Varese

Varese, dopo la cittadinanza al Duce, che farà il Consiglio con la mozione antifascista?

Dopo il lungo contrasto e le polemiche sulla mozione del Pd Luca Conte che chiedeva opportunamente di cancellare la cittadinanza onoraria che Varese conferì a Mussolini, una mozione bocciata con strascichi di gazzarra in aula e volantini lanciati in Consiglio dalla Fiamma Tricolore con un bel Duce sovrapposto alle architetture fasciste di piazza Monte Grappa che qualcuno vorrebbe rilanciare in chiave Expo, ora il Consiglio si trova ad affrontare una nuova perigliosa attraversata in mare aperto: la mozione antifascista lanciata dall’Anpi.

Che farà il Consiglio comunale di Varese: dopo avere bocciato a maggioranza la richiesta di cancellare la cittadinanza al Duce, boccerà anche una mozione che si ispira ai valori dell’antifascismo e della democrazia? La mozione che vede come primo firmatario il capogruppo Pd, Fabrizio Mirabelli, appare al quarto punto della seduta del Consiglio in programma giovedì 4 luglio, come mozione “per contrastare manifestazioni e comportamenti di natura anticostituzionale”. Un ordine che vedrà questa importante mozione seguire la presentazione del bilancio previsionale e altre mozioni.

Premesso che ci auguriamo una maggiore sorveglianza dell’Aula da parte delle Forze dell’ordine per evitare bagarre simili a quelle che si sono già verificate in occasione alla cittadinanza di Mussolini, la mozione parla chiaro. La mozione propone al Consiglio comunale di dare mandato alla Giunta di non fare svolgere “manifestazioni di stampo neonazista e/o neofascista né in luoghi pubblici né in locali privati, ma aperti al pubblico”. In caso di aggressioni riconducibili a motivazioni “politiche”, razziste, sessiste, il Comune deve “costituirsi parte civile in solidarietà alle vittime”. Infine il riconoscimento e la distribuzione di agevolazioni e contributi pubblici ad associazioni vanno subordinati alla loro “adesione ai valori della Carta costituzionale della nostra Repubblica”.

Una mozione interessante, che dovrebbe essere condivisa da tutto il Consiglio comunale, all’unanimità, perché ribadisce valori e principi costituzionali insindacabili. Principi che non possono conoscere differenze tra maggioranza e minoranza.

26 giugno 2013
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