Varese

Varese, un territorio “a vocazione fascista”. Al Circolo Belforte una serata istruttiva

 

Un momento del confronto su vecchi e nuovi fascismi alla Cooperativa Belforte

Si è riempita la sala del Circolo di Belforte, ieri sera, per il dibattito su “vecchi e nuovi fascismi” a Varese. Un tema forte, spesso rimosso, in una provincia che nel ’24 conferì la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini e che recentemente si è spaccata sull’iniziativa del consigliere Pd Luca Conte di cancellarla. Un dibattito che, organizzato da Rifondazione e dai Comunisti Italian e coordinato dal giovane Michele Minà, ha cercato di capire quanto sia reale e quanto profondo il pericolo nero nel Varesotto.

Le relazioni degli esperti sono state, spesso, a dir poco allarmanti. Davvero documentata e ricca di spunti la relazione di Gennaro Gatto, dell’osservatorio democratico sulle nuove destre di Varese, che ha fotografato il fenomeno assai ampio della presenza nel Varesotto di gruppetti, gruppi e formazioni più ampie sul territorio che danno vita ad una realtà che spesso, in occasione di concerti, esce allo scoperto. Una vera e propria galassia di realtà skinhead, nazionaliste, nazifasciste e neofasciste. Come ha detto Gatto, “qui si sta adottando la stessa strategia già seguita a Milano, con concerti e associazioni culturali fittizie che servono a fare proseliti e a raccogliere fondi in difesa dei ‘camerati’ sotto processo”. Dura l’accusa dello studioso varesino, quando ha sottolineato che “istituzioni e associazioni sottovalutano questo fenomeno”, e spesso non vietano le manifestazioni che vengono promosse. Fondamentale, per Gatto, anche la presenza di realtà preoccupanti nel mondo dello sport e delle curve.

Una galassia che, tuttavia, trova in una serie di vicende precedenti un contesto favorevole. Lungo e articolato, quasi una lezione universitaria, l’intervento dello storico del fascismo il varesino Franco Giannatoni, che con una serie di “affondi” efficaci ha raccontato come Varese sia non già un territorio fascista, bensì “a vocazione fascista”. Dal dopoguerra ad oggi, tale territorio può esibire una trama complessa e assai variegata di rapporti, iniziative, collegamenti dentro una realtà provinciale che raramente ha mostrato sussulti di indignazione e rivolta. Giannantoni ha scandito la storia di Varese in due stagioni successive: quella dello squadrismo e quella dello stragismo. La prima, che va dal ’69 al ’75, vide all’opera una miriade di realtà di picchiatori e di violenti, che non esitavano ad aggredire nella pubblica via gli avversari politici (come nel caso dell’attacco a Francesco Gallina il 2 novembre del ’69). Una realtà articolata e significativa che venne indagata da un coraggioso magistrato, il giudice Vincenzo Rovello. Una realtà supportata da lobby private che fornivano le risorse economiche. Poi il salto di qualità e le bombe, come quella che scoppio alla Stazione il 28 marzo del ’74, e che solo per un fatto fortuito non si trasformò in una terribile strage.

Una storia lunga e complessa, che è stata ulteriormente sviluppata da un altro relatore, Saverio Ferrari, noto studioso che fa parte dell’osservatorio democratico sulle nuove destre. Per lui il punto di partenza del rigurgito nero è avvenuto nel ’95 con la nascita, dalle ceneri di Msi, di Alleanza Nazionale, un momento che vide una serie di transfughi uscire dalle file della destra istituzionale per confluire in una “casa comune” dove si incontrarono con spezzoni ancora più radicali. Una svolta che portò non solo ad un riferimento al ventennio fascista, ma addirittura al reich hitleriano.

Un confronto interessante, a cui – va sottolineato – era presente un unico consigliere comunale di Varese, quel Luca Conte del Partito Democratico, protagonista di una giusta battaglia per cancellare la cittadinanza onoraria di Varese al Duce.

 

22 giugno 2013
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