi, naturalmente, se in futuro fosse presentata una mozione sui regimi totalitari, saremmo pronti a discuterla e a votarla. Oggi, tuttavia, il tema è un altro: il giudizio di questa Amministrazione sulle manifestazioni e i comportamenti di matrice nazifascista”.

Continua  Mirabelli: ”Mi domando se la maggioranza saprà assumere una posizione coerente con la Costituzione e lo Statuto comunale, votando a favore della mozione. Ce lo auguriamo – conclude il capogruppo Pd -. Ci auguriamo che questa Amministrazione, dopo la bocciatura della revoca della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini, non voglia esporre la nostra città ad una ulteriore brutta figura”.

L”emendamento della maggioranza chiede di eliminare espressioni come ”di stampo neonazista e/o neofascista” di azioni e manifestazioni, come invece sottolinea la mozione del Pd. Ci si riferisce piuttosto ai “regimi totalitari”. Nell’emendamento inoltre si chiede di “sorvegliare affinchè non si abbiano a svolgere manifestazioni con chiari riferimenti di apologia per passati regimi e comunque di natura anticostituzionale o violenta”. Eliminata poi la richiesta della costituzione di parte civile da parte del Comune in caso di aggressioni  riconducibili a motivazioni politiche, razziste, sessiste. Certo, nelle ore che ci separano dalla seduta del Consiglio comunale è possibile che emerga una mediazione e che le posizioni si possano avvicinare. Ma al momento le posizioni appaiono piuttosto lontane e divergenti.

3 luglio 2013
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