Lettere

Una lapide per i nostri migranti

Nel primo weekend d’estate ho avuto l’onore di essere ammessa ad una manifestazione che si tiene da vent’anni. In completa autogestione. Al centro ha posto gli editori indipendenti, che occupavano una splendida villa neoclassica, aperta solo per l’occasione ed “occupata” semplicemente dai libri.

Intorno a Villa Annoni, che tra l’altro finì nelle mani di un Cicogna Mozzoni, si è sviluppata una manifestazione varia e variegata dove il centro era l’uomo e l’evoluzione della sua vita sulla terra: stand, dimostrazioni, vendita prodotti, concerti, cultura ed anche informazione (la radio locale ospitava gli editori e gli autori dopo le presentazioni: solo 40 da sabato pomeriggio alle 15 sino a domenica alle 20!), oltre che sport, danze di ogni tipo, artigianato.

Mi ricordava un po’ la Festa dell’Unità, di quelle che tra Romagna e Toscana, ma anche a Milano hanno accompagnato la mia formazione giovanile: un punto d’incontro tra letture e culture (e fui onorata quando quella locale aprì le sue porte all’attività di diffusione libraria abrigliasciolta), dove ho imparato anche a ballare il liscio e comprato i primi libri “politici”!

La cultura è anche fare il sapone, parlare di cementificazione (soprattutto dopo l’ennesimo decreto del costruire!), scoprire la cura del proprio corpo con le pratiche quotidiane, assistere a concerti e danzare, mangiare sui tavoli di legno salamella e parmigiana.
E scoprire una villa chiusa al pubblico, dove si aprono le pagine dei libri e le parole degli autori, che si vogliono tener chiuse… (era bellissimo guardare gli occhi di coloro che entravano ignari di cosa li aspettasse: venivano catalizzati dai soffitti, dalle architetture. Quando il loro occhio cadeva sulle migliaia di libri esposti lo scorgevi spalancarsi, quasi a dire “cosa sono questi?”)

L’afflusso di persone intorno ad un parco per “azione” dell’Ecosistituto della Valle del Ticino si chiama anche volano turistico: basta lavorare insieme, ognuno con le proprie competenze, al servizio della comunità ed in completa autonomia. Il pubblico coglie l’occasione. Se c’è!

Per mostrare l’esistemza di una quotidianità collettiva è necessaria una strategia, altrimenti si rischia di esser presi per ciarlatani… anzi da noi si dice far la figura dei cioccolatai… L’ascolto è sempre la prima parola. Ed io ho “ascoltato” anche le lapidi ai migranti italiani verso la “Merica” a Cuggiono! Le prime che ho incontrato in vita mia.

Ma forse per l’Expo sarà possibile “affiggerne” una anche a Varese, che ha avuto l’onore di ospitarne il cantore di Ellis Island, l’isola delle speranze e delle lacrime dei nostri nonni e bisnonni. Robert Viscusi, grazie al Liceo Manzoni, ha portato la sua storia delle storie in versi anche ai suoi studenti.

è possibile, quindi.
basta ascoltare.

ombretta diaferia

25 giugno 2013
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