Varese

Varese, il “partito di Grillo” non è il demonio. E il Pd cittadino ci fa i conti

Un momento del seminario al De Filippi di Varese

In una sala dell’istituto De Filippi gremita di iscritti e dirigenti, ma anche di ospiti interessati, si è svolto ieri sera un seminario promosso dal Pd cittadino di Varese dedicato al Movimento 5 Stelle, sì il protagonista, nel bene e nel male, dell’ultima stagione politica nazionale. Non una serata fatta di “si dice” e di luoghi comuni, ma un appuntamento per capire di più e meglio un fenomeno importante del mercato politico italiano, senza alcuna volontà di demonizzarlo. La serata è introdotta dal segretario cittadino Roberto Molinari, e vede tra i presenti anche alcuni autorevoli esponenti del Pdl: l’assessore comunale Enrico Angelini, il consigliere comunale Mauro Pramaggiore, il presidente di Expo Village Raffaele Nurra. Come dice Molinari, “una realtà che abbiamo snobbato per poi vederla scelta da un quarto degli italiani”.

A “fotografare” il partito di Grillo un ricercatore dell’Istituto Cattaneo di Bologna, Luca Pinto, che ha collaborato ad uno studio serissimo, ”Il partito di Grillo” edito da Il Mulino, lavoro d’équipe curato da Piergiorgio Corbetta e Elisabetta Gualmini. Un lavoro scientifico, di cui Pinto ha riassunto i dati salienti. A partire dalla storia: prima il blog di Beppe Grillo, nel 2005, e nello stesso anno i meetup come spazio per incontrarsi e confrontarsi. Poi il V-Day a Bologna, le liste civiche, fino ai primi successi alle amministrative e, alla fine, l’exploit alle politiche nel 2013. Una parabola in salita, che porta i grillini a diventare il primo partito italiano.

Una realtà nuova, che secondo il ricercatore, è un partito a tutti gli effetti. “Certo, una struttura non tradizionale, senza sezioni e senza regole particolarmente dettagliate per la selezione dei dirigenti, ma ormai una realtà strutturata e diffusa”. Una realtà, come ha detto Pinto ieri sera, che cerca di farsi fagocitare dall’asse sinistra-destra puntando su tematiche trasversali: originariamente i temi ambientali, ma poi, con decisione, la battaglia anti-Casta. Un partito che si affida al web come arma vincente e che nasce con le modalità di un’impresa, con un marchio registrato. Un partito che ormai è diffuso tra tutte le categorie sociali e professionali (eccezion fatta per i pensionati), e in tutte le aree geografiche del Paese. Soprattutto con una capacità che, come ha sottolineato il ricercatore dell’Istituto Cattaneo, non caratterizza altre forze politiche: i grillini mostrano una capacità importante di richiamare in campo il non-voto.

Non mancano però alcuni problemi aperti, che possono anche essere all’origine delle difficoltà che oggi inizia ad incontrare il partito di Grillo (“sfide” le ha chiamate Pinto). Due in particolare: come è possibile che la democrazia diretta e partecipativa, che riesce a funzionare bene in ambiti locali e circoscritti, possa essere operativa a livello nazionale? E poi, soprattutto, come può un’esigenza di partecipazione dal basso conciliarsi con la leadership carismatica del comico genovese? Problemi aperti, che il seminario di ieri sera ha sottolineato.

Un’iniziativa, quella del De Filippi, che supera vecchi luoghi comuni sul partito di Grillo, facendo i conti con una realtà che conta anche sul nostro territorio. Una realtà con cui, forse è questo il messaggio, occorre dialogare di più anche in vista di future scadenze elettorali. Perché, come ha fatto capire il ricercatore, dal bipolarismo siamo ormai approdati in una terra tripartitica.

29 giugno 2013
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