Varese

Viale Valganna si è trasformata in un angolo di Bahia. Grazie ad Expo Village

Uno dei momenti iniziali della serata, con Dino De Simone in azione

Una zona di viale Valganna a Varese si è trasformato ieri sera, come per magia, in un angolo di Brasile.  In quella Bahia profumata e avventurosa descritta dal grandissimo Jorge Amado in tanti suoi libri, tra cui “Dona Flor e i suoi due mariti”. Un’iniziativa davvero originale, organizzata da Expo Village, la realtà presieduta da Raffaele Nurra che ha sede proprio dove si è svolta la manifestazione.

Una proposta che rientrava in un cartellone che Expo Village ha lanciato nei giorni scorsi, quanto mai encomiabile nel leggere l’evento della esposizione milanese previsto tra un paio di anni come un appuntamento di carattere popolare e partecipativo, al di là e oltre – praticamente ciò che si è visto fino ad oggi – le “cadreghe” e le aree su cui costruire. No, ieri sera è andato in scena a Varese un modo diverso di guardare ad Expo. Musica, buona cucina, letteratura, ma soprattutto tanta gente che ha riempito lo spazio tra vecchi capannoni industriali di viale Valganna.

Dopo alcune parole di Nurra, tutto è partito. Improvvisa l’incursione di un gruppo di attori della compagnia teatrale Zimaquò, che ha dato vita alla prima pagina del romanzo di Amado (nella compagnia si segnalava la presenza di un super-Dino De Simone, presidente di Legambiente Varese, ma che ieri sera impersonava uno dei due mariti di Dona Flor, con tanto di baffetti e panama). Una scena leggendaria, che si collocava in un vicolo con panni stesi, fattucchiere, ragazze fascinose. Ma era soltanto l’inizio, perché da quel momento la vera Bahia si è anche potuta ascoltare, grazie al bel concerto proposto, su un camion, da una versione “slim” del gruppo Bossa Nova Project, un parto ben riuscito della passione carioca di Marco Caccianiga, affiancato da Giusy Consoli alla voce e da Luca Fraula alle tastiere.

Un evento davvero simpatico, che ha mostrato un altro volto di Expo. Migliore, certamente, di quello che appare spesso sulle pagine dei giornali. Del resto, come si può dissentire dall’idea di Nurra di considerare l’esposizione come un “concorso di popolo”?

 

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1 luglio 2013
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