Varese

Nervi, Testori, ma non Baj. Varese non punta sul geniale assessore “patafisico”

 

Sala gremita per il convegno su Nervi al Castello di Masnago. A destra la grande tela con il sottomnarino del grande Baj

Un grande progettista, con intuizioni estetiche di alto profilo, ma anche dotato di quelle malizie artigianali che fanno di lui, come più volte si è detto, un intellettuale rinascimentale. Si è aperta ieri pomeriggio la mostra “Pier Luigi Nervi, l’architettura molecolare”, a cura dell’Ordine degli Ingegneri della provincia di Varese, una bella mostra allestita al Castello di Masnago, uno dei Civici Musei della città.

Certo, non è chiaro il rapporto tra una figura come Nervi e la sede dell’allestimento, dove sarebbe stato invece assai  più logico attendersi una mostra dedicata al grande patafisico Enrico Baj, grande artista e grande provocatore culturale, e questo per il fatto che – come non si è ricordato a Varese – ricorre il decennale della morte di Baj, del quale il Castello di Masnago possiede opere (una splendeva ieri nella sala del convegno che si è tenuto su Nervi: un inquietante sottomarino spiava gli astanti). E’ noto che il grande Baj avesse dimora e studio nella vicina Vergiate, e che intrecciò la sua vita anarchica e creativa con una breve esperienza come assessore alla Cultura del Comune di Varese, all’epoca del “modello Varese” di Raimondo Fassa. Si dimise dopo pochi giorni (sarebbe possibile una cosa del genere oggi?) perché entrato in contrasto con la struttura burocratica, e una mostra da 400 milioni che era in procinto di inaugurare – totalmente finanziata dalla Cariplo – non ci fu. L’assessore chiese provocatoriamente “il dirottamento della somma ai marciapiedi della città”, accontentando i soliti che ritenevano più necessarie opere pubbliche che non proposte culturali. Che tempi! Che assessori! Dal 4 luglio, poi, presso un altro Civico Museo, Villa Mirabello, arriveranno le grandi tele dedicate ai Pugilatori di Giovanni Testori. Insomma, nessun grande evento a Varese ricorderà Enrico Baj.

Ma torniamo alla mostra inaugurata ieri dal presidente dell’Ordine degli Ingegneri, Roberta Besozzi, che con grande affetto e ammirazione ha introdotto un vero e proprio convegno dedicato a Nervi. Diverse le relazioni, dopo due brevi interventi per il Comune del dirigente Campane e per la Provincia del commissario straordinario (e ingnegnere) Dario Galli. Una figura poliedrica, quella evidenziata ieri al Castello. Il professor Antonello Alici, curatore della mostra itinerante giunta a Varese, ha definito Nervi “un ingegnere che ha tracciato la strada della modernità”.

Interessante poi lo schema seguito dagli interventi successivi, in un convegno che ha richiamato un folto pubblico di professionisti. Mentre Massimo Mariani, del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, ha proposto una vera genealogia dello stile e dello spirito di Nervi, rintracciando radici nei grandi architetti “reticolari” dell’Ottocento e rimarcando riprese successive, al contrario, nella complessa relazione di Giovanni Angotti, membro del Consiglio superiore dei Lavori Pubblici, si è parlato “per quello che Nervi ha fatto e non guardando ai confronti”, come ha detto Angotti. Ne è risultato un ritratto a tutto tondo e una fotografia di quella rivoluzione silenziosa introdotta da Nervi, fatta di “eloquenza, espressività formale, bellezza”.

 

 

21 giugno 2013
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