Varese

In viaggio alla fine del mondo, Dino Azzalin si racconta in una tesi di laurea

Dino Azzalin

In viaggio, alla ricerca di ciò che l’altro, gli altri, possono donare di importante e di prezioso. E’ ciò che si può dire, in estrema sintesi, della consuetudine al viaggio di Dino Azzalin, scrittore, editore e dentista al quale sono state dedicate alcune tesi di laurea in Letteratura di Viaggio, presso l’Università di Tor Vergata di Roma, alla Facoltà di lettere e filosofia. Tra questi ricco lo studio firmato da Giuseppina (Giusy) Nuzzo, in una tesi dal titolo “Dino Azzalin: scrivere viaggiando”, Roma-maggio 2013.

Davvero interessante e densa di contenuti la lunga e articolata intervista fatta ad Azzalin dalla Nuzzo, una serie di domande che hanno l’obiettivo di sondare in profondità le motivazioni e i sentimenti del dottore a contatto con un mondo straniero e apparentemente lontano. Come racconta Azzalin nell’intervista compresa nella tesi della Nuzzo, “io venivo da una realtà che era quella del turista, viaggiavo con i soldi del benestante e ho praticamente vissuto fino ai quarant’anni quel tipo di vita. Questa condizione che mi ha sfiorato, cioè la vicinanza alla morte e all’assenza, mi ha fatto vedere un’altra vita che è quella dei poveri e della miseria umana che è ancora un’altra cosa. Ed è iniziata una nuova vita, la mia seconda esistenza”. Una vera “conversione” che avviene all’ombra, come si legge nella intervista, di padre Alex Zanotelli, conosciuto da Azzalin e diventato suo amico.

Nell’ultimo libro di viaggio scritto da Azzalin, “Pani Padamadan”, la neolaureata si fa raccontare il punto di partenza della “filosofia” dell’essere viaggiatore del dottore varesino. Un ricordo, folgorante e tremendo. “Quella volta in Algeria, non era un’invenzione ma qualcosa di fisico, lo racconto in breve. E’ successo nel 1986 quando sono arrivato in ospedale ad Agadez, per curare un compagno di viaggio, non dimenticherò mai le condizioni davvero sconcertanti di una situazione degradata dove la promiscuità e le infezioni potevano dar luogo a delle epidemie, in quell’anticamera del dolore e della morte che ha segnato per sempre la mia vita intravidi un nuovo modo di esserci. E chi si prepara a un viaggio all’inferno non può portarsi dietro il beauty-case”. Continua Azzalin: “Non si poteva pretendere un granché ma l’ospedale era particolarmente povero e c’era un medico francese, ahimè, strabico, che faceva di tutto persino pulire per terra. Quando mi ha detto che lui era lì per un periodo di cooperazione, era contento perché così potevo aiutarlo. Non sapeva che me ne sarei andato il giorno dopo, ma con la vita sconvolta, perché è stato proprio lì che ho di nuovo incontrato mio padre, morto da pochi mesi. Sono convinto che per ragioni misteriose, è stato proprio lui a condurmi attraverso il Sahara e per meccanismi segreti, a prendere coscienza di una realtà che non avrei mai più abbandonato”.

Una consapevolezza che porta Azzalin a cambiare vita, a sviluppare un atteggiamento critico nei confronti della vita precedente: “Rientrato in Europa, avevo capito che la cosa peggiore era quella indifferenza al mio grido di dolore! E il placido mondo occidentale questo lo ha sempre saputo, la supponenza, la pulciosità di certi pensieri borghesi, divennero da quel momento istintivamente insopportabili . Ciò mi ha fatto capire quanto è stato importante studiare medicina, ma soprattutto quello di servire gli altri meglio se ultimi e indifesi”.

Un’esperienza importante, quella del viaggio, che va di pari passo con la consapevolezza dell’importanza della scrittura. “La scrittura è un modo di vivere – dice Azzalin –  è come prendere l’esistenza alla gola e farla parlare. Io credo che questa grande opportunità che ha l’uomo di utilizzare la parola, sia un punto di partenza straordinario per concepire la realtà. A dirla con il grande poeta tedesco Friedrich Holderlin, l’uomo deve essere tutto in uno. Ogni compartimento deve interagire con l’altro. Così è stata la mia vita, ogni giorno “versato” nell’altro”".

1 luglio 2013
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Un commento a “In viaggio alla fine del mondo, Dino Azzalin si racconta in una tesi di laurea

  1. giusy nuzzo il 1 luglio 2013, ore 20:06

    grazie mille, Per me è un’onore essere citata nel suo articolo. Ho scelto un soggetto per la mia tesi che mi ha dato tanto e non solo come frutto delle mie ricerche di studio, ma proprio come persona. Cosa dire? Ricorderò quell’intervista come un “segno” nel cammino della mia vita che mi dato emozioni e soddisfazioni. Grazie Dino Azzalin.

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