Varese

Varese, Pdl-Pd: no alla chiusura dei Miogni, sì alla loro riqualificazione

Il carcere Miogni a Varese

Il carcere Miogni a Varese

“La casa circondariale dei Miogni è un patrimonio della città di Varese e non solo: vanno messe in campo le risorse possibili, pur in un momento economicamente difficile, per favorire un miglioramento della struttura che possa garantire la piena efficienza del funzionamento della giustizia a favore dei cittadini, dei magistrati e degli avvocati. Non dobbiamo dimenticare – sottolinea Luca Marsico, presidente Pdl della Commissione Ambiente e Protezione Civile – l’importanza di consentire condizioni di vita maggiormente accettabili sia per detenuti che per gli operatori della Polizia Penitenziaria che ci vivono quotidianamente. Questa è sola strada da intraprendere per evitare una chiusura che creerebbe ulteriori difficoltà di tipo logistico e avrebbe un impatto negativo sul territorio”.

Continua Marsico: “Il decreto di dismissione è infatti di ben dodici anni fa: una scelta motivata dal fatto che, dall’ intenzione di costruire un nuovo carcere si è deciso di “mettere a dieta” la struttura dei Miogni impedendo che arrivassero fondi per la sua manutenzione ordinaria e straordinaria. Oggi, la possibilità per Varese di avere un nuovo carcere parrebbe tramontata: con ciò, pertanto, la motivazione fondamentale per la dismissione risulterebbe essere venuta meno”.

“La funzione della politica – conclude Marsico – è quella di andare oltre la burocrazia,la richiesta è quella di valutare  meglio quel decreto e la possibilità di arrivare ad una revoca che miri a salvaguardare l’istituto. Un ultimo aspetto da tenere in considerazione sono i costi aggiuntivi che si creerebbero in caso di chiusura del penitenziario con conseguente trasferimento di detenuti in altre sedi. Si pensi, ad esempio, all’aumento di spese per le trasferte dei magistrati o quelle per le traduzioni di detenuti che richiedessero, come loro diritto fare, di presenziare alle loro udienze presso  il Tribunale di Varese”.

“La visita che abbiamo voluto fare è per marcare che non ci possiamo rassegnare al fatto che l’epilogo di questa vicenda sia affidato a una scelta burocratico – ribadisce Alessandro Alfieri, capogruppo Pd in Consiglio regionale della Lombardia e coordinatore Pd lombardo-. Noi pensiamo che Varese debba avere un carcere. Il Consiglio Regionale non ha competenze dirette ma, come rappresentanti istituzionali del territorio, vogliamo che la vicenda torni ad essere gestita politicamente nelle sedi istituzionali competenti”.

14 giugno 2013
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4 commenti a “Varese, Pdl-Pd: no alla chiusura dei Miogni, sì alla loro riqualificazione

  1. Giovanni Trotta il 14 giugno 2013, ore 18:18

    Dopo trent’anni, Varese, con tutti gli onorevoli e ministri che ha mandato a Roma, non è riuscita ad avere un carcere nuovo. E’ solo vergognoso. E’ giusto che lo chiudano, almeno qualcuno si muoverà.

  2. Roy1 il 15 giugno 2013, ore 08:38

    “è giusto che lo chiudano così almeno qualcuno si muoverà”: i parenti dei detenuti costretti a lunghe trasferte, i loro avvocati, gli educatori … ma perché bisogna sempre ragionare “per dispetto”???
    mi sembra invece che Alfieri e Marsico abbiano detto cose ragionevoli;
    è tempo di semplicità e serietà

  3. garegnani il 15 giugno 2013, ore 12:08

    Quello che occorre e’ la cultura del fare, non come sempre si fa da parte di tutti i politici l’enunciare!!

  4. Giovanni Trotta il 16 giugno 2013, ore 13:49

    Egregio Roy 1, è chiaro che quando si fa qualcosa si da fastidio a qualcuno, per questo motivo a Varese non si fanno parcheggi (per due piante si rinviano i lavori di un anno, vedi parcheggio per il Sacro Monte), strade ( il penducolo Gasparotto/Borri sono almeno vent’anni che se ne parla), ecc., di questo passo Varese sta diventando una città del terzo mondo (Vedi Viale Belforte e Viale Borri). Da quanti anni i politici si recano ai Miogni e attorniati dalla stampa sentiamo dire: il carcere va fatto nuovo, dopo qualche giorno, no, va ristrutturato e intanto sono passati trent’anni. E’ ora che non se ne parli più e si faccia qualcosa. La prossima volta si firmi, come faccio io, altrimenti posso pensare che sia uno di parte.

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