Lettere

Usi e abusi della parola “territorio”

Di tutte le frasi banali ed irritanti che ci tocca sentire dai politici sconfitti trovo che le batte tutte sia quella che proclama “bisogna ripartire dal territorio e saperlo ascoltare”. Una attenta analisi della frase fa capire che chi la pronuncia non ha alcuna idea di cosa sia la politica e la democrazia. Cosa vuol dire “ascoltare il territorio”?

Il territorio non esiste ma esistono i cittadini e gli elettori che vanno non solo ascoltati ma prima di tutto compresi ed aiutati nei loro bisogni e nelle loro aspirazioni.

Dimenticarsene e ”voler ascoltare il territorio” vuol dire di fatto continuare a fregarsene dei cittadini ma attraverso le articolazioni sociali  presenti provare a catturare consensi con slogan e proclami generici, convinti che poi nessuno mai ti chiederà conto di ciò che hai fatto e soprattutto non fatto.

Oggi abbiamo una classe politica cresciuta nel Porcellum e nella dicotomia Belusconismo-Antiberlusconismo, incapace di articolare una qualsiasi proposta o di intraprendere una progettualità a favore degli individui, dei cittadini e della società nel suo complesso.

E il risultato è l’astensionismo che ha superato ampiamente il 50% e di fatto ha dichiarato che questa classe politica è largamente minoritaria nel Paese.

In questa gara vince ma sicuramente non convince un centrosinistra che è riuscito attraverso le sue storiche presenze sul territorio (appunto!) a  intercettare poco più di un quarto dei cittadini!

Questa è la cruda analisi che dovrebbero  fare politici appena avveduti. E da qui trarre la sola conclusione possibile che nessuno ha preso in considerazione.

Chi ci ha portato in questa situazione ignobile è pregato di andare a farsi una passeggiata ai Giardinetti godendosi  i Bonus e Vitalizi ma almeno smettendola di fare del male agli Italiani.

Altro che ripartire dal territorio….andate a casa e sperate che il popolo italiano si dimentichi di Voi.

Varese non aveva in questa tornata elettorale test significativi, ma i segnali sono stati dello stesso tipo anche da noi.

Faremo passare due  anni senza correre ai ripari per presentarci alle elezioni locali in  una situazione simile?

Mi auguro per i miei concittadini che si coaguli tutta la rabbia e la sconforto in un sentimento positivo di desiderio di ritornare ad essere Cittadini e non Sudditi, Elettori e non Telespettatori.

Cordiali Saluti

Avv. Giuseppe Vuolo

11 giugno 2013
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Un commento a “Usi e abusi della parola “territorio”

  1. Giovanni Dotti il 16 giugno 2013, ore 22:02

    Che i politici di professione abusino di frasi fatte e generiche, come appunto del termine “territorio” o di “bene comune”, e’ cosa arcinota. Considerano noi comuni cittadini come fessi da abbindolare o pollastri da spennare. Tutto cio’ e’ avvilente, ma purtroppo nel contesto attuale per cambiare necessiterebbero forze politiche nuove e diverse da quelle attualmente sulla cresta dell’onda. Purtroppo non vedo molto di veramente “nuovo” all’orizzonte. Auguriamoci che i Cittadini conseguano col tempo una maggiore maturita’ e consapevolezza e non vadano a votare sempre le stesse persone, come finora e’ sempre accaduto, e che sappiano distinguere tra imbonitori venditori di fumo e persone serie, preparate e motivate che fanno politica disinteressatamente per migliorare le condizioni di vita dei loro concittadini (e di conseguenza anche le proprie) in un contesto di mutua accettazione e reciproco rispetto.

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