Varese

Premio Chiara 2013, nella scelta dei finalisti il mix tra majors ed emergenti di successo

 

I volumi giunti in finale

Tra anni di magra (ricordiamo Faletti in finale, poi sconfitto, ma anche Andrea Vitali) e anni di fasti culturali alla grande (dalla Jaeggy a Celati, da Del Giudice a Veronesi), quest’anno il trio dei finalisti al Premio Chiara suscita pensieri contrastanti, forse anche qualche astratto furore. Certamente al di là delle sensibili parole di Romano Oldrini, che ogni anno cerca di spiegare le ragioni delle scelte, che ieri abbiamo ascoltato a Villa Recalcati, la giuria del Chiara ha fatto quest’anno una scelta ricca di temi e ragioni contrastanti.

A sfidarsi per la finalissima ci sono, questa volta, Mauro Corona, con “Venti racconti allegri e uno triste” (Mondadori), Marco Vichi, con i suoi “Racconti neri” (Guanda) e Sandro Bonvissuto, con “Dentro” (Einaudi). Senza dubbio questa volta si è puntato sulle majors: Einaudi, Mondadori, Guanda, grandi marchi che dominano il mercato editoriale. Non che i piccoli editori siano sempre migliori, ma forse la giuria qualche sforzo in più, da questo punto di vista, avrebbe potuto farlo. Tanti gli autori che, tra i piccoli editori, si affacciano alla ribalta culturale e tante le interessanti proposte culturali di piccole realtà editoriali. Non c’è bisogno di fare lo Strega o il Campiello in sedicesimo.

Ieri il presidente Romano Oldrini ha presentato Sandro Bonvissuto – su cui torniamo subito – come una sfida, la possibilità di una scoperta e di un lancio da parte del Chiara, forse dimenticando che u autore che pubblica con lo Struzzo, è già stato lanciato.

Altro discorso vale per gli autori. Il Premio Chiara, qualche concessione alla cultura-spettacolo la fa: chi non conosce Corona, lo scultore, alpinista, scrittore, che vediamo nei talk televisivi più rinomati a richiamare alcuni valori legati alla natura e al territorio? Ormai una vera star: il suo libro di racconti è in finale, e certamente sarà votato da parecchi giurati popolari.

Discorso diverso, in effetti, va fatto per Bonvissuto, certamente un emergente di grande interesse, al suo primo libro, un vissuto personale magmatico, una professione, il cameriere, che tuttora svolge (ma perché, ogni volta, si segnala il nome della trattoria in cui lavora? Mah). Uno scrittore che è già stato giudicato come autore di spessore, soprattutto per la parte del libro dedicata al carcere. Ad arricchire la terna Marco Vichi, alle prese con i racconti neri che riguardano tutti noi, il nostro profondo, la nostra vita quotidiana.

 

30 giugno 2013
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