Varese

Dino Azzalin: c’era una volta la Città Giardino. Ora è capitale del cemento

Dino Azzalin

Dino Azzalin

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera aperta di Dino Azzalin relativa al futuro del nostro territorio e agli scempi ambientali che lo minacciano ogni giorno:

Qualche giorno fa una mostra a Milano fatta dai bambini delle scuole elementari rivendicava il diritto all’aria pulita, e sui numerosi manifesti appesi scrivevano tra l’altro “ci avete rubato i prati”, “avete occupato i campi”, “ci avete inquinato l’acqua” e questo mi ha fatto riflettere su quello che abbiamo realizzato negli ultimi cinquant’anni nel segno della “civiltà e del progresso”.

Anche Varese, un tempo ricca e verde, oggi ultima e degradata provincia lombarda, è anche la città dove vivo e per quel poco che posso, o che conta la mia opinione, cerco di dare il mio contributo con la responsabilità e l’autorevolezza che dovrebbe avere ogni singolo cittadino che ama i luoghi dove vive.  E non mi si muova contro personalismi beceri e qualunquisti, andrebbero a detrimento di chi lo fa, perché “Tutti dicono di amare la città ma poi nessuno la difende”, e chi lo fa a volte viene deriso, solo perché vedrebbe la pagliuzza negli occhi degli altri e non la trave nel suo. Forse è vero ma iniziamo dalle pagliuzze di entrambi, prima che diventino nuove e pesanti travi da rimuovere,  perché a furia di parlarci addosso l’antica “Città Giardino” è stata trasformata nella capitale del cemento e dell’indifferenza.

La casa di Guido Morsellli scrittore che già tante volte negli anni del “boom economico” aveva denunciato gli scempi ambientali, era stata destinata a diventare il  museo della buona e della cattiva edilizia, e l’Amministrazione comunale di allora cosa ha fatto?  Ha pensato bene di venderla… Non parliamo poi del Lido di Gavirate, dove al posto di camping o di un parco, hanno gettato milioni di metri cubi di cemento coi dollari australiani… Ci comprano, sic!

Quindi ci troviamo con una provincia asfittica punteggiata di ecomostri, di scempi, di brutture ambientali, di  immedicabili ferite, che restano per sempre, come una cicatrice incisa nel territorio prealpino. Una colata grigia che investe tutta la Lombardia, con un consumo di suolo al ritmo di 100mila metri quadrati al giorno, divorando pianure, campi, boschi, per far posto ad abitazioni quasi sempre sfitte o invendute. Più di 10.000 dicono le stime di qui a Busto Arsizio, una città disabitata nella città, un fenomeno bloccato solo parzialmente da una “provvidenziale” crisi del settore.

Adesso si vogliono spendere tre milioni di danaro pubblico per fare l’ennesimo scempio ambientale, distruggere una parte della prima Cappella, per costruire un parcheggio inutile e invasivo con il beneplacito del Comune e della Regione. Un tempo si partiva da Gallarate a piedi per acquisire l’indulgenza, salendo la sacra via voluta da frate Giovan Battista Aguggiari, oggi non si ha il coraggio di usare le gambe e andare a piedi. Perché? Chi vuole questo ennesimo orrore? Avete mai visto una nuova strada, autostrada, superstrada, o un altro parcheggio risolvere il problema del traffico o dei parcheggi? Semmai al contrario: un semplice assunto matematico, dice che più spazio è loro dedicato più congestione c’è, quindi più macchine, più inquinamento, più rumore. Costruire un parcheggio alla Prima Cappella significherebbe subire ancora una volta  un nuovo orrore ambientale e la “dittatura”dell’automobile.  Merito delle famigerate licenze edilizie per  la gogna degli oneri di urbanizzazione per mantenere un sistema iniquo fatto da certi politici che non hanno niente di “nazional-popolare” (si veda la recente querelle Maroni-Bossi e gli 850.000 euro di pensione all’anno, per quali meriti?).

Hanno ragione quindi i bambini a denunciare lo scippo che è stato fatto loro dagli adulti degli ultimi cinquant’anni. E’ ora di finirla! Certo non è mia intenzione demonizzare né il cemento né l’automobile, ma l’uso scriteriato che se ne fa. E questi soldi  sarebbero meglio spesi a buttar giù la Caserma Garibaldi ad esempio per lasciar posto un giardino botanico? Così come è capitato per l’antistante piazza Repubblica, ormai abbandonata e rassegnata a diventare, per le note frequentazioni, la nostra Caporetto cittadina. Io mi chiedo ma si può essere in un momento così delicato per l’economia italiana, così folli? E’ in nome di quale “Progresso” che vanno disboscati ettari di territorio, forato colline, spaccato rocce, costruite strade e parcheggi inutili? Ma che coscienza c’è in fondo a tanta dabbenaggine?

Palazzinari senza scrupoli, gli stessi che hanno edificato capannoni ora abbandonati, gli stessi che hanno fatto crescere palazzi come funghi, villette a schiera, gli stessi che hanno stravolto il territorio e mortificato  ogni bellezza lasciando aree dismesse, strade incompiute a ferire la nostra provincia. E se potessero questi orchi erigerebbero grattacieli persino dentro a villa Panza,  o alle ville Ponti o sul lago, eppure il verde, la vista lago, vuoto di abitazioni, e di altre brutture umane,vale di più, perché il lago è il luogo mentale, il verde è il paesaggio, anche i bambini lo sanno. Ci voleva la crisi del settore migliaia di posti di lavoro perduti, per far capire che il mercato era saturo da almeno vent’anni, e che bisognava pensarci prima con una politica del territorio più avveduta.

Se non c’è un giusto equilibrio  tra carico antropico e natura, si produce un sistema che alla lunga, come si è dimostrato nel sud, fallisce e destinato a creare degrado, altro che decrescita felice!  Solo Salvatore Furia, alla fine degli anni ’60  ci era riuscito a difenderlo il territorio, istituendo il “Parco del Campo dei fiori” che già stava per  essere aggredito e stuprato, poi dopo di lui, è uno sciacallaggio continuo di aree verdi che non hanno di che difendersi dalla scure dell’uomo. Meglio l’ aria da respirare o il cemento?   Ha ragione Ovidio Cazzola e il fronte dei no, ma dovrebbe esserlo tutta la cittadinanza che abbia una coscienza vera piantata “tra l’aorta e l’intenzione” come cantava De Andrè.

Dire no allo scempio significa dare inizio a un nuovo coraggioso Umanesimo, dire di si a questa politica devastatrice (Pgt compreso) vuol dire  perpetrare una nuova tragedia ambientale. Ormai non ci si indigna più per niente, né più si ha il coraggio di difendere (chi lo fa, vedi Daniele Zanzi, ne fa le spese) un cedro del Libano o una robinia di Casbeno, per far posto alla ennesima speculazione edilizia, con case ferme e cantieri dimenticati perché invendibili. Insisto perché si investano questi quattrini per parchi e giardini, per ripulire e ottimizzare il bello che già c’è, lavorando sulle coscienze con la cultura e la poesia della bellezza. Per un nuovo pensiero e per il bene futuro di questa città smarrita, ma soprattutto facciamolo per i nostri figli: tutti dicono di amare la città ma sono in pochi, quasi sempre gli stessi, a difenderla.

Dino Azzalin

2 giugno 2013
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6 commenti a “Dino Azzalin: c’era una volta la Città Giardino. Ora è capitale del cemento

  1. Menta e Rosmarino il 3 giugno 2013, ore 07:38

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  2. Jane Bowie il 3 giugno 2013, ore 08:51

    Solo ieri, leggendo un tratto di storia sociale, ho letto le parole di un medico sul problema della tuberculosi (tarde ’800, antibiotici non disponibili): “ogni parco pubblico, i fiori e la musica che attirano le persone, ogni spazio aperto, ogni parco giochi per i bambini, ogni campo di calcio i di cricket (…) è un’arma contro la tuberculosi” (Dr. J.B. Russell, 1896). Nel 2013 siamo ancora qui a non capire la basilare necessità di spazi verdi urbani, visto che il verde campestre ormai è diventato solo parco recintato tra un paese e l’altro? Vogliamo mettere il problema dei comuni che hanno poche risorse oltre agli oneri di urbanizzazione e quindi il desolante spettacolo di amministratori che con una mano reggono il megafono mentre fanno gli ambientalisti alle proteste e con l’altra firmano il Pgt e le nuove colate di cemento…

  3. Euro Sinosich il 3 giugno 2013, ore 09:26

    condivido caro dottore, condivido

  4. abdul sensibile il 3 giugno 2013, ore 10:06

    nessuno tocchi piassa repubblica che iggiustamente ora pusiamo chiamare piassa Tahrir visto che la usiamo solo nui ragassi di maroco e di altre paisi di magrheb.

  5. jlu il 3 giugno 2013, ore 22:49

    siamo con te!

  6. 2451 il 8 giugno 2013, ore 20:21

    da ex-bambino che ha giocato e scorribandato nella Città Giardino spero che la lettera del dr. Azzalin sia ascoltata dagli ex-bambini che hanno anche loro giocato e scorribandato nella Città Giardino e ora sono preposti al suo governo.

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